A distanza di 40 anni, il caso di Mauro De Mauro, cronista de l’Ora scomparso a Palermo il 16 settembre del ’70, continua a riservare sorprese. Una di queste è che l’omicidio del giornalista sarebbe il primo di una lunga serie di delitti in cui Cosa nostra avrebbe operato anche su “input esterni”. La rivelazione sono di Vito Ciancimino. L’ex sindaco di Palermo, morto a Roma il 19 novembre 2002, lo riferì al figlio Massimo, che sta raccontando i retroscena della trattativa tra Stato e mafia ai pm di Palermo.  Durante il processo è emersa anche la morte di Enrico Mattei, presidente dell’Eni precipitato con il suo aereo il 27 ottobre 1962 a Bascapè (Pv) in circostanze ancora da chiarire. Per il caso De Mauro è sotto processo il boss Totò Riina.

Oggi, nel giorno in cui sarebbe dovuta cominciare la requisitoria del pm Sergio De Montis, il magistrato ha chiesto alla Corte di Assise di depositare il verbale di interrogatorio reso da Massimo Ciancimino l’8 ottobre scorso, di sentirlo in aula e di acquisire agli atti il manoscritto di don Vito. In questo documento il politico corleonese definisce l’omicidio De Mauro come una sorta di spartiacque, il primo di una serie di delitti fatti dalla mafia per assecondare ”interessi esterni” e ambienti istituzionali. Massimo Ciancimino ha riferito che il padre avrebbe parlato dell’argomento con il procuratore di Palermo Pietro Scaglione, poi assassinato nel 1971. Il pm ha presentato alla Corte anche un’altra serie di richieste e acquisizioni probatorie documentali e testimoniali.

Nel processo al giornalista palermitano, già portavoce del generale Junio Valerio Borghese, rientra anche la questione della morte di Enrico Mattei. Oltre a Massimo Ciancimino, il pm De Montis ha, infatti, chiesto l’audizione di Raffaele Girotti in merito alle manovre per far apparire l’attentato all’aereo di Mattei come un ”incidente” . Oggi Girotti ha 92 anni. All’epoca della sciagura aerea di Bascapè era amministratore delegato della Snam, società controllata dell’Eni e proprietaria della flotta aerea dell’ente petrolifero. Girotti, secondo l’accusa, sarebbe stata l’unica voce che dal gruppo Eni si sarebbe schierata contro la versione della disgrazia aerea. Ai suoi collaboratori avrebbe assicurato l’impegno dell’azienda per accertare la verità. Annunciò anche la costituzione di una commissione d’inchiesta interna. Invece non accadde nulla. Nel 1971, con il passaggio di Eugenio Cefis alla Montedison, Girotti lo sostituì alla presidenza dell’Eni.

Come per le altre richieste, la corte si è riservata di decidere se ammettere l’audizione di Girotti che, secondo il pm, potrebbe fornire informazioni utili sull’ultimo viaggio di Mattei in Sicilia. Il giorno della sua morte, il presidente dell’Eni era partito da Gagliano Casteleferrato (Enna), dove aveva tranquilizzato la popolazione sul progetto dell’azienda di avviare una nuova fabbrica che avrebbe occupato alcune centinaia di lavoratori. La trascrizione del discorso tenuto da Mattei in quell’ occasione è stata depositata oggi dal magistrato.

Poco prima di scomparire Mauro De Mauro incontrò Pietro Scaglione. A un collega del giornale L’Ora, Bruno Carbone, De Mauro confidò di essere venuto a conoscenza di un fatto molto grave che, se conosciuto, avrebbe ”sconvolto l’Italia”. Carbone non gli chiese altre informazioni, ma gli consigliò di recarsi dal procuratore. ”In questi casi – dice il collega – l’unica cosa da fare è parlarne con qualcuno: se si tratta di un magistrato ancora meglio”. De Mauro segue il consiglio di Carbone. Qualche giorno dopo il cronista confidò al collega di aver incontrato Scaglione. La morte del procuratore otto mesi dopo la scomparsa del giornalista, decisa e organizzata dagli uomini di Luciano Liggio, non ha mai consentito di ricostruire il contenuto del colloquio tra De Mauro e il procuratore. Carbone è stato sentito durante il dibattimento ma ha confermato che De Mauro non gli ha mai detto nulla del ”grosso affare” di cui era venuto a conoscenza. Una delle ipotesi in considerazione collegherebbe l’omicidio De Mauro al golpe Borghese.

I giudici, su istanza dei legali dell’imputato e dell’avvocato di parte civile Francesco Crescimanno, hanno concesso alle parti del tempo aggiuntivo per poter analizzare tutta la documentazione di cui la Procura ha chiesto il deposito. L’udienza è stata rinviata al 5 novembre.