Undici anni e tre mesi di carcere. A tanto è stato condannato l’ex consigliere regionale della Calabria Mimmo Crea, accusato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. La sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Reggio Calabria è arrivata poche ore fa. Ha retto, dunque, l’impianto accusatorio dei pm Mario Andrigo e Marco Colamonici che hanno coordinato l’inchiesta dei carabinieri “Onorata sanità”. Antonio Crea, il figlio dell’ex consigliere, è stato assolto per il concorso esterno, ma condannato a 3 anni e 3 mesi per truffa e falso.

Secondo gli inquirenti, Mimmo Crea era “l’uomo per tutte le stagioni” e ha favorito le cosche Morabito-Zavettieri di Africo e Roghudi, la cosca Cordì di Locri e la cosca Talia di Bova Marina, garantendo quelle connivenze che da anni caratterizzano la gestione delle strutture ospedaliere e delle aziende sanitarie nella provincia di Reggio Calabria. L’inchiesta ha svelato l’intreccio tra ‘ndrangheta e politica nella gestione della sanità reggina, come nel caso della nascita della clinica privata Villa Anya, per la quale i giudici hanno predisposto il sequestro. Una casa di cura che, sulla carta era gestita dai figli dell’ex consigliere regionale e da sua moglie, condannata a 9 mesi di reclusione per truffa. Di fatto, però, era Mimmo Crea il “dominus” della struttura sanitaria, che sarebbe nata grazie alle “entrature” del politico alla regione Calabria.

Su Villa Anya i giudici del tribunale della Libertà avevano confermato che “oltre a costituire un proficuo bacino di affluenza di introiti elevatissimi, rappresenta lo strumento indispensabile, nell’ottica del politico Crea, per l’elargizione (e la restituzione) di favori e per la raccolta di consensi elettorali”. Secondo i magistrati del Riesame, a favore di Crea “converge il massiccio appoggio delle cosche locali ioniche, come chiaramente rilevato dagli incontri e dalle molteplici conversazioni che registrano i commenti prima, durante e dopo le consultazioni regionali dell’aprile 2005”.

Dopo alcuni cambi di casacca, Crea si candida alle regionali del 2005 nelle file della Margherita. Primo dei non eletti, Crea varca la porta di palazzo Campanella subentrando a Francesco Fortugno, ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre 2005. Secondo i giudici del Riesame, Crea sfrutta “al massimo la posizione dominante rivestita all’interno delle istituzioni regionali, in vista della realizzazione degli interessi dei gruppi criminali di cui è diretta emanazione e degli interessi propri per il perseguimento di elevati profitti da reinvestire poi in spregiudicate iniziative finanziarie”. Da consigliere regionale, Crea quindi “si colloca quale diretto referente dei clan mafiosi, al centro di un ramificato sistema di gestione affaristica”. Diverse le modalità con cui favorisce le organizzazioni criminali. L’ex consigliere regionale si dà da fare per “risolvere problemi lavorativi concernenti soggetti affiliati”, per ottenere “la sistemazione presso l’Asl di tale Filippo Costarella, nipote acquisito del defunto boss di Roghudi Zavettieri Sebastian“, per inserire “congiunti di alcuni soggetti costituenti emanazione dei clan” all’interno della sua segreteria politica”.

Dalle intercettazioni emerge poi il modo utilitaristico dell’ex consigliere di intendere la politica. Ecco come Crea fornisce una graduatoria degli assessorati parlando con Antonino Roberto Iacopino, ex direttore dell’Asl di Reggio Calabria condannato a 9 mesi: «La sanità è prima, l’agricoltura e forestazione seconda, le attività produttive terza; in ordine… in ordine di… dai, come budget”.

di Lucio Musolino