Tre rappresentanti della Camera dei Lord saranno sospesi dalle loro funzioni per aver ottenuto indebitamente rimborsi sulle spese di abitazione. Secondo l’indagine a loro carico, i politici avrebbero falsamente stabilito la propria residenza in comuni al di fuori della città di Londra in modo da poter ottenere la quota di rimborsi destinata alle spese sostenute dai parlamentari fuori sede. I rimborsi coprono generalmente sgravi sulla residenza, tra cui l’affitto o la manutenzione degli immobili, entro un limite massimo che attualmente non supera le 10.000 sterline annue.

Il provvedimento di sospensione è stato preso non dalla magistratura, ma da un comitato interno preposto alla vigilanza sui privilegi e la condotta dei parlamentari. I tre, a cui verrà chiesto di ripagare il prima possibile il denaro sottratto alle tasche dei contribuenti sono i laburisti Swraj Paul – uno dei maggiori finanziatori del partito – e Pola Uddin, e l’indipendente Amir Bathia.

La somma dovuta dai tre Lord ammonta complessivamente a circa 200.000 sterline (più o meno 225.000 euro). Nel dettaglio è proprio la Baronessa Uddin ad aver sottratto più denaro pubblico: il sito web del parlamento rende pubblico il rapporto sulla condotta dei parlamentari, come anche la cifra esatta da restituire, 125.349 sterline. Proprio per lei è stata chiesta la sospensione più severa dalla Camera dei Lord, fino a Pasqua 2011. Quattro mesi per gli altri due, che hanno già in parte ripagato il debito. Inoltre Uddin è stata immediatamente sospesa dal partito laburista, e potrebbe andare incontro ad azioni disciplinari. Paul si è invece volontariamente autosospeso dal Labour.

I fatti di questi giorni sono solo un episodio, probabilmente non l’ultimo, di quello che è stato definito lo “scandalo dei rimborsi spese”. Emerso con grande clamore nella primavera del 2009, ha toccato da allora esponenti di tutti i partiti (laburisti, conservatori, liberaldemocratici). I momenti più critici dal punto di vista politico nell’ottobre dello scorso anno, quando lo scandalo ha sfiorato l’allora premier Gordon Brown, a cui è stato chiesto di ripagare la cifra di 12.450 sterline, e quando, solo lo scorso giugno, il Lib Dem David Laws, ministro del Tesoro del governo Cameron da poco in carica, è stato costretto alle dimissioni. Ha dovuto ammettere di aver chiesto 40.000 sterline di rimborsi per l’affitto della casa londinese in cui proprietario era in realtà il suo compagno.

Nell’inverno del 2009, in fase già pre-elettorale, l’allora capo dell’opposizione e oggi primo ministro David Cameron aveva invitato tutti gli esponenti del proprio partito alla massima trasparenza e rigore in materia di rimborsi. Lo scandalo ha gettato discredito sulla classe politica, tanto che nelle elezioni del maggio 2009 tutti i partiti puntavano instillare nei cittadini fiducia verso la politica. Complessivamente dall’inizio dello scandalo, solo in pochi casi gli episodi di corruzione sanzionati da inchieste interne hanno portato ad un esito giudiziario: in giugno è stato chiesto l’arresto per quattro ex parlamentari, tre laburisti rappresentanti della Camera dei Comuni e un Lord conservatore. I politici avevano fatto appello all’immunità parlamentare, ma il giudice Saunders della Southwark Crown Court l’ha respinta. L’immunità è un privilegio dei parlamentari che copre i reati di opinione, non certo quelli di frode o corruzione, ha affermato Saunders per motivare la sentenza.