La comunità internazionale si prepara a fare scattare le sanzioni contro Gheddafi e la sua famiglia. La diplomazia si sta muovendo su due fronti paralleli: da una parte le Nazioni Unite, dall’altra l’Unione europea.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha proposto il divieto di concedere visti al dittatore e al suo clan. Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza si è discusso del progetto di risoluzione contro l’estabilishment libico che si basa essenzialmente su tre punti: il congelamento dei beni esteri della famiglia Gheddafi, l’embargo alle forniture di armamenti e il riscorso alla Corte penale internazionale dell’Aja per chi, durante la feroce repressione in corso, si sia macchiato di crimini di guerra e contro l’umanità.

Il progetto è stato preparato dai paesi occidentali del Consiglio: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo e le decisioni in merito saranno prese molto probabilmente all’inizio della prossima settimana. Secondo le fonti occidentali, una intesa potrebbe essere raggiunta abbastanza rapidamente grazie all’atteggiamento collaborativo di Russia e Cina, paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza con diritto di veto.

Nei giorni scorsi infatti, né Mosca né Pechino avevano sollevato obiezioni quando era stata approvata all’unanimità una prima dichiarazione Onu di condanna delle violenze in Libia.

Anche la diplomazia del Vecchio continente è al lavoro per discutere delle sanzioni contro il Rais.

Secondo fonti del ministero degli Esteri della Germania, i paesi Ue hanno raggiunto un accordo politico sulle iniziative da adottare per fermare le violenze nel paese nord africano. Sono quattro i punti principali: un embargo all’export di armi, un embargo all’export di beni che possano essere usati per la repressione, il congelamento dei beni della famiglia Gheddafi e il divieto di ingresso (nell’Ue) per la famiglia al potere.

Anche in questo caso, la decisione definitiva è attesa per l’inizio di settimana prossima.

“L’obiettivo è agire velocemente”, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europeaCatherine Ashton al termine di una riunione informale dei dei ministri Ue degli Esteri e della Difesa. Il diplomatico ha però sottolineato che queste saranno “più efficaci se prese di concerto con la comunità internazionale”.

Le nazioni Ue si stanno preparando per partecipare a un’operazione per creare una ‘no-fly zone‘ sulla Libia per impedire alle forze lealiste di bombardare i manifestanti. La decisione deve essere però presa dalle Nazioni Unite. “L’Ue ha bisogno di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in primo luogo”, ha sottolineato Catherine Ashton.

Anche Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, non ha escluso la partecipazione dell’Alleanza atlantica a una misura di quel genere. Ma anche lui ha confermato la necessità di un chiaro mandato da parte delle Nazioni Unite. Nel caso arrivi in tempi rapidi il via libera del Palazzo di Vetro, Rasmussen ha detto che la Nato è pronta ad assumere il ruolo di “coordinatore” delle operazioni in terra libica. E’ per questo che ha anche chiesto una riunione d’emergenza per elaborare le eventuali strategie per fare fronte alla situazione.

Nel frattempo la comunità internazionale si interroga anche su come far fronte alla gravissima emergenza umanitaria innescata dall’atroce repressione messa in atto dalle forze fedeli al regime. Il presidente americano Barack Obama sta valutando la richiesta, da presentare all’Onu, di un intervento dei caschi Blu in terra libica. In una serie di colloqui telefonici con il primo ministro britannico, David Cameron, il presidente francese, Nicolas Sarkozy e l’italiano Silvio Berlusconi, Obama ha sottolineato la necessità di delineare i piani per l’assistenza umanitaria e per consentire l’accesso immediato degli aiuti.

Sulla situazione è intervenuto anche il ministro degli Esteri Franco Frattini: “L’Italia condivide l’opzione della adozione di sanzioni personali e patrimoniali mirate che dovessero essere proposte a livello europeo”. Il titolare della Farnesina ha anche detto che “il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite debba chiedere alle autorità libiche di consentire l’immediato invio di una missione Onu di monitoraggio della situazione sul terreno, che possa altresì avviare un’inchiesta sotto l’egida delle Nazioni Uniti sulle gravi violenze in territorio libico”. Frattini ha parlato a margine di un incontro con il suo collega tedesco Guido Westerwelle con il quale, in una dichiarazione congiunta, ha sottolineato “l’importanza di misure a livello europeo sia per affrontare l’emergenza dei migranti e dei richiedenti asilo, sia per il medio periodo e strutturali”.

Su questo argomento è anche intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha speso parole di plauso per le parole dei ministri degli Esteri di Italia e Germania. Prima di lasciare Berlino, il Capo dello Stato ha detto che sull’emergenza emigrazione dai paesi del Maghreb non si debba cedere a “vittimismi e allarmismi”.