Il Popolo Viola ha portato oggi i suoi colori e le sue richieste anche fuori dall’Italia, in una manifestazione parallela a quella romana organizzata di fronte al numero 10 di Downing Street, residenza del primo ministro, a Londra.

Insieme ad altre undici città nel mondo, anche Londra ha manifestato chiamando a raccolta gli Italiani della capitale inglese e delle principali città britanniche per chiedere la modifica della legge elettorale, una precisa regolamentazione contro il conflitto d’interessi e nuove elezioni democratiche. Come il gruppo italiano, anche il Popolo Viola London ha un unico slogan: no a B., no alla cricca.

Gli organizzatori, che hanno fatto pubblicità all’evento con manifesti sparsi per la capitale ma soprattutto su internet, si sono radunati con un centinaio di manifestanti di fronte alla residenza del primo ministro britannico David Cameron armati di megafono e volantini per far sentire la propria voce.

“L’Italia è nostra. Riprendiamocela,” urlavano i ragazzi davanti ai cancelli di Downing Street, a cui era stato affisso un telo che recitava “fuori la mafia dallo stato”.

Sul palchetto improvvisato hanno parlato alcuni italiani emigrati: vivono nel Regno Unito, alcuni da molti anni, raccontano le loro storie e perché hanno lasciato l’Italia. Gianni, siciliano, ex precario del comune di Palermo, ora vive nella capitale inglese dove lavora come cuoco. “Non faccio una gran vita, ma almeno ho una dignità”, ha detto. “Quella dignità che da precario a Palermo non avevo.”

Beatrice, 25 anni, laureata all’università di Pisa, è emigrata a Cambridge dopo la laurea su consiglio del suo professore. In Inghilterra si è laureata una seconda volta, perché la sua laurea magistrale non le veniva riconosciuta all’estero.

Cambiare il porcellum e promuovere una nuova legge elettorale è la prima e fondamentale richiesta dei manifestanti. “Un governo tecnico per fare una nuova legge elettorale è una grande occasione per evitare un parlamento di nominati, anche se bisogna allearsi con molte e diverse forze politiche. Con questa recuperiamo maggiore potere decisionale per i cittadini,” ha detto Luca Schiavoni dell’Italia dei Valori nel suo intervento, aggiungendo: “Non siamo contro un nome e un cognome, ma contro un modo di gestire il potere.”

Altri temi toccati sono il conflitto di interessi e le strategie di manipolazione dell’informazione teorizzate da Noam Chomsky e applicate alla misera situazione dei media italiani. Si nomina Maria Luisa Busi, che nella sua lettera di dimissioni si chiedeva “dov’è il Paese reale? Dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro?”. Ecco, alcuni di questi sono a Londra.

La manifestazione è avvenuta in concomitanza con altre città europee, tra cui Parigi, Stoccolma e Madrid, ed è stata seguita in streaming su internet da circa 200 utenti.

“Noi siamo qui a dire no a Berlusconi,” ha detto Gaspare Ciacalone di Sinistra Ecologia e Libertà, “ma la mia preoccupazione è che morto un papa se ne faccia un altro. Dobbiamo combattere il berlusconismo, un sistema ramificatissimo che ci vorranno anni per debellare, al governo come nelle periferie.

“Non vogliamo che, anche dopo B., tutto quello che ha creato torni a galla.”

Non viene risparmiata l’opposizione che, secondo Ciacalone, “di opposizione non ne non ha fatta, e i dirigenti dei grandi partiti, che hanno agito timidamente in tutto questo tempo. Ben venga una nuova legge elettorale, però nessuno finora ha proposto una legge in parlamento. Che opposizione abbiamo allora?”.

Il dibattito, in italiano ma non in inglese, non è riuscito però a raccogliere ascoltatori tra i londinesi, ed è passato inosservato rispetto ad una parallela dimostrazione contro la vivisezione animale. Ma il messaggio del Popolo Viola è chiaro: sono tanti, in Italia e all’estero, e vogliono essere ascoltati.

di Davide Ghilotti