È venuto in Italia per sperare di sconfiggere la malattia, una grave forma di insufficienza epatica. Per poter dire che quel medico che gli aveva pronosticato appena altri due anni di sopravvivenza si sbagliava. E credeva di esserci riuscito quando ha visto il suo nome in lista d’attesa al Sant’Orsola di Bologna per un trapianto di fegato. Ma ora la vita per lui è tutta nelle poche righe di un foglio di espulsione.

La legge si scontra inesorabilmente con il buonsenso in questo caso che coinvolge un ragazzo moldavo di 26 anni residente a Ferrara. Lo scorso 30 marzo viene fermato dai carabinieri per un controllo. Non ha il permesso di soggiorno, è irregolare. Inevitabile l’accompagnamento in questura e il decreto di espulsione del prefetto.

Un’auto della polizia lo trasporta al Cie di Milano. Dove non lo fanno nemmeno entrare. Il medico che lo visita dichiara il suo stato di salute incompatibile con l’ingresso nel centro di identificazione ed espulsione. La macchina della burocrazia lo riporta a Ferrara. Tocca alla questura emettere l’ordine di espulsione dal territorio nazionale entro cinque giorni.

In questa corsa contro il tempo la sorella ha contattato un avvocato per ricorrere contro il provvedimento. La sua paura è “vederlo tornare indietro, in patria, da dove l’ho portato via perché stava morendo”. Lei lasciò la famiglia giovanissima proprio per cercare un lavoro in Italia e poter pagare le cure del fratello. “Ma le sue condizioni peggioravano. A 19 anni gli venne diagnosticata una cirrosi. Ci dissero che non sarebbe vissuto più di due anni. Fu allora che decisi di portarlo qui. Andai a prenderlo. Parlai con il medico di guardia. Scoprii che era un ginecologo…”.

Fu allora che la donna (da dieci anni a Ferrara, dove si è sposata e ha un figlio) fece “carte false – nel senso letterale del termine, ndr – e lo portai qui clandestinamente”. In Italia le cure si dimostrano adeguate e la situazione clinica si stabilizza. Continuano però le crisi. Nei momenti di recrudescenza il ragazzo vomita sangue. Il reparto di Malattie infettive del Sant’Anna di Ferrara segnala il caso a Bologna. Viene messo in lista d’attesa per il trapianto di fegato. Siamo a fine 2005.

Da allora il giovane attende l’intervento che potrebbe cambiare la sua vita. Ora però le speranze sue e della sua famiglia sono affidate all’avvocato Giovanni Guarini che a breve depositerà presso il tribunale di Ferrara il ricorso. Il legale si dimostra ottimista, forte di pronunce favorevoli di Corte Costituzionale e Cassazione. “La Corte, con sentenza 252 del 2001, afferma che non si può eseguire nei confronti di un soggetto che potrebbe subire, per via dell’immediata esecuzione del provvedimento, un irreparabile pregiudizio al suo stato di salute”. Ecco perché, secondo Guarini, “la valutazione dello stato di salute è circostanza che deve essere valutata attentamente dalle autorità amministrative”. Tanto attentamente da valere una vita.