Il presidente francese Nicolas Sarkozy

Con le dichiarazioni sulla Libia fatte da Nicolas Sarkozy nelle ultime settimane si è aperta ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali francesi della primavera 2012. Dopo le pressioni per creare una no-fly zone sulla Libia e preparare un eventuale intervento armato, il riconoscimento del Comitato nazionale di Bengasi da parte di Parigi può essere letto come l’ennesimo tentativo del presidente francese di raccogliere voti nella comunità francese di origine nordafricana e nello stesso tempo di aumentare il consenso della destra francese grazie ad un ritrovato lustro in politica estera.

Uno scatto in avanti che ha fatto trasalire anche la mite Lady Ashton, rappresentante della politica estera dell’Unione europea: “Non possiamo correre unilateralmente a riconoscere gruppi”, ha commentato un suo portavoce, mentre l’Ue sta sudando sette camicie per trovare una posizione comune nei confronti della crisi in Libia. Riguardo a un ipotetico intervento militare, proprio la Ashton ha ribadito in più occasioni che la decisione non può essere presa senza un mandato del Consiglio di sicurezza Onu, posizione condivisa anche dal Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.

Ma a Sarkozy questo non basta, tanto che la settimana scorsa, insieme al premier britannico David Cameron, ha mandato una lettera al Consiglio europeo nella quale ribadiva che “il Consiglio nazionale di Bengasi costituisce un interlocutore politico credibile” e richiamava “la possibilità di istituire una no-fly zone sulla Libia” e la messa in atto di “altre opzioni (intervento armato, ndr) nel Paese”.

Proprio il riconoscimento ufficiale del Consiglio di Bengasi da parte di Parigi alla vigilia del Consiglio Ue straordinario della scorsa settimana, ha fatto fare un salto sulla sedia a tutti i ministri degli Esteri d’Europa, compreso Franco Frattini, che ha sempre ribadito il bisogno di prendere questa decisione in modo “unanime”.

Ma da dove viene questo slancio di Sarkozy a favore della democrazia nel Maghreb? Probabilmente dall’avvicinarsi delle elezioni presidenziali francesi della primavera 2012. Gli ultimi sondaggi, infatti, lo vedono in caduta libera proprio nei confronti del suo elettorato di destra, complici i recenti scandali che hanno coinvolto l’Eliseo, primo fra tutti l’affaire Woerth-Bettencourt (un grosso caso di finanziamento illecito che ha coinvolto il suo partito). E così Sarkò rischia di perdere voti a vantaggio dell’estrema destra del Front national, il partito della 42enne Marie Le Pen, figlia d’arte di Jean-Marie Le Pen, creatore ed ideologo del partito nazionalista caratterizzato da posizioni autoritarie, xenofobe ed anti europee. Secondo un sondaggio Ifop, il probabile candidato dei socialisti Dominique Strauss-Kahn sarebbe in testa con il 26 per cento di consensi, contro il 22 per cento del titolare dell’Eliseo incalzato proprio da Marine Le Pen, al 19 per cento. Insomma le presidenziali 2012 si avvicinano e Sarkozy rischia di non arrivare nemmeno al ballottaggio.

Ecco allora il presidente francese impegnato in una serie di rimpasti di governo a caccia di credibilità tra i suoi connazionali. A farne le spese il 27 febbraio sono stati il ministro degli Esteri Michèle Alliot-Marie e il ministro dell’Interno Brice Hortefeux, sostituiti dal 65enne Alain Juppé e dal fedelissimo Claude Guéant. In un discorso alla televisione Sarkozy aveva così commentato: “E’ ora di rilanciare l’immagine internazionale della Francia”.

E i panni sporchi in politica estera? Meglio lavarli in casa. Come la foto della visita di Gheddafi in Francia nel dicembre 2007, dove il Rais stringe la mano a un sorridente Sarkozy, misteriosamente scomparsa dal sito dell’Eliseo. A scoprirlo è stato il giornalista francese Jean-Marc Manach. Presente, invece, la foto del presidente francese in visita a Tripoli, ma per trovarla sul sito dell’Eliseo bisogna scrivere nella ricerca interna la parola francese “Libye“ invertendo la “i” con la “y”. Coincidenza? Forse, ma come si sa la politica è fatta anche di particolari.