Milano – ’Ndrangheta, Cosa Nostra e politica lombarda targata Pdl. Il mix è quello giusto per investire nel sud. Il ruolino prevede l’installazione di depuratori grazie anche agli aiuti europei. Ma soprattutto la creazione di centrali elettriche con l’installazione di pannelli fotovoltaici. La sostanza è questa: “Se tu metti la collina di vetro puoi vendere l’energia a chi cazzo vuoi”.

Carlo Antonio Chiriaco, intercettato dagli investigatori milanesi, non ha dubbi. Lui in Calabria ha i contatti giusti: “Vado da Barbaro, vado da Piromalli. Loro non devono rompere i coglioni nel senso che gli diamo quello che è giusto”. Quindi spiega: “Gli unici in grado di garantire in meridione siamo noi”. Poi la sintesi: “È ’ndrangheta e politica”.

E in effetti lo spessore mafioso di Chiriaco, calabrese classe ’50, emerge nell’assumersi “la responsabilità di relazionarsi con rappresentanti di due delle cosche più importanti”. Questo è quanto annota il Ros di Milano in un’informativa depositata agli atti dell’inchiesta “Infinito”. Ma c’è di più: a Pavia, oltre a fare il direttore sanitario dell’Asl locale, Chiriaco ha rapporti con molti boss della ’ndrangheta. Per questo il 13 luglio scorso finisce in carcere. Eppure nel gennaio 2009 l’ex ras della sanità pubblica parla a ruota libera. Illustra i due progetti e svela il suo padrino politico, quel Giancarlo Abelli (non indagato), deputato azzurro ascoltatissimo da Silvio Berlusconi.

L’amico dei boss e l’amico del Cavaliere, dunque. I due sono molto vicini, a tal punto che Chiriaco ama soprannominarlo “satrapo”. Tanta confidenza sfocia in interessi comuni. Esattamente l’affare del fotovoltaico e dei depuratori. Annotano i carabinieri: “Chiriaco dice che lo stesso Abelli gli ha affidato due grossi progetti, precisando che una volta andati a buon fine dovrà rendergliene conto”. Ancora più esplicite le parole dell’amico dei boss. “Ha detto (Abelli, ndr) veditela tu, me la vedo io però devo pensare pure a lui”. Il concetto, lui lo spiega a un imprenditore calabrese. “Il progetto politico è funzionale a questo (il fotovolatico, ndr)”. Quindi precisa: “Tu sarai l’unico imprenditore coinvolto, ogni tanto però mi devi venir a stringere amicizia con la signora”. E la signora è Rosanna Gariboldi, moglie di Abelli. Per lei Chiriaco spende la sua influenza politica. L’obiettivo sono le regionali del 2010. Un progetto poi abortito dopo l’arresto della “signora”, coinvolta nell’inchiesta sul re delle bonifiche Giuseppe Grossi.

L’elenco dei referenti di lusso prosegue. Dalle carte dei Ros emerge anche il nome di Francesco Sempio, socio di maggioranza della Euricom spa, leader europeo nella produzione e vendita del riso, titolare del rinomato Curtiriso. Sarà lui a distribuire i pannelli confezionati da una ditta facente capo al gruppo Marcegaglia. Di più: “Secondo Chiriaco – si legge nell’informativa – Sempio è colui che ha pagato la tangente per avere l’esclusiva del progetto”. Parole che però non avranno seguiti investigativi. Sempio non risulta minimamente indagato. Il suo passato, invece, mostra alcuni inciampi. Nel 1994 verrà arrestato per corruzione. Portato in procura, Sempio confesserà di aver pagato una mazzetta da 150 milioni di lire a un colonnello della Finanza per depistare un’indagine.

Lo scenario si allarga. Gli uomini del Ros intercettano e riempiono brogliacci. E così nell’affare del fotovoltaico spunta il nome dell’architetto pavese Franco Varini “a sua volta collegato con Sempio”. Più volte citato (ma non indagato) nell’inchiesta Infinito, Varini tra le varie passioni, ha anche quella della politica. La sua sponda è Forza Italia. Abelliano di ferro, vanta importanti consulenze nella società pubblica Milano-Seravalle. Oltre 300 mila euro di incarichi piovuti dopo le ultime provinciali del 2009 quando a palazzo Isimbardi sale il berlusconiano Guido Podestà. Sarà Varini a mettere in contatto Chiriaco con il re del riso. A sua volta l’amico dei boss spiega: “Varini mi ha detto che Sempio conosce la Marcegaglia”. Nulla di male in fondo per un imprenditore la cui azienda ricava annualmente oltre 150 milioni di euro. Chiriaco prosgue: “Se noi ci presentiamo con dietro Sempio, ci presentiamo con una solidità enorme”.

Il business delle “colline di vetro” e dei depuratori fa gola a molti. Anche ai clan di Palermo. “Bisogna mettere insieme una rete in Sicilia”. Chiriaco ne parla con un imprenditore originario di Altofonte imparentato con Benedetto Capizzi, arrestato nel 2009 e fino ad allora a capo della commissione provinciale di Cosa Nostra. Di nuovo l’ex direttore sanitario ha la soluzione (politica) in tasca: un incontro con Sempio e un assessore provinciale “per vedere come organizzare, io gli garantisco che in Sicilia e in Calabria, oltre all’appoggio politico, nessuno ci rompe i coglioni”.