“Sono sbigottito. Dispiaciuto perché una simile idea l’ebbe Mussolini nel 1924, costituendo la milizia. Di conseguenza non vorrei si facesse un revival”. Il generale Franco Angioni, già comandante delle truppe terrestri Nato nel Sud Europa, commenta così la proposta della Lega di costituire gli eserciti regionali. E lo stop al Carroccio arriva dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “In ogni paese, anche il piu’federalista del mondo, l’esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E’ una delle caratteristiche dello stato unitario”.

Gli eserciti regionali proposti dalla Lega sono stati pensati sul modello della Guardia nazionale americana, pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi e per mantenere l’ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino. Il provvedimento, che porta la firma di quasi tutti i componenti del gruppo del Carroccio (ad eccezione del capogruppo Marco Reguzzoni) prevede che le “milizie” siano composte, tra l’altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40 anni. La proposta di legge è stata presentata dalla Lega il 15 marzo ed è stata annunciata oggi alla Camera. E si scatena la polemica politica.

“Nel mezzo del conflitto libico, la Lega, che detiene la golden share del governo, trova il tempo per cadere nel ridicolo e per ridicolizzare le Istituzioni”, ha detto Ettore Rosato del Pd. “Se è una provocazione – prosegue il parlamentare – è di cattivo gusto. Se è una cosa seria è ancora più preoccupante. Si tratta di un’iniziativa pericolosa – conclude – contro la quale ci opporremo con tutte le nostre forze”. Mentre Massimo Donadi, presidente del gruppo Idv alla Camera, definisce l’iniziativa “l’ultima follia leghista, l’evoluzione delle ronde padane, l’eterna tentazione del Carroccio di creare uno stato nello Stato”, ha detto. “Il cinismo della Lega non ha limiti – spiega – utilizza questa pericolosa panzana delle milizie territoriali per fare campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. Un atteggiamento, come al solito, irresponsabile dal punto di vista politico e culturale”.  Berlusconi ed i vertici del Pdl, secondo Donadi, “hanno il dovere di intervenire come capo del governo italiano e come rappresentanti del principale partito della maggioranza per stoppare un progetto che ha l’unico obiettivo di mettere a rischio l’unità dello Stato”.

Per il segretario dell’Udc “dopo la pagliacciata delle ronde, fallite miseramente perchè respinte dalla stessa società civile, prepariamoci all’ennesimo interminabile e inutile dibattito sugli eserciti regionali, l’ultima grottesca provocazione della Lega che non troverà mai attuazione. Invece di perdere tempo con queste boutade, il Carroccio pensi a governare e a sostenere seriamente le Forze dell’Ordine, che per colpa degli ingenti tagli del governo non hanno le risorse e i mezzi necessari per difendere i cittadini”, ha detto Lorenzo Cesa.

Tra i governatori regionali il primo a intervenire è Renata Polverini, presidente della Regione Lazio. “Mi sembra un altro momento di estrema fantasia della Lega”.

Reguzzoni ribatte. “E’ un’idea intelligente e spero che possa avere l’adesione di tutti i partiti”, ha detto il presidente dei deputati della Lega Nord. “C’è stata una raccolta di firme ed ho suggerito che fosse la più ampia possibile, in modo che non venisse marcata come una proposta di un solo partito. Per questo motivo nell’iniziativa – spiega Reguzzoni – l’iter della proposta procede bene e si svilupperà nell’ambito della commissione Difesa”.

Nella relazione del provvedimento è evidenziato come “nella Repubblica manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l’attivazione del sistema di protezione civile. L’importazione nel nostro ordinamento dell’Istituto della Guardia Nazionale – aggiungono i deputati della Lega – permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all’occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all’estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria”.

Secondo il progetto di legge messo a punto dal Carroccio, dovranno entrare a far parte del Corpo dei volontari militari, previo superamento di esami psico-attitudinali, i militari che non sono più in servizio (senza demerito) e che non abbiano superato i 40 anni di età. Il limite di età varrà anche per gli ufficiali e i sottoufficiali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale. E quelli che il Carroccio già definisce “battaglioni regionali” dovranno avere prevalentemente il carattere di strutture-quadro, che potrebbero poi aumentare di numero in caso di mobilitazione.

I soldati regionali avranno l’obbligo di prestare servizio un mese all’anno, anche per garantire la formazione permanente del personale. La loro retribuzione sarà identica alla paga giornaliera che si riceve nell’esercito e ci sarà l’aspettativa non retribuita nel caso in cui i nuovi soldati lavorino nel settore pubblico o privato.

Toccherà all’Esercito e ai Carabinieri addestrare il nuovo Corpo Regionale che non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali (con il nome della regione di riferimento) sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall’Esercito e dall’Arma. Ogni battaglione quindi sarà composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a quelle dell’Esercito, ma con un distintivo in più, ‘ad hoc’ per ogni regione. Girerebbero armati (armamento leggero) come i Carabinieri. Per quanto riguarda la carriera, il governo dovrà assicurare una corrispondenza con i gradi dell’Esercito anche se con alcuni distinguo. Si preclude però il passaggio di questi miliziani regionali all’Esercito o ai Carabinieri.

Il Generale comandante del Corpo dipenderà dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri, mentre i Tenenti colonnelli, che guidano i singoli battaglioni regionali, risponderanno direttamente ai presidenti delle Regioni in cui saranno stanziati per fronteggiare le emergenze locali. Il Corpo dei volontari militari non potrà essere impiegato fuori dall’Italia. Il primo firmatario del testo è il deputato della Lega, Franco Gidoni.