“Ho sentito che Vendola è stato svegliato nel cuore della notte da alcuni manifestanti del Pdl e che è cascato dalle scale. Purtroppo non ha avuto danni permanenti”: la simpatia del giovane consigliere provinciale varesino Marco Pinti è stata certamente apprezzata dagli ascoltatori di Radio Padania Libera. Non da tutti, però. L’emittente di Bossi, infatti, dal 17 dicembre ha iniziato a trasmettere anche nel Salento, ad Alessano, dove ha occupato una nuova frequenza (la 105,600 Mhz). Come si spiega l’ultima conquista geografica del verbo leghi-sta? A sentire Cesare Bossetti, amministratore unico di Rpl, tutto nasce dall’esigenza di far conoscere le idee della Lega sul federalismo; per Matteo Salvini (europarlamentare e direttore dell’emittente), invece, la scelta dipenderebbe da una semplice simpatia verso i salentini, che guarda caso in questo periodo stanno cercando di staccarsi da Bari. Solo motivi politici, quindi? Sembrerebbe proprio di no. Ad avvalorare la tesi, un’intervista rilasciata tempo fa al Corriere Economia da Bossetti, che ha parlato dello sbarco di radio Padania al sud in termini di “shopping meridionale”.

IN PRATICA, si tratterebbe di una mera strategia economico-commerciale. E sì, perché in barba al decennale stallo del mercato dell’etere, Radio Padania può agire in regime di semi-monopolio, occupando, valorizzando, permutando o rivendendo le frequenze che sceglie di utilizzare. Non c’è nessun illecito: lo permette la legge. Radio Padania Libera, infatti, secondo lo Stato fa parte di una categoria in via d’estinzione: le radio comunitarie, quelle senza scopo di lucro (in un’ora di trasmissioni non possono superare il 5% di pubblicità), che producono contenuti culturali, etnici e religiosi per aree geografiche e popolazioni minoritarie e che favoriscono il pluralismo di un etere dominato dalle radio commerciali.

IN ITALIA sono solo due: Radio Padania e, udite udite, Radio Maria…. La svolta risale a undici anni fa. Era il 2001, infatti, quando un emendamento alla Finanziaria – presentato dal deputato leghista Davide Caparini – fece stappare lo champagne nella sede dell’emittente leghista: le radio comunitarie, al fine di completare la copertura nazionale, divennero le uniche a poter occupare le frequenze, a patto di non interferire con le altre emittenti. Bastava solo un avviso di attivazione al ministero delle Comunicazioni e il gioco era fatto. Non solo. Trascorsi 90 giorni e in mancanza di segnalazioni di interferenze, le radio comunitarie erano autorizzate all’uso della nuova frequenza, il che significa che potevano anche venderla o permutarla, magari dopo averne migliorato il valore di mercato. Dal 2001 ad oggi nulla è cambiato. Ora, considerato che nell’asfittico mercato dell’etere italiano ogni frequenza ha un valore di mercato altissimo e comunque non calcolabile con esattezza (dipende dall’esigenza di chi compra) e che dal 2002 Radio Padania Libera ha occupato un numero di frequenze che oscilla tra le 200 e le 250, è facile intuire i motivi della discesa al Sud dell’emittente leghista, che con il sistema dell’occupazione-permuta delle frequenze ha raggiunto un duplice obiettivo: trasmettere quasi in tutta Italia e acquisire un’enorme forza commerciale. Sarà un caso, ma dai 109 mila euro del 2006 il fatturato di Rpl è passato a quasi due milioni di euro nel 2008. Non male per chi può contare sul 5% di pubblicità per ogni ora di trasmissione. Al danno per il mercato dell’etere, inoltre, sei anni fa si è aggiunta anche la beffa politica. La Finanziaria del 2005, infatti, ha regalato alle radio comunitarie un milione di euro l’anno, quindi 500mila a Radio Maria e altrettanti a Radio Padania Libera. Chi ha presentato l’emendamento in questione? Davide Caparini, il benefattore delle radio comunitarie. E “Roma Ladrona”? Sempre sulla stessa linea d’onda.

da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio 2011