Non è piaciuta ai vertici del partito democratico siciliano l’idea di consultare gli iscritti sull’alleanza in Regione con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Il circolo del Pd di Caltagirone, la cittadina in provincia di Catania, dove dal 1992 il centrosinistra vince sempre, è stato commissariato dopo che Gaetano Cardiel, il locale coordinatore, ha deciso di indire un referendum tra tesserati e simpatizzanti. A poche ore dalla consultazione, con una raccomandata, il Pd siciliano ha vietato il referendum. Ma Cardiel è andato avanti lo stesso e ieri ha fatto aprire i seggi. Il risultato, arrivato nella notte, parla chiaro: su 2124 votanti, contro la presenza dei democratici al governo, si sono espressi 2069 elettori (97,41%). I sì sono stati 54 (2,6%). Una scheda bianca. Un dato che sottolinea la rottura tra base e vertice del partito.

A infiammare la polemica, comunque, è il veto sul referendum imposto dalla dirigenza. “Saremmo stati colpevoli – ha detto Cardiel prima dei risultati – di non aver subito l’intimazione giunta a poche ore dal voto per imporre lo stop a una consultazione perfettamente legittima (che fa seguito a tante altre svoltesi in diversi altri Comuni della Sicilia) di iscritti ed elettori del Pd su una questione politica cruciale e assai controversa, sulla quale è forte l’impressione che vi sia una notevole distanza tra la linea dettata dal vertice regionale e le valutazioni della base del PD e, più in generale, dei Siciliani: il rapporto tra i Democratici siciliani e il Governo presieduto dall’illuminato e trasparente Presidente Lombardo”. A dividere il Pd siciliano non è solo una questione di alleanze. Il problema è di opportunità: a creare imbarazzo tra gli iscritti è un’ indagine per concorso esterno in associazione mafiosa che coinvolge il governatore.

Il commissariamento “è un atto di riverenza nei confronti di Lombardo”, spiega il sindaco diCaltagirone Francesco Pignataro, che aggiunge: “le carte bollate e i comunicati stampa non ci fermeranno”.


Il deputato regionale Nino Di Guardo, democratico “pro Lombardo”, sostiene invece che la convocazione del referendum è un atto di insubordinazione. E la sua collega Concetta Raia, anche lei a favore del governatore, aggiunge che il principio “democratico” del dar voce agli elettori “è stato invocato impropriamente e strumentalmente da qualcuno, volendo rimettere agli elettori, delicatissime decisioni che afferiscono alle strategie politiche del partito, senza tenere conto di disattendere quello stesso principio democratico, in rispetto del quale si è già votato uno statuto che prevede la elezione democratica di organi rappresentanti”.

La risposta del senatore Enzo Bianco, sostenitore della linea “alternativa” a Lombardo, non si è fatta attendere: “Considero incomprensibile la decisione del segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, di commissariare il Pd di Caltagirone. Ascoltare l’opinione degli elettori del partito è un obbligo politico e morale da parte dei suoi vertici, soprattutto quando si prendono decisioni che ne segnano una svolta nell’orientamento politico”. Stessa posizione per Rita Borsellino, europarlamentare democratica, sorella del giudice Paolo, ammazzato dalla mafia: “Il Partito democratico non abbia paura di consultare la base, tanto più su una questione così importante come quella dell’appoggio al governo Lombardo. Alle ultime primarie regionali – aggiunge – gli elettori e gli iscritti del Pd avevano votato in maggioranza per una proposta politica che bocciava qualsiasi alleanza con l’Mpa e l’Udc. Per questo, è importante chiedere al popolo delle primarie se condivide ancora tale proposta”. Infine Ignazio Marino: “Consultare i cittadini -ha detto il senatore del Pd – è una delle regole più antiche della democrazia. Stupisce che in Sicilia si faccia tanta difficoltà ad applicarla: l’appoggio al governo di Raffaele Lombardo da parte del nostro partito è stato criticato da molti, io stesso ho ribadito per mesi – e continuo a sostenere – che si sia trattato di una scelta sbagliata”.

Antonio Di Pietro, giunto a Messina per una due giorni dell’Italia dei Valori, ha proposto un “referendum di coalizione” sul sostegno a Raffaele Lombardo. “Due anni fa giravamo nei comizi insieme al Pd -ha detto Di Pietro- sostenendo un’alternativa al sistema Lombardo, diverso da quello Cuffaro solo perché meno folkloristico. Proprio perché crediamo in un’alleanza col Pd, riteniamo sia un danno essere entrati a far parte di questo sistema. Finché il Pd rimarrà nel governo Lombardo, qualsiasi alleanza sarà impossibile. È una situazione inaccettabile, come la si può spiegare agli elettori?”.

di Antonio Condorelli