Questa notte ho sognato Bersani, e non sto scherzando. Ho sognato che ce l’avevo di fronte, e cercavo di scuoterlo: gli davo dei pizzichi sulle guance, lo prendevo per le spalle. E intanto gli dicevo: “Bersani, ma vi rendete conto che c’è gente di sinistra che ha deciso di non votare più per voi? Che la gente è stufa di sentirvi dire che quello che fa Berlusconi non va bene, ma vorrebbe sapere invece le vostre proposte, quello che voi fareste per l’Italia qualora foste al governo?! Dite qualcosa a chi vorrebbe votarvi, ma non ha più fiducia in voi!”. E mentre io in maniera così accorata mi appellavo a lui, lui mi guardava, si lasciava scrollare, e rideva, con quello stesso ghigno degli ultimi manifesti sfornati dal Pd.

Dite che sono vittima degli effetti della campagna pubblicitaria “Oltre, ampiamente criticata anche dal Fatto? Aldilà dell’ilarità che l’incubo che vi ho raccontato può suscitare, mi sembra che sia l’immagine perfetta di come si sentano i progressisti come me oggi: inermi. A fronte di un’idea, quella del progresso, che è sempre in divenire, che interpreta se non addirittura anticipa le evoluzioni della società, che fa del cambiamento un valore, ci troviamo rappresentati da una classe dirigente che sa solo dire “no”. No a Berlusconi, no alla sua politica, no alle sue proposte di riforma, no alle sue leggi. E i nostri “sì” quali sono?

Per i sì, ci dicono dal Pd, bisogna aspettare la sintesi fra le diverse correnti, allora ci vuole la conferenza programmatica, poi la sottocommissione, poi bisogna elaborare un manifesto, e poi però ci vogliono le firme di tutti, ma non bisogna scontentare nessuno, e poi… E poi sapete come va a finire? Che non si dice proprio un bel niente. E che quindi la nostra idea del progresso non è rappresentata da nessuno, con la logica conseguenza che vince quella della paura, della chiusura, dell’imposizione, della diffidenza e dell’odio (altro che amore…).

Che dite, ora che si è capito che il Pd è riuscito pure a rimandare le elezioni all’anno prossimo, se non addirittura a quello dopo, noi progressisti riusciremo a trovare qualcuno che finalmente con orgoglio inneggi alla libertà, alla differenza e all’integrazione? La speranza, nonostante al momento non riusciamo a vedere “oltre”, è dura a morire.