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Valditara dopo le polemiche sui tagli agli organici nelle scuole: “Lavoriamo per eliminarli durante l’iter della manovra”

Il ministro dell'Istruzione risponde alla Camera alle polemiche sulla riduzione di docenti e personale Ata prevista dal 2027/2028: "Intendiamo lavorare affinché la misura possa essere eliminata". Poi rivendica le assunzioni e gli investimenti del governo Meloni e chiama in causa l'esecutivo Draghi.
Valditara dopo le polemiche sui tagli agli organici nelle scuole: “Lavoriamo per eliminarli durante l’iter della manovra”
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Spuntati nella manovra all’insaputa di molti, compreso alcuni ministri, i controversi tagli alla scuola potrebbero essere cancellati. Il governo apre alla possibilità di un dietrofront dopo le polemiche da parte dell’opposizioni e i malumori degli alleati. A indicare questa strada è il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che durante il question time alla Camera, rispondendo a un’interrogazione della deputata del Pd Irene Manzi sulla riduzione del personale docente e Ata a partire dall’anno scolastico 2027/2028, ha annunciato l’intenzione di intervenire nel corso dell’esame parlamentare della manovra.

“Intendiamo lavorare affinché durante l’iter parlamentare della legge di bilancio la misura del taglio possa essere eliminata”, ha dichiarato il ministro. Nel corso della risposta, Valditara ha difeso l’operato dell’esecutivo, contestando le critiche sulla politica scolastica e chiamando in causa anche il governo precedente. “In Italia i tagli agli organici dei docenti sono stati fatti in misura rilevante dal governo Draghi con l’allora ministro Bianchi del Partito democratico e votati da molti parlamentari dell’attuale opposizione: 10.157 posti in meno complessivi, oltre 10mila tagli”, ha affermato. “A differenza di quel governo, noi abbiamo provveduto a incrementare in modo strutturale le risorse per la scuola”.

Il ministro ha quindi rivendicato l’aumento dei finanziamenti destinati al sistema scolastico. “Con le prime quattro leggi di bilancio di questa legislatura si è avuto un aumento strutturale di risorse per la scuola pari al 13,1% rispetto al 2022”, ha spiegato, sostenendo che gli investimenti siano cresciuti del 30% in più rispetto a quanto realizzato nell’intera legislatura precedente. In quel periodo, ha aggiunto, nonostante gli investimenti straordinari legati all’emergenza Covid, l’incremento si sarebbe fermato al 9,58%. A sostegno delle proprie argomentazioni, Valditara ha richiamato anche i dati Eurostat, secondo i quali l’Italia spenderebbe complessivamente per ogni alunno più della media europea.

Sul fronte del personale, il ministro ha ricordato le assunzioni effettuate dall’attuale esecutivo: “Questo Governo ha assunto circa 206.000 unità di personale”. A queste, ha aggiunto, si dovrebbero sommare circa 40mila assunzioni di docenti già stimate per il prossimo anno scolastico. Secondo Valditara, al termine della legislatura il numero degli insegnanti assunti sarà quindi superiore di oltre 20mila unità rispetto a quello della legislatura precedente. Il titolare dell’Istruzione ha infine rivendicato il recupero di migliaia di idonei dei concorsi passati, che, a suo dire, erano stati abbandonati dal precedente governo.

Intanto von un appello pubblicato sui social rivolto a tutto il personale della Scuola, il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana ha annunciato lo sciopero del 20 novembre contro i tagli agli organici appunto (7mila previsti nell’ultima legge di Bilancio e altrettanti in quella precedente), gli stipendi insufficienti, il precariato e le criticità della Carta docente, del recupero del 2013 e degli esami di maturità. La mobilitazione denuncia anche la burocrazia eccessiva, la scarsa sicurezza degli edifici scolastici, le aggressioni al personale e la trasformazione della scuola in un “progettificio“. Tra le richieste: maggiori risorse, retribuzioni adeguate, stabilizzazione dei precari, scuole sicure e centralità della didattica. Castellana sottolinea che lo sciopero nasce da motivazioni legate esclusivamente alla scuola, indipendentemente dal governo in carica. Nella stessa giornata è stato proclamato anche uno sciopero nazionale della Cgil in tutti i comparti.

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