Fa freddo. Molto freddo. Stare in casa con il riscaldamento al massimo non è più un privilegio, ma un’esigenza pratica. E quando si sta a casa, almeno per quanto mi riguarda, si leggono molti libri. Il libro di cui vi vorrei parlare è l’ultimo di Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, e si intitola Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo (edito da Laterza, 2010).

L’ho comprato perché dopo aver tenuto, nell’ambito del mio corso all’università, una lezione sul caso del crocifisso nelle aule scolastiche, mi sono chiesto perché è tanto difficile far capire ad alcuni dei miei interlocutori che la decisione della Corte europea dei diritti umani del 2009 che bandisce i crocifissi dalle scuole pubbliche italiane (caso “Lautsi c. Italia“) rappresenta una tappa di un percorso – mi verrebbe da dire: un percorso sacrosanto! – che anche il nostro ordinamento dovrebbe percorrere.

E’ stata la domanda di una studentessa a stuzzicare la mia voglia di approfondire il tema. “Considerare tutte le religioni uguali è puro relativismo, perché la salvezza viene solo dalla Verità cristiana e dunque io desidero che mio figlio apprenda quella Verità, e non altre. Non voglio che cresca nel relativismo”. “Lo iscriva in una scuola cattolica”, è stata la mia risposta. E lei ha ribattuto: “E se non me lo posso permettere? E come la mettiamo con i diritti dei genitori cattolici? In fondo, essi corrispondono alla maggioranza della società italiana e alla tradizione del nostro Paese…”.

Ecco il punto! Il vero nodo da sciogliere! Verità rivelata (cristiana) contro relativismo; dottrina sociale di Sacra Romana Chiesa contro la ragione pubblica che vige in democrazia; maggioranza (autoprofessatasi) cristiana cattolica contro minoranza (atea, agnostica, musulmana ecc.) dei ma-chi-li-vuole-questi-se-vengono-qui-devono-rispettare-le-nostre-tradizioni (e gli italiani come la signora Lautsi? Puff! Svaniti!).

Nel suo libro, pur non menzionando il caso del crocefisso (che è ancora pendente dinanzi alla Grande Camera della Corte di Strasburgo), Zagrebelsky lo spiega bene. Riassumo tutto in un brano (pp. 111-112):

Nel quadro di una democrazia liberale e pluralista, l’eventuale pretesa di una qualunque religione rivelata di portare i suoi dettami etici – in quanto tali, cioé in quanto religiosi – a fondamento di decisioni pubbliche, o di farli valere come pietre di paragone per valutarne la legittimità, sarebbe totalmente ingiustificata. (…)

Se ciò accadesse, si violerebbe l’uguale libertà di tutti coloro che non appartengono alla medesima fede religiosa, i quali si vedrebbero posposti nella scala della cittadinanza. Sarebbero cittadini a minor o nullo titolo. Non è qui questione del diritto della maggioranza di prevalere sulla minoranza, diritto ovviamente essenziale nella democrazia. E’ questione della natura degli argomenti che possono entrare legittimamente nel dibattito pubblico, il dibattito che, alla fine, troverà consacrazione in decisioni politiche destinate al valere obbligatoriamente per tutti i cittadini.

Non c’è nessuna maggioranza, per quanto ampia sia, che con la sua forza possa validare retrospettivamente argomenti invalidi dal punto di vista della democrazia. Per nulla paradossalmente, una deliberazione politica assunta in base a una fede religiosa è esercizio di tanta maggior violenza quanto più è forte la maggioranza che schiaccia la minoranza. Di fronte a una decisione motivata, direttamente ed esclusivamente, in base a precetti d’una qualunque religione (“Dio lo vuole”), la coscienza laica ha a sua volta il diritto di levare i suoi propri “non possumus”.

Per ora mi fermo qui.

Che il 2011 sia, per tutti, un anno di laicità anche nel nostro scalcagnato Paese. Di persuasione e non d’imposizione delle idee; di vera accoglienza del prossimo, non di bigotta formulazione d’accuse di relativismo o nichilismo; di amore, non quello partitico, ma quello dei tanti che lo danno e lo fanno davvero. Buon anno a tutti.