Le parole della ricercatrice romana Francesca Coin devono indurre riflessioni adeguate alla doppia difficoltà di una cultura e di una ricerca insidiate dall’esterno da cialtroni travestiti da amministratori e legislatori “politici” e dall’interno resa un bluff di infimo livello grazie a trucchi e truffe, che hanno fatto scendere l’accademia italiana agli ultimi posti delle classifiche internazionali.

Non esagera infatti chi denuncia i ricorrenti luridi linguaggi dei cosiddetti “giudizi” di commissioni concorsuali, che mai sono finite “a calci in culo” recluse con vergogna nelle patrie galere e neppure escluse a vita da una accademia dove siffatti infami comportamenti costituiscono semmai titolo preferenziale per carriere da rettore e, per i più sfrontati, anche da “politico”.