Sia chiaro una volta per tutte: noi adoriamo Augusto Minzolingua. Purtroppo, lui non ricambia. Almeno fino a ieri, quando ha annunciato dalle colonne di un settimanale a caso – Panorama (Mondadori, Berlusconi) – che replicherà alla “Minzoparade”, la rubrica del nostro sito dedicata alle stronzate più solenni del suo tg-cabaret, nientemeno che con una nuova rubrica del Tg1 dal titolo davvero fantasioso: “Media”. Lì, informa (si fa per dire), “risponderemo a Minzoparade e attacchi vari da metà gennaio, monitorando cantonate e faziosità dei colleghi”. Ci pare giusto, e anche comprensibile: da quando è lui a dirigerlo, il Tg1 non solo è abbandonato ogni giorno da decine di migliaia di telespettatori (850 mila nel primo anno) in fuga verso un tg vero, tipo quello di La7. Ma non viene mai citato da nessuno, visto che non dà notizie, a parte quelle false. E non fa opinione, visto che l’unica opinione che ospita è la sua (non di Minzolini: di Berlusconi).

Gli unici a citare il Tg1, a parte i giudici che reintegrano i giornalisti epurati, siamo proprio noi con la Minzoparade. Ora lui, per gratitudine, cita la Minzoparade. Qualcuno lo accuserà di uso privato del servizio pubblico, ma lui avrà buon gioco a dimostrare che il suo non è servizio pubblico, è servizio privato di Berlusconi, dunque è normale fare uso privato di servizio privato. Per informazioni, leggere il bel libro di Maria Luisa Busi, “Brutte notizie” (Rizzoli), che racconta il Minzolincubo dall’interno, “come l’Italia vera è scomparsa dalla tv”. Maria Luisa è pessimista: “Se una volta ci volevano i carabinieri per controllare le piazze, oggi per avere il dominio della piazza televisiva bastano un direttorissimo, qualche dirigente fedele, l’arbitrio sulle carriere, il potere di intimidire chi dissente… Il gioco appare ormai irrimediabilmente truccato. Il timore di molti è che i danni arrecati alla credibilità del Tg1 siano difficilmente rimuovibili nell’opinione pubblica, in futuro…”. Noi invece, come tutti gli inguaribili ottimisti, pensiamo che il Direttorissimo può ancora fare molto peggio. I servizi sulla medusa-cubo, lo scanner per scarpe su misura, il parcheggio in doppia fila, le mutande anti-scippo, i corsi per maggiordomi, i segreti del peperoncino, i vasetti per la pupù dei bambini alla moda (i vasetti, non la pupù) e le pompette salva-vino che tanto scandalizzarono i telespettatori non ancora lobotomizzati, sono nulla al confronto di quel che il nostro eroe è in grado di cucinare in futuro. C’è una progressione geometrica nella fabbricazione di armi di distrazione di massa che lascia ben sperare per il futuro. Le classifiche settimanali della Minzoparade sono lì a dimostrarlo.

Se, nei primi mesi di cura Scodinzolini, il Tg1 era tutto un proliferare di meduse, molluschi e insetti in omaggio a Vespa e ad altri esseri incapaci di posizione eretta, ultimamente lo zoo di Minzolingua ha virato decisamente verso altre specie animali: il cane pirata di Lecco, il Cercocebo (“un esemplare di scimmia rarissima nato a fine novembre nel Bioparco di Roma”), Charlie lo scimpanzè tabagista prematuramente scomparso nello zoo di Città del Capo perché non riusciva a smettere di fumare, Gunther “pastore tedesco benestante”, Henry “il superporceddu inglese che cresce a dismisura diventando un maialone” (senz’allusioni al premier, s’intende), Honey il labrador di Washington che pesca salmoni nelle acque dell’alluvione, Kalù lo scimpanzè milionario, Olimpia l’aquila igienista che tifa Lazio e fa il bagno in una vasca allestita dal presidente Lotito, Michele l’aristogatto soriano, i porci neri dei Nebrodi che “danno sapori semplici ma intensi sulla tavola delle feste” e Pascià il cane bovaro delle Fiandre che tiene in casa quattro femmine (sempre senz’allusioni). Ecco, in attesa della controrubrica di Minzolingua, mettiamo le mani avanti: noi ci sforziamo, ma non riusciremo mai a eguagliarlo. Chapeau.

Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2010

La Minzoparade
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