chiantiA Firenze, ogni anno, il Consorzio del Chianti Classico organizza un’anteprima dei vini che saranno messi in commercio. E noi ci siamo prestati a tale maratona di degustazione, due settimane fa, per consigliarvi quanto di meglio è stato prodotto nelle ultime annate. Ossia quanto rappresenta al meglio il Chianti Classico: un vino tanto conosciuto quanto misconosciuto. Invero, quest’anno più che una maratona è stata una corsa: siamo infatti stati obbligati, nella seconda giornata dell’evento, a sciamare fra i tavoli dei produttori anziché stare seduti di fronte al proprio computer, in onfaloscopia, a degustare. Sicché abbiamo dovuto concentrare gli assaggi nella prima giornata, rischiando l’infarto delle papille gustative.

Chianti Classico significa 7200 ettari di vigna – 26,5 milioni di litri di vino prodotti nel 2010 (cioè meno delle quattro annate precedenti) – da 570 soci del Consorzio, di cui 350 imbottigliatori. Una grande quantità di vino che ha difficoltà ad essere smaltita, per quanto il Consorzio annunci un +21% delle vendite nel 2010, rispetto al 2009. E e ne siamo lieti. Ma il fatturato vinicolo dell’area, stimabile intorno ai 360 milioni di euro, e l’abbondanza dell’offerta sono i motivi per cui, solo tre mesi fa, il Chianti Classico ha rischiato il cambiamento del disciplinare. Cioè un suo totale annichilamento. Speriamo non accada più.

Gli assaggi di Chianti Classico 2008 o Riserva e Classico 2009 hanno presentato due annate opposte: diversi produttori hanno detto di aver avuto difficoltà nella maturazione delle uve nel 2008 (annata tardiva). Mentre l’annata 2009 è stata descritta come un’annata calda, soprattutto nel mese di agosto, con una maturazione disarmonica fra contenuto zuccherino (alto) e qualità dei vinaccioli o delle bucce. I vini sono meno spigolosi del 2008: hanno bel frutto e una rotondità, ma mancano pure di equilibrio. Del resto ci sembra alquanto inopportuno valutare i vini di un’annata come la 2009, giacché in assaggio ci sono perlopiù campioni di botte: ossia versioni non definitive dei prodotti.

Opportuno invece, oggi, valutare i Chianti Classico 2008 e i 2008 Riserva. Interessante riassaggiare i 2007, specie perché ci sono produttori che non hanno portato altro; ad esempio Castello di Ama, dell’affabile Marco Pallanti, presidente del Consorzio: è buono il Chianti Classico Vigneto Bellavista, vino moderno ed espressivo. Di stile contrario, ma pure buono e gustoso, il Chianti Classico Castell’in Villa 2007. Buono anche il Chianti Classico Riserva Caparsino 2007 di Caparsa. E il Chianti Classico 2007 Riserva Concadoro, davvero riconoscibile.

Quanto ai 2008 e ai 2009, le valutazioni sono espresse in stelle, da 1 a 5, in ordine di qualità crescente. I migliori vini sono stati ottenuti da chi non ha goffamente surmaturato le uve o abusato di pratiche enologiche.

Chianti Classico 2008
Castello di Lucignano **: azienda presso Gaiole con quasi 15 ettari di vigna a Chianti Classico. Da tenere sott’occhio.
La Porta di Vertine**: ancora Gaiole, vino molto buono seppur austero, ma inconfondibilmente Chianti.
Ormanni **: uno dei migliori della categoria, da un’azienda che da anni è costante nella qualità.
Tenuta di Liliano*: il loro Chianti Classico non tradisce la denominazione.
Val delle Corti*: Roberto Bianchi sta facendo un ottimo lavoro a Radda, con vini che rispecchiano le caratteristiche dell’area.
Castellinuzzi e Piuca*: riconoscibile e fatto bene.
Castello della Paneretta*: azienda con 15 ettari a Chianti Classico presso Barberino Val d’Elsa.
La Camporena *: azienda con 7 ettari di vigna presso Greve in Chianti. Piacevole sorpresa.

Chianti Classico 2008 Riserva
Fattoria San Pancrazio***: anche quest’anno uno dei Chianti più convincenti: vinificato in tonneau.
La Porta di Vertine**: buona questa riserva, anche se deve ancora assorbire il legno.
Castellare di Castellina*: un bel Sangiovese, fatto con perizia tecnica.
Fattoria San Giusto a Rentennano – le Baroncole*: succoso, leggiadro e profumato. Meno elegante in chiusura.
Felsina – Rancia*: vino denso, che però è ancora condizionato dal legno piccolo, come non di rado.

Chianti Classico 2009
Castello di Monsanto**: buon vino, in questa fase dominato dal legno piccolo e dalla dolcezza.
Fattoria San Giusto a Rentennano**: uno dei migliori assaggiati, spicca per carattere e intensità.
Fattoria San Pancrazio**: al naso è emblematico, alla bocca ancora contratto ma buono. L’azienda di San Casciano in Val di Pesa non sbaglia.
Concadoro*: vino saporito e schietto, come il direttore dell’azienda.
Felsina- Berardenga*: un filo d’alcol di troppo, ma fatto bene.

Ps: in questo articolo ho tralasciato sia i vini dei produttori che aderiscono al Consorzio ma non presentano i loro vini all’anteprima, sia i vini di chi non aderisce al Consorzio ma produce grandi Sangiovese nel Chianti: Montevertine su tutti.