1 gennaio 2010: a L’Aquila i cittadini festeggiano come possono l’anno nuovo. Lo slogan: “Riprendiamoci la città”. E’ la reazione a 8 mesi di commissariamento e gestione emergenziale.

23 gennaio: giornalisti, vigili del fuoco, Cgil e comitati aquilani organizzano il presidio informativo “No alla Protezione Civile Spa”, la struttura nascente che potrebbe gestire situazioni di emergenza socio-economico-ambientale. Viene definita “un pericolo per il normale vivere democratico”. Berlusconi aveva affermato: “Per governare questo Paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile”. Il decreto legge 195 sta per consegnarglieli.

29 gennaio: Berlusconi a L’Aquila promette un ministero a Guido Bertolaso “per il grande lavoro svolto”.

31 gennaio: passaggio di consegne del ruolo di Commissario. Da Bertolaso a Gianni Chiodi. Nel frattempo partono i lavori per il Centro Celestiniano a Piazza d’Armi (oltre 3 milioni di euro), nonostante il parere negativo del Comune. Bertolaso afferma: “In passato sono stato criticato per aver preso decisioni da solo con scarso senso democratico. Una volta tanto lo faccio veramente. Se è vero che per le prossime 72 ore sono ancora io al comando, posso assicurare che la mensa si farà secondo il progetto previsto”.

3 febbraio: Bertolaso fa una relazione in Senato sul lavoro svolto a L’Aquila e parla di 18mila aquilani cui è stata data una casa. In realtà sono 10mila. E’ in corso la conversione in legge del decreto 195, che dovrebbe istituire Protezione Civile Spa.

10 febbraio: scoppia lo scandalo Grandi eventi. Vengono pubblicate le intercettazioni degli imprenditori che, la notte del terremoto, ridevano pensando ai soldi che avrebbero fatto intervenendo nel post-emergenza. E’ il sistema gelatinoso che si palesa, dal G8 della Maddalena ai Mondiali di Nuoto di Roma. Bertolaso cerca di difendersi da quella che definisce “macchina del fango”.

18 febbraio: comitati aquilani di Terzigno e Chiaiano, Vigili del Fuoco, alcune realtà di Protezione civile in presidio a Roma contro la Spa. Davanti a Montecitorio gridano: “3 e 32, io non ridevo”.

19 febbraio: la creazione della Protezione Civile Spa viene stralciata dal decreto 195.

28 febbraio: è il giorno del Popolo delle carriole. 6mila aquilani si ritrovano in piazza Duomo, sfondano le transenne e cominciano a spalare le macerie da piazza Palazzo. Si svela la costruzione mediatica: il centro è abbandonato. Primo dossier di Legambiente: 4,5 milioni di tonnellate di macerie non rimosse. Dopo questa giornata, gli aquilani iniziano a riteovarsi la domenica per proseguire il lavoro. Chiodi parla di “emergenza macerie”.

1 marzo: i Servizi segreti relazionano in Parlamento e rilevano un forte interesse predatorio da parte delle cosche mafiose nelle grandi opere sul territorio italiano. In particolare, nella ricostruzione a L’Aquila.

5 marzo: Denis Verdini, coordinatore del Pdl, ammette con i pm di Firenze di aver raccomandato l’impresa Btp di Fusi perché avesse “qualche appalto” in Abruzzo.

20 marzo: lo stesso Denis Verdini dice che gli aquilani devono partecipare alla manifestazione del Pdl per ringraziare: “Gli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano a San Giovanni”.

28 marzo: giornata di elezioni. All’Aquila, la Digos sequestra alcune carriole. Il prefetto Gabrielli aveva annunciato che si sarebbe anche utilizzata la forza per impedire che il popolo delle carriole si riunisse: la carriola viene equiparata a un simbolo elettorale. Fa il giro del web il verbale di sequestro.

29 marzo: le elezioni provinciali vengono vinte da Del Corvo, candidato del Pdl. L’opinione pubblica interpreta il dato come un’accettazione da parte dei terremotati della politica del governo. Le ragioni di questo successo elettorale sono complesse, da ricercarsi anche nel bacino di voti della Marsica, da cui proviene Del Corvo: una popolosa regione della provincia aquilana non interessata dal terremoto.

aprile: nasce l’Assemblea cittadina, movimento spontaneo e partecipativo che si occuperà, fra l’altro, di redigere una legge di iniziativa popolare.

3 giugno: la Commissione Grandi Rischi risulta indagata per la riunione del 31 marzo 2009 che rassicurò gli aquilani sulle frequenti scosse. Reato ipotizzato: omicidio colposo. Fra gli indagati, il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi, il vice capo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, Gian Michele Calvi, che con la Fondazione Eucentre ha progettato i pilastri del progetto C.A.S.E.

8 giugno: Silvio Berlusconi dichiara: “La Protezione civile non si recherà più in Abruzzo finché esisterà l’accusa di omicidio colposo”. E aggiunge: “Qualcuno con la mente fragile rischia che gli spari in testa”. Reazioni indignate a L’Aquila.

11 giugno: Guido Bertolaso e Gianni Letta inaugurano la restaurata facciata della Basilica di Collemaggio. Non ricordano che la basilica era in restauro dal 2007, ben prima del terremoto.

10 giugno: Denis Verdini risulta indagato a L’Aquila. C’è un’inchiesta sul progetto C.A.S.E.

16 giugno: grande manifestazione cittadina. Sindaci in testa, migliaia di persone occupano l’autostrada. Tra le altre cose, si protesta contro il fatto che fra poco gli aquilani dovranno ricominciare a pagare le tasse.

1 luglio: a L’Aquila si ricominciano a pagare le tasse.

7 luglio: gli aquilani manifestano a Roma. Lanciano lo slogan S.O.S. (Sospensione delle tasse – Occupazione – Sostegno all’economia). E arrivano le manganellate.

20 luglio: gli albergatori minacciano di mandar via gli sfollati, perché la Regione non paga. Gianni Chiodi ammette: “I soldi sono finiti”.

22 luglio: Casalesi all’Aquila. Le cassandre che parlavano del rischio mafia dall’anno precedente avevano ragione.

27 luglio: durante la discussione della finanziaria, i deputati del Pd vanno all’Aquila con i pullman.

29 luglio: Berlusconi annuncia che riprenderà in mano la ricostruzione dell’Aquila con la Protezione civile. Il Sindaco Cialente protesta per l’accusa agli enti locali.

15 settembre: Berlusconi dichiara a Le Figaro che il governo ha dato case a 65mila sfollati e ricostruito un’intera città. Fra C.A.S.E. e M.A.P. sono sempre 18mila gli aquilani ospitati nelle case nuove. E la città non è ricostruita.

23 settembre: dopo la contestata nomina di un nuovo commissario (Antonio Cicchetti, che fa parte della Famiglia Pontificia), Massimo Cialente si dimette da vice commissario.

6 ottobre: secondo dossier di Legambiente, secondo cui, con questo ritmo, si libererà il cratere sismico dalle macerie nel 2079.

novembre: Bertolaso va in pensione. Il nuovo capo della Protezione civile è Franco Gabrielli, già prefetto dell’Aquila dal 6 aprile 2009.

8 novembre: Berlusconi torna a L’Aquila dopo 8 mesi per premiare Bertolaso, viene istituita una zona rossa intorno alla Guardia di Finanza per impedire ai manifestanti fare contestazioni. La macchina del nuovo commissario Cicchetti viene assaltata.

20 novembre: manifestazione nazionale a L’Aquila. 25mila persone arrivano da tutta Italia e scoprono la zona rossa del centro storico in abbandono, in rovina. Inizia la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare. Sul Fatto, raccontiamo la città che rischia di spopolarsi, la ricostruzione a rilento, il dramma dell’occupazione e della vita sociale.

7 dicembre: Libera divulga un importante dossier sull’Aquila e le infiltrazioni mafiose. Gabrielli reagisce dicendo che è tutto a posto, e che la legalità è stata rispettata.

19 dicembre: su Site.it, il punto sugli sprechi per il noleggio dei bagni chimici durante la gestione emergenziale: 34 milioni di euro.

20 dicembre: Si registrano enormi disagi nei 19 “new village” del piano C.A.S.E. La Protezione civile fa sapere che “è stata trasferita al Comune la responsabilità della manutenzione degli stessi edifici”. La manutenzione è troppo costosa, e così arriva l’ennesima beffa: dal 2011 gli sfollati “assistiti” dovranno pagare l’affitto.

23 dicembre: il “milleproroghe” non contiene la promessa sospensione degli arretrati delle tasse. Rabbia e occupazione del palazzo della Regione. Si parla di una nuova proroga, di altri 6 mesi. L’Assemblea cittadina proclama lo stato di agitazione permanente. Il Consiglio comunale anche. Gli aquilani dovranno restituire circa un miliardo di euro. Più o meno quel che è stato speso per l’emergenza: in un certo senso, gli aquilani questa gestione emergenziale se la pagheranno.

31 dicembre: terminerà l’assistenza in alberghi e caserme. I terremotati accolti in queste strutture sono ancora 2.095.