“Grazie al sindaco e a tutta la comunità di Acquaformosa”. Così Luca Zaia, governatore del Veneto, commenta a Ilfattoquotidiano.it la notizia della raccolta fondi per gli alluvionati della sua regione, promossa dal piccolo paese della provincia di Cosenza, in Calabria. E dire che solo un anno fa, Zaia, ai tempi ministro per le Politiche Agricole, aveva pesantemente insultato il primo cittadino di Acquaformosa Giovanni Manoccio. Il paese, abitato da una comunità italo-albanese, si autoproclama “deleghistizzato” dopo che la Lega, il 6 agosto 2009, propone un esame di dialetto per gli insegnanti del Sud che operano al Nord. Per Manoccio questo “è troppo”, ci vuole una “battaglia di civiltà”, contro il pensiero leghista “che offende e dileggia il Meridione”. Una iniziativa voluta da tutta la giunta e portata a compimento con il ‘Decalogo sui comportamenti da tenere in un paese deleghistizzato‘ e con il posizionamento di un cartello all’entrata del paese: “Benvenuti ad Acquaformosa, paese deleghistizzato”.

Una idea “simpatica” per il sindaco, che nell’estate del 2009, disse: “Non ce l’ho con la Lega. I leghisti, per certi aspetti e per il loro folklore, mi sono anche simpatici”. Di tutt’altra opinione l’allora ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, che parlò di una “becerata”. Prima diede del “demente” al sindaco, poi lo invitò a “depurarsi nelle acque del Po”. Evidentemente ha cambiato idea, visto che oggi, nei giorni del disatroso alluvione in Veneto, lascia da parte le vecchie ruggini e ringrazia pubblicamente Manoccio per il pensiero, accettando lo stipendio che il primo cittadino calabrese vuole devolvere per la causa.

L’iniziativa di Acquaformosa prende spunto da una lettera inviata dal sindaco al governatore del Veneto: “Egregio Signor Presidente, con la presente le voglio esprimere la solidarietà mia e dei miei concittadini per la situazione difficilissima in cui versa la sua regione per i danni prodotti dalle intemperie atmosferiche di questi giorni”. Ma le parole non bastano, se non seguono i fatti. “Da ieri mattina un grande salvadanaio è stato messo all’entrata del comune – dice il sindaco – La prossima domenica poi ci sarà una raccolta di fondi nella piazza centrale”. Tutto questo “per mostrare ancora una volta che, pur nella povertà il sud e la Calabria, come hanno fatto da sempre nella loro storia millenaria, sanno essere vicini a chi vive situazioni di bisogno. E anche per riaffermare che il nostro Paese è uno dal Nord al Sud’’. Il governatore del Veneto, intervistato dal Fattoquotidiano.it dice “grazie al sindaco e a tutta la comunità di Acquaformosa”. Parole ben accolte da Manoccio, che però non dimentica le polemiche passate. Nella lettera si legge: “Lei non ebbe parole simpatiche nei miei confronti, mostrando un atteggiamento poco rispettoso. Il Sud è una parte d’Italia dove i sentimenti di solidarietà sono costantemente vivi e presenti, noi soffriamo quotidianamente e siamo vicini a chi subisce la nostra stessa sorte in ogni parte del mondo”. La risposta di Zaia è secca: “Ha ragione il sindaco, ma la politica non ha nulla a che vedere con la solidarietà. Oltre tutto, anche i veneti hanno avuto modo di dimostrare il loro spirito di solidarietà. Non ultimo all’Aquila”.

Capitolo chiuso? Non per il piccolo centro calabrese, che adesso vuole impegnarsi per portare al successo l’iniziativa di beneficenza. Non si cancella, però, il tanto discusso decalogo, che contiene chiari riferimenti alle frasi celebri dei dirigenti padani: le risposte al sindaco Gentilini (“nel nostro paese non togliamo le panchine per gli immigrati, anzi le dotiamo di cuscini”), ma anche quelle al leader lumbard Umberto Bossi (“nel nostro paese non occorre affermare di avercelo duro: tutti lo sanno già”). Il testo composto da dieci punti, scritto con il gusto dell’ironia e della dissacrazione adesso verrà aggiornato. La giunta ha infatti deciso di aggiungere un undicesimo punto: “I cittadini di Acquaformosa aiutano i popoli celti e padani del Nord”.