C’era una volta la zona rossa del Vesuvio: area a rischio sismico e vulcanico dove, dal 2003, non si poteva più edificare oltre all’esistente. Ora però, una Legge regionale campana, di fatto rischia di favorire il proliferare di costruzioni nell’area a rischio. Si tratta di un emendamento alla legge regionale del 2003 che consentirà interventi di ristrutturazione edilizia “anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito”. Insomma, alle pendici del Vulcano in piena zona rossa si potrà di nuovo edificare in barba al rispetto delle norme di sicurezza e della lotta all’abusivismo edilizio.

Vediamo come. L’articolo 5 della L.R. 10 dicembre 2003 n. 21, al comma 1 sancisce il divieto di “rilascio di titoli edilizi” che consentano “la realizzazione di interventi finalizzati all’incremento dell’edilizia residenziale” in zona rossa.

Il divieto è coerente con le enormi preoccupazioni che riguardano l’area in questione. Un’area densamente popolata per la quale esiste anche un piano d’emergenza nazionale che prevede il trasferimento in aree sicure di tutti gli abitanti (più di 550mila persone) dei 18 comuni interessati dal rischio. Sulla questione Vesuvio e sulla sua pericolosità si spendono, da anni, interventi e parole. Esiste un osservatorio vesuviano con sistema di monitoraggio permanente. Si è avanzata la richiesta di estendere ulteriormene la zona rossa. Legambiente ha stimato in circa 50mila le abitazioni abusive, e ha parlato di un piano di evacuazione ancora in alto mare.

Si è tentato – senza successo, a onor del vero – di convincere gli abitanti della zona a trasferirsi altrove, con un “bonus” di 30mila euro per le famiglie che avessero abbandonato la zona rossa. Si sono poi verificati anche episodi di dubbio gusto, come per esempio l’infelice battuta dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che disse, a proposito di un’eventuale eruzione del vulcano: “Da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia”.

Insomma, fra battute e questioni serie, che l’area sia a rischio è cosa ben nota e il vincolo del 2003, che poneva fine alle edificazioni, di fatto, riguardava un’area di ben 250 chilometri quadrati.

Ma poi gli anni passano, si arriva alla fine del 2010, si discute del Piano Casa berlusconiano e alla fine si arriva alla Legge regionale n.1 del il 5 gennaio 2011, in cui spicca un emendamento. La prima firmataria è il consigliere regionale Paola Raia (PdL), di Somma Vesuviana. Con l’emendamento si modifica il comma 2 art. 5 della legge del 2003. Quello che stabilisce le eccezioni ai divieti: in zona rossa era possibile effettuare interventi “di adeguamenti funzionali o di natura igienico-sanitaria relativi a immobili esistenti”.

Adesso, sono concessi “gli interventi di ristrutturazione edilizia, anche mediante demolizione e ricostruzione in altro sito, in coerenza con le previsioni urbanistiche vigenti, a condizione che almeno il cinquanta per cento della volumetria originaria dell’immobile sia destinata ad uso diverso dalla residenza”.

Semplificando, questo vuol dire che in zona rossa si può demolire e riedificare. Dov’è finita la prevenzione? Dov’è la lotta all’abusivismo?

Edoardo Cosenza, Assessore regionale alle Opere e Lavori pubbici e alla Protezione civile sul territorio e Difesa del suolo, fa sapere, a mezzo stampa, che “Lo spirito dell’emendamento presentato dalla maggioranza era di ridurre dal 100% di uso abitativo al 50% di uso abitativo. Ma se l’emendamento, come sembra, non è chiaro e si espone a diverse interpretazioni, mi impegno a chiarirlo nel regolamento attuativo. Perché lo prometto: neanche un cittadino in più dovrà entrare nella zona rossa.”

Il capogruppo del Pd in Regione Campania, Giuseppe Russo, interpellato sull’emendamento, è perentorio: “E’ una follia”. Poi però, afferma di avere una speranza, quasi una certezza: “Sono sicuro che la Giunta Regionale non darà corso a nuove edificazioni. Ci sono piani di protezione civile e leggi nazionali da rispettare”.

E allarga il raggio del discorso: “Il territorio campano è fragile, esposto ad avversità e rischi di vario grado. Noi abbiamo cercato di frenare i tentativi di edificazione in queste zone: la preoccupazione principale che abbiamo è come ridurre il peso delle residenze in queste aree, che non riguardano solo il rischio vulcanico, ma l’intero territorio”.

Promesse dal centrodestra, speranze del centrosinistra che, in minoranza in Regione Campania, non ha i numeri per bloccare l’emendamento. Che esiste, ed è legge dal 5 gennaio scorso.

Insomma, c’era una volta la zona a rischio del Vesuvio, e non ci si poteva più costruire: era un fatto, ed era chiaro. Ora, invece, bisogna aspettare un regolamento attuativo che risolva l’ambiguità della zona rossa.