Le tappe per le celebrazioni del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, si sono trasformate per Berlusconi in una via crucis. Contestato Berlusconi prima al Gianicolo e poi a Santa Maria degli Angeli. Fischi e cori di disapprovazione hanno infatti accolto questa mattina all’uscita il premier, dopo la visita al Museo della Repubblica Romana, al Gianicolo, nel quadro delle celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia. Praticamente senza distinzioni, a quanto hanno potuto constatare i cronisti presenti, la folla che si era raccolta nello slargo antistante il piccolo museo di Monteverde ha contestato il presidente del Consiglio, con slogan ritmati “dimissioni, dimissioni“, proseguiti anche quando il corteo di auto blu si è allontanato, al termine dell’impegno. Pochi minuti prima la gente assiepata aveva salutato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con uno scroscio di applausi, replica di quello ricevuto dopo l’omaggio al milite ignoto sull’Altare della Patria.

Stessa accoglienza, fischi e urla, quando il premier è giunto poi alla Basilica di Santa Maria degli Angeli. Il presidente del Consiglio è stato fischiato in piazza della Repubblica, appena sceso dall’auto per entrare nella chiesa dove ad attenderlo c’era il Capo dello Stato per assistere insieme ad altre autorità alla celebrazione religiosa presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco. “Dimettiti, dimettiti” è stato lo slogan gridato da un gruppo di cittadini. Altri fischi e un ‘vergogna, vergogna’ sono stati urlati anche quando Berlusconi è entrato nella Basilica. Al termine della cerimonia religiosa, il Cavaliere è stato l’unico tra le autorità di Stato ad uscire dal retro della basilica. Diversi fischi sono stati indirizzati nei confronti del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, appena uscita sulla piazza.

Dalla sua Berlusconi non ha avuto neanche il sostegno del Senatur. Umberto Bossi è stato lapidario con i cronisti che lo hanno incontrato alla Camera: “Le contestazioni a Berlusconi? Peggio per lui“. Poi il leader del Carroccio ha tentato di smorzare le polemiche sull’assenza della Lega per queste celebrazioni: “Invece per la Lega ci sono io”. Scarna, a parte Bossi, la rappresentanza della Lega a Montecitori in occasione del discorso di Napolitano. Gli unici presenti erano i ministri Roberto Maroni, Roberto Calderoli, il sottosegretario Sonia Viale e il deputato Sebastiano Fogliato.

Non sono mancate comunque in questa giornata di cerimonie le esternazioni del premier. “Vado avanti, non lascio il paese in mano ai comunisti“, è stata la frase pronunciata da Silvio Berlusconi ad un gruppo di cittadini presenti alle celebrazioni dell’Unità d’Italia a Piazza Venezia.

Intanto a poche centinaia di metri da piazza Venezia, a Montecitorio, proiezioni di luci tricolore e simboli che ricordano la bandiera si vedono un po’ dappertutto nel palazzo che ospita il Parlamento e che è stato lo scenario per la visita a seduta congiunta delle Camere a Montecitorio, quando Napolitano ha pronuncia il suo discorso solenne di fronte a ministri e deputati. Il presidente della Camera Gianfranco Fini si è complimentato con gli organizzatori “è tutto molto bello” ma non entra nella polemica sui leghisti “abbiate pazienza, parlerò dopo” esclama ai cronisti. Intanto fuori dal palazzo, nella Galleria Colonna di Largo Chigi, un gruppo di ragazzi ha organizzato un flash mob: “C’è una festa alla quale non siamo stati invitati” è lo slogan di uno striscione srotolato da un gruppo di giovani precari.

C’è poi un’altra Italia che lavora costantemente per fronteggiare l’emergenza e che non dimentica, però, di lanciare un tributo al Paese. Sono gli ufficiali della guardia costiera italiana impegnati sulle coste di Lampedusa con l’aumento degli sbarchi di queste settimane. Oggi a mezzogiorno le motovedette suoneranno le proprie sirene per onorare la ricorrenza dei 150 anni. Ma a Lampedusa non mancano le polemiche. Innescate dal sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis, ”l’Italia, che oggi dovrebbe essere unita, non ci è vicina, per questo tengo la bandiera a mezz’asta, in segno di protesta”, dichiara il primo cittadino, che aggiunge “c’è sofferenza degli operatori turistici dell’isola a causa della presenza di oltre tremila immigrati, che dovrebbero essere trasferiti altrove”.

Anche le “Snorq” ci tengono a lasciare un segno della loro presenza in questo 150mo anniversario. Un gruppo di una ventina di donne del comitato “Se non ora quando?” si sono riunite sotto il monumento di Anita Garibaldi e hanno affisso un lungo striscione con la scritta: “Le donne sono il nuovo Risorgimento”.  Poi il gruppo di attiviste ha dato il via ad un flash mob. “Abbiamo messo in scena questo flash-mob – racconta Claudia Bella – perché vogliamo farci sentire ancora. Non vogliamo disperdere l’esperienza del 13 febbraio, ma radicarla sul territorio romano per affrontare i tanti problemi di questa città. Nel centocinquantenario dell’Unità d’Italia – continua – siamo sempre di più il motore per il futuro del Paese e di Roma”.

L’Unità d’Italia è stata celebrata anche da molti dei nostri connazionali all’estero. I frati cappuccini in missione nel centro-Africa hanno voluto inviare alle redazioni dei giornali italiani un loro messaggio: ”Cappuccini d’Italia. Fratellidel mondo. Auguri, Italia, Grande Paese”. Una didascalia su una grande foto che ritrae sullo sfondo una capanna in paglia, a Bouar, nella Repubblica Centrafricana e cinque frati cappuccini che, sorridenti, innalzano la bandiera dell’Italia per festeggiare la giornata dell’Unità. Anche in Cina è stato ricordato il 150mo anniversario dell’unità d’Italia con una serie di iniziative organizzate dall’ambasciata Italiana a Pechino. Convegni, proiezioni di film a tema, concerti sono stati allestiti a Shanghai e nella vicina Suzhou, dove sarà la cucina italiana a farla da padrone.

Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ultimo re d’Italia, ringrazia “tanto” il capo dello Stato quanto il presidente del Consiglio per aver reso omaggio stamani al Pantheon, al “padre della patria”. L’unità d’Italia, dice Emanuele Filiberto “oggi si sente tutta”. “Sei mesi fa tutti dicevano che i festeggiamenti sarebbero stati sottotono e invece non è affatto così – ha aggiunto – l’Italia oggi la sento mia e la sentono così anche tutti gli italiani”. Ai figli, questa giornata, dice di averla raccontata così: “L’anniversario della creazione dell’Italia unita, liberale, patria”. “E’ una bella cosa rivedere la storia – ha concluso – e questo ci darà il valore stabile per andare avanti”.

Bagnasco: “I colpi bassi non aiutano il Paese” Assistiamo in questi mesi a ad “un gioco tra poteri, fortemente personalizzati, fatto di colpi bassi che demoliscono la fiducia nella democrazia e fanno il gioco del nichilismo, anche quando a parole si afferma il contrario”. Lo denuncia il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che esorta a svelenire il clima pur restando convinto che “chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta”. “Alimentare lo scontro – spiega però in un’intervista a Il Corriere – può essere una strategia per interessi che non sono quelli del Paese”. Secondo il porporato, nell’Italia di oggi “la politica è diventata strumentale, sembra priva di grandi idee dopo la stagione per niente invidiabile delle ideologie, autoreferenziale e in difficoltà ad ascoltare il Paese, ad intercettare i bisogni e le speranze delle persone”. Ed è “sempre meno il luogo della mediazione dei conflitti e degli interessi in funzione del bene comune”. Occorrerebbe invece affrontare i problemi veri: “il cambiamento demografico, la crisi economica, la fatica a uscire dai particolarismi e a promuovere le mediazioni necessarie per perseguire il bene comune”. E soprattutto quello dei giovani, che rappresentano il futuro del Paese: “nessuna società – infatti – può prosperare senza investire nell’educazione dei suoi giovani”. Bagnasco conferma l’apertura della Cei sul federalismo, che se “maturo non può voler dire localismo” e consente invece di “realizzare il principio di sussidiarietà, intersecando quello di solidarietà”. In tema di giustizia, il cardinale registra posizioni “più possibiliste rispetto al ‘niet’ assoluto” a ogni ipotesi di riforma e considera questo “un segnale di onesta’”. Esorta però a un'”estrema cautela” nel modificare la Costituzione, pur convenendo con il governo sull’esistenza di “situazioni di carattere strutturale che hanno bisogno di essere riviste”.

La Russa: “Inaccettabile la posizione della Lega” – Questa mattina il titolare della Difesa ha commentato la posizione della Lega sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia: ”A volte c’è un po’ di folklore in alcune esternazioni degli esponenti del Carroccio”, ma “non sono accettabili atti di scorrettezza e di ostilità”. La Russa, ha invocato “un passo in avanti” del Carroccio: “Dobbiamo avere la pazienza di aspettare che termini un percorso: dalla richiesta di secessione a un federalismo solidale”. “Campate in aria”, secondo La Russa, alcune dichiarazioni di esponenti leghisti, come quelle di Borghezio e Speroni: per il coordinatore del Pdl “sarebbe un errore” se la Lega inseguisse “posizioni estremiste solo per non perdere i voti di una parte minoritaria del partito”. Il ministro definisce poi “strumentali” le polemiche della sinistra e si chiede “dov’erano Bersani e D’Alema” quando sono state ricordate le foibe. “I suoi esponenti – aggiunge La Russa – per mettere in difficoltà Berlusconi hanno detto ‘noi siamo quelli dell’inno nazionalè anche se dovrebbero impararne le parole”. “La scelta da parte della Lega del Nabucco – conclude – è la prova che il Carroccio è una tessera del mosaico più bello del mondo, l’Italia”.  Ieri sera in piazza Venezia il ministro della Difesa è stato fischiato. Dopo aver preso il microfono in diretta televisiva con Raiuno in occasione dell’esibizione della banda militare Interforze, dalla folla si sono anche levate grida quali “vergognati” e “dimettiti”. La Russa, parlando dall’Altare della Patria, ha espresso il suo “orgoglio di essere italiano”. Poi, ha ringraziato i militari che si trovano “nei posti lontani, come l’Afghanistan, che ogni giorno fanno qualcosa per il nostro paese”.

La ‘Notte tricolore’ – ”Stiamo rivivendo l’orgoglio di essere stati la prima capitale italiana”. Dal palco dello spettacolo musicale in piazza Vittorio Veneto, a Torino, il sindaco Sergio Chiamparino, ha ringraziato “le torinesi e i torinesi, le tante persone venute dal Piemonte e da tutta l’Italia per festeggiare il 150/o anniversario della nostra nazione”. La ‘Notte tricolore’ inizia un lungo programma di celebrazioni che nel capoluogo piemontese si protrarrà fino al prossimo autunno. “In questi sei mesi – è stato l’invito di Chiamparino – aiutiamo l’Italia di oggi a trovare l’orgoglio di essere l’Italia del futuro”.  Anche nella Capitale, la ‘Notte tricolore’ ha raccolto un’affluenza ”eccezionale”. “Agli eventi hanno partecipato circa 100 mila persone”. A fare le prime stime di partecipanti è stato l’assessore capitolino alla Cultura Dino Gasperini che ha snocciolato i dati per le varie location. Sono stati 20 mila i visitatori ai musei, 18 mila i presenti a piazza Venezia, 5 mila al Quirinale, 9 mila alla stazione Termini, 5 mila in Campidoglio, 20 mila ai Fori Imperiali, rispettivamente 8 mila a Castel Sant’Angelo e in via del Corso con la Galleria Alberto Sordi. “Un successo straordinario – ha detto Gasperini – nonostante le difficoltà causate dal tempo e lo spostamento al coperto di alcuni eventi”.

Il tributo di Barack Obama – ”Io Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, in virtù del potere che la Costituzione e la legge americana mi affida, proclamo il 17 marzo la giornata di celebrazione del 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia”. Il presidente degli Stati Uniti ha scelto la formula più solenne per rendere omaggio al nostro Paese nel giorno in cui tutti gli italiani festeggiano una tappa importante della nostra Patria. Il giorno, in cui, scrive Obama, anche gli Stati Uniti festeggeranno l’Italia e “la sua unificazione in un singolo stato”. All’interno del lungo comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama cita Garibaldi e illustra le profonde ragioni storiche che spiegano questa giornata di celebrazioni, rendendo onore al “coraggio al sacrificio e alla visione di quei patrioti che fecero nascere la nazione italiana”. E si lascia andare a un parallelo storico di grande valore tra la guerra civile americana e l’impresa dei Mille. “Mentre gli Stati Uniti stavano combattendo per preservare la propria unione, la campagna di Giuseppe Garibaldi per unire l’Italia ispirò molti in tutto il mondo alle prese con le proprie lotte”. Ma dagli Stati Unit non è mancata qualche critica. Con un’analisi durissima del NewYork Times nei confronti dell’unità d’Italia: “Nonostante oggi si celebri il 150mo anniversario dell’unità della Nazione, l’Italia resta un Paese più diviso che mai, politicamente, geograficamente ed economicamente”. Il giudizio durissimo del quotidiano americano.

Il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia è stato salutato ieri sera con una grande festa tricolore a Roma. A Piazza Venezia a presentare la serata in diretta tv Manuela Arcuri davanti all’Altare della Patria. Non sono mancati però fischi e cori contro il ministro della Difesa Ignazio La Russa e anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato contestato.