Sapevo già  che Antonio Di Pietro, correttamente, non aveva interpretato come un attacco alla sua persona il documento sullo stato di salute del partito che ho sottoscritto con Luigi de Magistris e Giulio Cavalli. Solo i mistificatori per necessità, che avevano bisogno di nascondersi dietro le spalle larghe di Di Pietro, potevano farlo. Di Pietro, invece, conosce bene la nostra e la mia lealtà e sa che delle idee professate con la schiena dritta non si deve avere paura anche quando ci si deve fare i conti, perché amico Platus sed magis amica veritas. Così Di Pietro sa che tutte le (non poche) critiche che, da quando sono stata candidata al Parlamento europeo con Italia dei Valori, ho mosso nei confronti di esponenti o scelte del partito sono anche segno di stima per lui e per il partito. Ritenessi Italia dei Valori un malato incurabile me ne sarei già allontanata da un pezzo.

Ma, poiché credo nella funzione che il partito ha nel liberare l’Italia dal regime berlusconiano, sarei solo un’ipocrita o una sprovveduta a sostenere che tutto va bene. Così come sono ipocriti o sprovveduti quelli che negano le avvisaglie di alcuni malesseri che a Roma o in periferia nel corpo del partito si palesano. Per questo motivo sono ben
contenta di aver lanciato, con Luigi e Giulio, quel documento, senza il quale nessuna riflessione sulla necessità di messa a punto del partito sarebbe venuta, né la decisione di convocare con urgenza una riunione straordinaria dell’esecutivo nazionale. Nel mio piccolo, ne rivendico orgogliosamente una parte del merito. Così come rivendico il merito della scelta di valorizzare nel partito personalità importanti come Lorenzo Diana (per il cui ingresso nel partito mi sono spesa per prima), scelta che certo segna la discontinuità rispetto a quanto spesso accaduto nelle realtà locali. Potrei citare tanti accadimenti, basti il più noto: oggi Di Pietro per primo sa che errore sia stata la candidatura di De Luca alla Presidenza della Campania; io sono orgogliosa di essermi opposta fin da subito.

Certo, ho letto anche reazioni scomposte o dissennate, che naturalmente non meritano risposta né attenzione, qualificandosi da sole le persone che le hanno pronunciate. Ho letto anche – con sorpresa, ammetto – l’intervento leguleio di Bruno Tinti su una questione politica grande quanto una casa.

La questione è questa e la ripropongo: Carrara, De Gregorio, Porfidia, Scilipoti, Razzi e altri (serie non infinita ma certo significativa di voltagabbana che hanno usato il nostro partito per portare il consenso di Italia dei Valori al servizio di Berlusconi) sono singoli, eccezionali casi di antropologia mastelliana oppure la spia che qualcosa non è andata nella selezione della classe dirigente del partito? Io – che, oltre ad essere una dei più attivi parlamentari europei e a guidare il dipartimento antimafia del partito, incontro settimanalmente migliaia di militanti e sostenitori del partito in ogni zona d’Italia, raccogliendone spesso ansie e difficoltà – penso che la risposta giusta sia la seconda. E, poiché la più grossa risorsa di Italia dei Valori deve essere la sua credibilità nella lotta per un paese più giusto, avverto l’obbligo di impegnarmi perché quotidianamente si operi nel partito con spirito critico e prima di tutto autocritico. Spiriti liberi servono al partito, non servi sciocchi. Quelli, tutti, è bene che seguano le orme di Scilipoti. Non è solo una mia idea: è la risposta data dall’elettorato, che più di sempre ha premiato Italia dei Valori quando ha mostrato, attraverso le candidature giuste, quello spirito. E allora quella deve essere la strada.

Il presidente Di Pietro sa bene come i politicanti alla Scilipoti (ma non solo Scilipoti) mal digerissero il mio impegno intransigente nel rispetto dei valori che il partito rappresenta nelle aspettative della parte sana del paese. Feci una promessa quando accettai la candidatura alle ultime europee: dimostrare che l’assunzione di un ruolo istituzionale non sminuisse nemmeno un po’ il mio rigore etico. Sono grata a Di Pietro e a tanti appassionati combattenti che ho incontrato nel partito e che hanno appoggiato il mio impegno.

Un impegno che sarà sempre più intransigente.