Villa Caprile ad Anacapri

Capri – L’aula giudiziaria è minuscola. Dalla finestra dietro al giudice Alessandra Cataldi si guarda il mare. A duecento metri di distanza c’è la leggendaria Piazzetta, l’ombelico del mondo del gossip, il salotto dei vip che occupano le copertine dei rotocalchi. In questo Tribunale periferico, competente per i (pochi) reati commessi nell’isola azzurra e di competenza del giudice unico, è iniziato ieri un processo a uno degli uomini più potenti del Paese. Si chiama Luca Cordero di Montezemolo. E’ stato il capo di Confindustria e della Fiat, presiede la Ferrari e dal think thank di Italia Futura medita un probabile, imminente ingresso in politica che sconvolgerebbe gli equilibri tra i poli. Montezemolo, che era assente – come peraltro gli altre tre imputati – deve rispondere di violazioni urbanistiche, falso e deturpamento di bellezze naturali per i presunti abusi edilizi nei lavori di ristrutturazione di Villa Caprile ad Anacapri, la dimora dove abitualmente trascorre le vacanze estive e i periodi di riposo. Anche se da un po’ di tempo, da quando è finito sotto inchiesta, Montezemolo pare non frequenti più l’isola azzurra.

Villa Caprile è un immobile acquistato nel 2002 dalla Fisvi Holding, srl al 99% di proprietà di Montezemolo (dei 90.000 euro di capitale sociale, 89.956,40 euro di quote sono sue). Il presidente di Fisvi però è Francesco Saverio Grazioli, detentore dei rimanenti 43,60 euro di quote. Anch’egli è alla sbarra, insieme all’architetto direttore dei lavori, Rossella Ragazzini, e al titolare dell’impresa edile appaltatrice, Francesco Di Sarno. Gli abusi contestati, va detto, sono presunti. Ma probabilmente sono avvenuti in concreto (e la prescrizione dei reati in questo procedimento è lontana). Altrimenti non si spiegherebbe perché Ragazzini, difeso dall’avvocato Claudi Botti, e Di Sarno, difeso dall’avvocato Sergio De Simone, abbiano chiesto nel corso della prima udienza di patteggiare 12 e 10 mesi di condanna (con la sospensione condizionale) invece di affrontare il dibattimento per far appurare la regolarità delle opere eseguite. Tra le quali la trasformazione a uso abitativo di un garage, diventato la casa del custode, e di un rudere, nonché altri interventi all’interno della Villa progettata negli anni ’50 dall’ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese. Sulla richiesta di patteggiamento si pronuncerà il 30 maggio un altro giudice. La dottoressa Cataldi non può sentenziare sul punto altrimenti diventerebbe incompatibile

Montezemolo e Grazioli, entrambi assistiti dal professore di Diritto Penale Alfonso Furgiuele, hanno deciso di affrontare il processo nel merito. La linea difensiva dell’ex presidente di Confindustria è quella di dimostrare l’assoluta estraneità agli ordini e all’esecuzione dei lavori finiti nel mirino della Procura di Napoli. In una casa frequentata solo durante le vacanze. E formalmente amministrata da soggetti giuridici diversi dalla sua persona. Una linea che può reggere, ma può anche cedere, di fronte alle visure camerali della holding e alle altre prove che il pm di Napoli Milena Cortigiano intende produrre nel corso del dibattimento per far accertare che il padrone di diritto e di fatto di Villa Caprile era Montezemolo. E a questo processo la Procura tiene, eccome. La sentenza del giudice Cataldi infatti può influire sull’esito di un processo parallelo – ora in udienza preliminare – sulle presunte connivenze di un ex sindaco, un geometra comunale e tre vigili urbani di Anacapri, accusati di aver ‘coperto’ gli abusi in atto per non danneggiare l’illustre ospite dell’isola azzurra. Molto si è scritto sulla Panda donata dalla Fiat al Comune di Anacapri quando il presidente della Fiat era Montezemolo. Regalo che ha fatto accendere una lampadina agli inquirenti. La lampadina si è spenta nel prosieguo delle inchieste. Montezemolo ha spiegato che quella donazione era parte di una campagna promozionale della fabbrica automobilistica in molti comuni di pregio turistico, anch’essi destinatari del veicolo omaggio. L’episodio della Panda non figura in nessuna ipotesi di accusa.

In aula a Capri non c’era come accade di solito per questo tipo di reati un pm onorario. E’ venuta la pm Cortigiano, il magistrato titolare delle indagini. Caso ancora più raro, i pm togati presenti erano due. La Cortigiano era accompagnata dal procuratore aggiunto, Aldo De Chiara, capo della sezione Ambiente della Procura napoletana. Che è giunto nell’isola per incontrare il comandante della Stazione dei Carabinieri Michele Sansonne e il dirigente della Polizia di Stato Stefano Iuorio per fare il punto sulla lotta all’abusivismo tra Capri e Anacapri. E per fare un nuovo sopralluogo a Villa Caprile, dove la Fisvi ha iniziato i lavori di demolizione di uno dei tre manufatti contestati. “Pare sia la prima volta che si assiste a un’autodemolizione sull’isola azzurra” ha commentato De Chiara. La scelta di ripristinare lo stato originario dei luoghi risponde probabilmente a una logica processuale: acquisire benemerenze per le udienze successive, certificare la buona fede della Fisvi e di Montezemolo, e ‘scaricare’ sui tecnici (che hanno patteggiato) le colpe dei presunti abusi.

Se la potenza di un imputato si misura dal riguardo della stampa nei suoi confronti, Montezemolo è un uomo potentissimo. La notizia del suo rinvio a giudizio nell’autunno scorso sarebbe rimasta sconosciuta fino a ieri se non fosse stata pubblicata il 26 novembre da ‘Il Fatto Quotidiano’. Notizia che nei giorni e nelle settimane successive non è stata ripresa da nessun organo di stampa e nessun media. La Villa di Anacapri di Montezemolo faceva meno rumore dell’appartamentino di Montecarlo del cognato di Fini. In aula però qualche giornalista si è fatto vivo. Sono uscite delle agenzie. E’ stato acceso un riflettore sul processo. Che proseguirà a novembre, con un calendario già fissato di quattro udienze. Il Comune di Anacapri non si è costituito parte civile. Avrebbe fatto notizia il contrario. Pm e difesa hanno chiesto l’esame degli imputati. Montezemolo potrebbe quindi essere chiamato a deporre. La sentenza è attesa entro la fine dell’anno.