Per favore, parliamo di donne. Ora che si è materializzata tutta le desolante melma attorno al satrapo incontinente e alla sua corte dei miracoli di bacati, papponi, sfruttatori, per favore vogliamo parlare di donne? Cosa diavolo è dunque successo a questo ingordo mondo femminile, a una parte di quella “metà del cielo” finita nei gironi dell’inferno? Quando, come e perché il diritto gioioso alla seduzione, alla provocazione maliziosa o anche spavalda, all’erotismo intrigante, si è trasformato in umiliante capitolazione al ribasso, in trionfo di un’inconscia disistima del sé, in deprimente calcolo su come sfruttare allo spasimo il capitale-corpo? Che sta succedendo sul fronte di Eva?

Ne parlano in parecchi, ci provano, con tocchi di sublime volgarità. Vaneggiano di moralismo da strapazzo, si rifanno, secondo stantii stereotipi, al mestiere più antico del mondo o, con subdolo maschilismo, alla “millenaria vocazione femminile” ad essere etére, cortigiane, favorite, geishe, mantenute. Per carità. Ma cosa c’entrano Frine, Nanà, La Bella Otero, con le starlette da tv trash, con le escort da condominio, con l’orda di squillo assatanate, pronte a vendere anche singole porzioni di corpo all’anziano utilizzatore, per un’ospitata via etere, per un effimero passaggio in qualche reality spazzatura, per una scalata sgomitante nel rassicurante risiko della politica simulata? Cosa c’è dietro l’indecente rincorsa alla “prima del bordello”, all’ “acchiappa tutto quel che puoi”? Bisogni primari, fame, precariato, famiglie devastate alle spalle, traumi infantili, depressione remota? Sarebbe consolante. Ma non pare. Perché dietro a quel triste smottamento, ci sono i telefonini agguerriti, i ricatti, il senso del lucro maledetto e subito, un’aggressività sfrontata, la complicità col corruttore, la menzogna fai da te. E soprattutto la voglia incontenibile di esibire, monetizzare fatti e fattacci, ostentare una grinta che di fatto cancella ogni residuo interesse per la reputazione.

E allora interroghiamoci. In cosa, noi donne, madri, abbiamo sbagliato? Cos’è accaduto a un pezzo di generazione che, con tanta disinvoltura, ha abdicato alla sua preziosa “donnità”? Al suo diritto di rivendicare una sana libertà di donarsi, senza finire nel sordido suk di una prostituzione issata come vessillo di successo e fama? Parliamone.