Un corso di laurea che in mano ti lascia un titolo inesistente. E’ capitato a sessanta studenti del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Architettonici e Ambientali. E’ successo a Palermo. Nel 2006. Quando nasce, all’interno della Facoltà di Architettura, il corso di laurea magistrale che garantisce ai propri iscritti il titolo professionale di Architetto conservatore. Secondo la guida dello studente di quell’anno,  l’Architetto conservatore sarebbe stata “una figura professionale altamente specializzata per operare nel settore della conoscenza, dello studio, dell’analisi degli organismi architettonici storici, della progettazione e direzione dei lavori”. Tutto questo era anche confermato all’interno del progetto formativo che l’ateneo palermitano aveva inviato al Miur per far conoscere a livello nazionale la propria offerta formativa.

I nodi però sono venuti al pettine non appena i primi laureati hanno cercato di iscriversi all’albo professionale degli Architetti conservatori. Alla richiesta presentata ai membri dell’albo la risposta è stata: “l’Architetto conservatore non esiste”. All’interno dell’albo infatti è possibile scegliere tra diverse carriere nessuna delle quali però comprende l’Architetto conservatore. Infatti o si è Architetti o Conservatori. La differenza fra le due professioni è abissale. Mentre il primo lavora in maniera operativa sul campo (progettazione, direzione dei lavori), il secondo ha solo competenza di diagnosi sui beni architettonici, competenza tra l’altro non esclusiva ma che riguarda anche l’architetto puro.

“Se avessi saputo che alla fine sarei diventata un Conservatore non avrei mai scelto questo corso di studi”, spiega Giulia Petrone una delle studentesse incappate nel problema e che ha presentato, insieme ad altri 29 colleghi, un esposto alla Procura della Repubblica sulla vicenda. Giulia prosegue: “A questo punto per me, sarebbe stato meglio abilitarmi una volta conseguita la laurea di base perché avrei avuto molte più mansioni operative, proprie dell’architetto e mi sarei potuta iscrivere nell’albo degli Architetti junior.” I ragazzi dell’ateneo palermitano si sono quindi rivolti al consiglio di Facoltà e il 19 luglio scorso hanno avuto almeno la soddisfazione dell’ammissione dell’errore. Nel verbale si legge: “Verranno apportati i necessari correttivi per restituire al profilo dell’ordinamento coerenza e trasparenza”.

Questo guazzabuglio burocratico ha origini lontane secondo il Professore Francesco Tomaselli ex Coordinatore e ideatore del Corso di Laurea a Palermo: “Tutto dipende dal fatto che il Miur non colloquia con il ministero di Giustizia preposto all’ordinamento delle professioni. Quindi le nuove lauree specialistiche che sono molto dettagliate non trovano alla fine un riscontro concreto nelle professioni da poter svolgere. Per sollevare il problema ho anche scritto ai ministri competenti (Miur, Giustizia, Pari Opportunità, Cultura) proponendo o di cambiare la tipologia dell’esame di Stato che in questo momento per i Conservatori non prevede la fase operativa (così come capita per gli architetti) per determinare correttamente un giudizio di competenza, o di specificare in maniera inequivocabile che anche i Conservatori sono competenti per progettare e dirigere i lavori, fino ad oggi non ho avuto risposta. E’ evidente che il mondo dell’Università e il mondo del lavoro non hanno assoluta comunanza di vedute.”

Intanto, dalla guida dello studente di quest’anno è scomparsa la promessa di formare “Architetti conservatori”, ma a parte questo risultato utile soprattutto per i futuri iscritti, i giovani laureati e laureandi al vecchio corso di laurea hanno dovuto scegliere se migrare ad architettura, al costo di notevoli debiti accademici o cambiare completamente ateneo. Fra gli studenti c’è chi ha accettato, altri hanno lasciato Palermo per rivolgersi ad altri atenei, con evidenti disagi e spese economiche, altri delusi hanno abbandonato gli studi. Naturalmente, a chi ha deciso di continuare, pur con la consapevolezza di non potersi più laureare in tempo, sono state applicate le more sulle tasse per mancata laurea entro l’anno accademico. Insomma, danno e beffa perché nella frammentazione universitaria dove la laurea del vecchio ordinamento si è microscomposta prima in laurea di base e laurea specialistica e ora in laurea triennale e laurea magistrale, il caos ha generato mostri burocratici e alla fine quelli che vengono “mangiati” sono sempre gli studenti.

di Maria Letizia Affronti