E’ stato arrestato intorno alle 15.30 a Casal di Principe Antonio Iovine, uno dei principali boss del clan camorristico dei Casalesi, latitante da 14 anni. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli coordinata da Vittorio Pisani. Soprannominato “0’ninno” per il suo viso da bambino, Iovine era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia.

Il boss si nascondeva in un’intercapedine ricavata in una villetta appartenente alla famiglia di Marco Borrata, 43 anni, nella quinta traversa di via Cavour. All’arrivo degli agenti ha tentato di fuggire attraverso il terrazzo, ma è stato bloccato. Il superlatitante era disarmato, ma nella villetta la polizia ha trovato una pistola, regolarmente denunciata, appartenente a Borrata. L’arresto è stato possibile grazie a pedinamenti e accertamenti su parenti e fedelissimi del latitante.

”Firmerò subito la richiesta di 41bis per Antonio Iovine”. E’ quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti a Montecitorio. “Un’ulteriore conferma – aggiunge il Guardasigilli – che la squadra Stato vince e l’antimafia giocata batte quella parlata”.

Il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore ha espresso grande soddisfazione per la cattura del boss dei casalesi e ha elogiato l’operato della polizia. “L’operazione conclusa oggi – ha detto Lepore – dimostra ancora una volta che l’attività delle forze dell’ordine, coordinate dalla Dda di Napoli, produce risultati importanti sul territorio”.”Si tratta di una grande operazione condotta dalla squadra mobile di Napoli che dopo tanti anni è riuscita a catturare Iovine. Ora resta ancora da arrestare l’altro boss, Michele Zagaria”, ha concluso il procuratore affermando di non poter ancora fornire particolari sull’operazione.

Nato il 20 settembre del 1964 a San Cipriano D’Aversa, Antonio Iovine è insieme a Michele Zagaria uno dei principali boss del clan camorristico dei Casalesi. Ricercato dal 1996, nel luglio 1999 sono state diramate le ricerche in campo internazionale. Il 19 giugno 2008, nel processo d’appello del maxiprocesso Spartacus, Iovine viene condannato all’ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei Casalesi. Nel maxiprocesso è condannato anche per omicidio. Componente con Michele Zagaria della diarchia che dalla latitanza ha diretto gli affari criminali del clan, Iovine è considerato il ‘boss manager’, la mente affaristica del sodalizio impegnato tra le altre attività anche nel business della spazzatura. A lui viene attribuita la capacità del clan di espandere i propri interessi ben oltre i confini campani.  E’ Iovine, per gli inquirenti, a rappresentare per anni la camorra che fa affari e che ricicla i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte, nell’economia pulita e nel business del cemento fino a costruire l’impero di ‘Gomorra’, come testimoniato dai continui sequestri di beni disposti da parte della magistratura.

Ultimamente, arresti e sequestri patrimoniali hanno fatto terra bruciata attorno al boss, irreperibile però per ben 14 anni. Nel novembre 2009 viene arrestato uno dei suoi nipoti insieme a un ispettore di polizia e un carabiniere accusati di essere talpe dei Casalesi. Prima ancora, a marzo dello stesso anno, era finita in manette la sorella Anna per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso ai danni della cognata. Nel febbraio 2010, in un appartamento di San Cipriano D’Aversa, dove Iovine è nato e cresciuto, viene arrestato Corrado De Luca, 42 anni, ritenuto braccio destro del boss e condannato a otto anni nel processo Spartacus. De Luca è considerato dagli inquirenti uno degli uomini più legati a Iovine, capace anche di gestire affari e interessi del clan a Roma, dove Iovine è stato sempre molto attivo.