Com’era naturale attendersi, dopo la scossa di magnitudo 4.5 che ha colpito le Eolie, torna a farsi vedere e a parlare in pubblico il Capo Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso. Come se in questi mesi non fosse successo nulla che lo abbia riguardato. E Bertolaso torna accusando gli altri, come al solito.

Come all’Aquila c’erano responsabilità pregresse cui pensava ventiquattro ore su ventiquattro (mai svelate, peraltro); come a Giampilieri il problema (nonostante la smentita del Genio Civile di Messina) era l’abusivismo edilizio, anche oggi c’è qualcuno da accusare.

Mi risulta che in alcune zone dove ci sono state le frane c’erano dei divieti di balneazione che però non sono stati rispettati. La prima cosa da fare per la sicureza è rispettare le norme per evitare rischi a turisti e bagnanti.

Fino a questo punto, possono anche sembrare osservazioni ragionevoli, è chiaro.

Ma poi, ecco la parte farragginosa del ragionamento esposto davanti ai giornalisti.

I divieti vanno fatti rispettare è inutile metterli e poi scaricarli e costruirsi alibi: o si tolgono o si fanno rispettare.
[Quanto al controllo dei controllori] E’ il nostro compito e quello di qualcun altro, e noi lo faremo.

Ora, tanto per cominciare qualcuno dovrebbe ricordare a Guido Bertolaso che è il capo del Dipartimento di Protezione Civile dal 2001. Non da ieri mattina. E che, se effettivamente è convinto di sapere alla perfezione come si possa prevenire qualunque disastro naturale, be’, ha già avuto nove anni di tempo per mostrarlo a tutti.

Appare invece surreale che si tuoni così forte dopo che si è manifestato un problema. E parlando al futuro per quanto riguarda le modalità: “lo faremo”. E prima? Cosa si è fatto prima?

Infine, le solite domande trite e ritrite – se non altro, per chi segue da tempo il destino e la deriva della Protezione Civile in Italia -, destinate a non avere risposta: che cos’è, davvero, secondo Bertolaso, questo benedetto Dipartimento di Protezione Civile? Che poteri ha? E’ forse una specie di Guardia Nazionale che controlla ogni cosa? E’ un’emanazione para-militare di uno stato centrale autoritario?

Così, è bene ricordare, ancora una volta, i quattro compiti di protezione civile secondo la legge istitutiva.
Previsione. Prevenzione. Soccorso delle popolazioni sinistrate. Superamento dell’emergenza (che consiste unicamente nell’attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie ed indilazionabili volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita).

Nient’altro.
Ah, già. Poi ci sarebbero i Grandi Eventi. Ma quella è davvero un’altra storia. Che ha persino portato a inchieste della magistratura, chi l’avrebbe mai detto.

Alberto Puliafito
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