Una volta tanto non le scrivo per criticarla ma per porgerle alcune osservazioni che mi sembrano basate sul semplice buon senso comune.

Questo perché credo che a volte sia giusto scontrarsi ma sarebbe un bene che si riuscisse anche a collaborare.

Mi sembra questa la base per mandare avanti un consesso civile degno di questo nome.

Quindi metto da parte le polemiche e mi occupo solo di piccoli fatti banali.

Una realtà assodata, che tutti gli specialisti che vorrà interpellare le confermeranno, è che un elemento essenziale nella guarigione è di tipo mentale.

Ne è prova l’efficacia dell’effetto placebo.

Quando viene sperimentata una medicina nuova la si dà a 100 malati e per provare l’attendibilità del test si prendono altri 100 malati e a loro invece della medicina si offre acqua distillata, cioè un placebo, una medicina finta.

Quel che si verifica è curioso: molti malati, a volte più della metà, guariscono col placebo.

Per maggiore precisione di indagine si tiene anche sotto osservazione un terzo gruppo di malati ai quali non si dà nessuna medicina.

Anche in questo terzo gruppo alcuni malati guariscono ma sono meno di quelli che guariscono con il placebo.

Cioè: il placebo funziona. Ovviamente meno delle medicine vere ma funziona.

Osservando questa realtà ho pensato a quante volte si interpella un dottore che pressato dall’ansia del paziente alla fine, mentre prescrive analisi approfondite, gli dà una medicina comunque. Anche cure di una certa rilevanza come antibiotici o cortisone. Non dico che lo fanno tutti i medici, ci sono di quelli ligi agli insegnamenti di Ippocrate, ma ci sono anche quelli che alla fine si scocciano per l’apprensione del paziente e gli scodellano una ricettazza azzardata. Alcuni (pochi per fortuna) poi incassano addirittura la percentuale dalla casa farmaceutica.

Allora mi chiedo perché non si lancia una direttiva ministeriale che chiede ai medici di cambiare sistema?

Quando un medico non è ancora sicuro della diagnosi perché non sono state fatte tutte le analisi, invece di azzardare una cura come a volte succede, potrebbe prescrivere una medicina placebo. Poi quando ha i risultati delle analisi, se il malato è ancora malato, gli prescrive la cura vera.

Una riforma della medicina spettacolare a costo zero. Anzi risparmiamo tonnellate di medicamenti che vengono prescritti senza le dovute sicurezze.

Comunque una parte dei pazienti guarisce, con medicine a bassissimo costo perché non c’è dentro niente. Gli altri li si cura con maggiori garanzie di esattezza terapeutica.

Le sembra una follia?

Beh, in Germania lo fanno da decenni. Ci sono proprio delle direttive in proposito. E prescrivono delle ricette, e nelle farmacie vendono tutti i tipi di placebo: iniezioni, pillole di diversi colori, spry nasale, crema, gocce, supposte, impacchi. Tutto placebo.

E la Merkel non è mica di sinistra.

E hanno dei sistemi tedeschi per vedere se i medici prescrivono il placebo. Si racconta che fanno delle statistiche tremende su tutte le ricette prescritte da un medico e se non hai la percentuale giusta di placebo ti mandano dei cani alsaziani che hanno il doppio di canini di un cane normale.

Ci sono una lunga serie di accorgimenti simili che si potrebbero adottare con grande vantaggio. Ne cito solo alcuni ma sono certo che degli specialisti potrebbero suggerirne parecchi altri.

Ad esempio è provato che un giorno alla settimana di dieta a frutta e verdura riduce di parecchio il rischio di ricaduta in alcuni tipi di tumore.

Negli Usa le assicurazioni sponsorizzano alcuni semplici esercizi che favoriscono la circolazione (rilassamento progressivo) per chi ha subito fratture. Lo trovano conveniente perché riduce mediamente del 20% i tempi di guarigione (e i rimborsi relativi).

In Francia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia non si operano quasi mai le donne per l’incontinenza urinaria. Questo disturbo si cura con la ginnastica dei muscoli pelvici, quelli intorno all’area sessuale (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/03/berlusconi-non-sa-nulla-del-punto-g/35797/).

Sono infiniti i testi medici che dimostrano che attendere una mezzora prima di tagliare il cordone ombelicale del neonato è meglio perché si ottiene un migliore apprendimento del respiro.

Infatti nella pancia della madre la respirazione avviene tramite il cordone ombelicale. Alla nascita la creatura non è subito perfettamente in grado di respirare attraverso i polmoni. Dargli il tempo di imparare con calma, perché continua a ricevere ossigeno dal cordone ombelicale, è un bene e riduce la probabilità di contrarre una serie di disturbi, soprattutto a carico del sistema respiratorio. Farlo non costerebbe nulla e risparmierebbe dolori e spese successivamente.

Da vent’anni in molti ospedali italiani è possibile per le madri tenere vicino a sé i neonati. In situazioni normali se il bambino dorme a contatto con la mamma si ottengono molti vantaggi. La sua respirazione migliora, dorme meglio senza svegliarsi e trova da solo il seno per nutrirsi senza che la madre debba svegliarsi e alzarsi dal letto per andare a prenderlo nella culla e allattarlo. Inoltre non si rischia di avere un piccolo che poi di notte non dorme più facendo dannare i genitori.

E’ meglio per la madre, per il piccolo ed è anche meno dispendioso per l’ospedale lasciare che ogni mamma si occupi della sua creatura invece di radunare tutti i pargoli in una nursery e dover mobilitare operatori specializzati per accudirli giorno e notte.

Sui bambini affetti da problemi di udito dovuti al ristagno di secrezioni nel condotto orecchio-gola si interviene spesso togliendo le adenoidi per rendere più agevole il deflusso del materiale che occlude questi condotti.

Spesso ci si dimentica che sui libri di testo di pediatria si consiglia in questi casi innanzi tutto di insegnare al bambino a produrre uno schiocco con la base della lingua in modo da creare una depressione che a volte è da sola in grado di liberare i condotti e quindi ridare efficienza all’udito senza ricorrere a un’operazione chirurgica comunque traumatica e costosa.

Moltissime ricerche sottolineano che addirittura un 30% degli effetti di una cura dipendano dall’atteggiamento del medico verso il paziente.

Un medico ottimista, che comunica, che sa dire una battuta spiritosa guarisce di più di un medico musone che ti guarda, sospira e ti dice: “Lei ha pochissime possibilità di sopravvivere.”

Perché nei corsi di medicina non ci sono esami di barzellette? Se non sai raccontarle puoi lavorare nei laboratori di analisi o nella ricerca ma è meglio se non ti occupi direttamente dei malati.

Istituire corsi di umorismo ed esami di barzellette non dovrebbe costare molto. Il salto di qualità delle cure sarebbe impressionante!

Questi sono solo alcuni esempi di azioni a costo zero che potrebbero migliorare il benessere dei cittadini.

Sicuramente se lei radunasse una bella squadra di luminari troverebbero altri modi per migliorare la situazione e tagliare i costi semplicemente razionalizzando alcuni aspetti del sistema sanitario.

E certamente sarebbe utile mettere in atto modalità di valutazione dei risultati delle cure che diano la possibilità di individuare, premiare e imitare tutte quelle metodologie che danno modo migliorare i servizi senza far aumentare i costi.

Lo stesso si potrebbe dire sui costi sostenuti dagli ospedali per tutti i tipi di macchinari forniture e servizi.