Daniele rispondi. Una smentita, una spiegazione, perfino una confessione. Manda un segno, dicci che cosa dobbiamo pensare: hai davvero copiato le battute? Perché lo hai fatto?

Daniele Luttazzi, il comico più ricercato del momento, è nella sua casa sul litorale romano. Il tono della voce misurato: tranquillo o controllato, difficile dirlo: “Chiedetemi quello che volete”, esordisce.

Accetta di rispondere?

A tutto.

Perché finora ha taciuto?

Nessun giornale mi ha chiesto davvero che cosa è successo.

E il suo pubblico? Ci sono centinaia di messaggi sui blog…

Ho risposto a tutti di persona, come sempre.

Luttazzi allora…copia?

È vero, lo dico da anni, e lo faccio apposta, per motivi precisi. Non ho mai nascosto nulla. Dov’è la notizia?

L’accusa è pesante…c’è chi si è preso la briga di contare: 500 battute che sarebbero copiate, il trenta per cento del repertorio?

Esagerato! Sono molte di meno, di mie ne ho scritte a migliaia. Ma i numeri, usati a fini di scalpore, sono irrilevanti: nessuna battuta di quelle che cito è plagio, sia perché invito a scoprirle (non è plagio se è dichiarato, è un gioco intellettuale), sia perché si tratta di calchi o di riscritture con variazioni e aggiunte, procedimenti legittimi. Buona parte del repertorio di David Letterman, ad esempio, si fonda su calchi di vecchie battute di Johnny Carson, aggiornate alla bisogna. E l’aggiornamento di una battuta generica (calco) è già un potenziamento, amplificato dall’inevitabile allusione al precedente. È l’arte del comico.

Calco…potenziamento. I suoi fan si convinceranno?

Io voglio chiarire tutto. Ma l’attacco diffamatorio è massiccio, quindi voglio descrivere in modo preciso, tecnico il mio lavoro.

Facciamo un esempio. Mitch Hedberg ha scritto: “I don’t wear a watch because I want my arms to weigh the same”. E lei: “In realtà non porto l’orologio perché voglio che le mie braccia pesino uguale”. Molto simili, non le pare?

Ripeto, chi mi accusa dice cose che io già ho svelato da anni. Andatevi a vedere il mio blog. È il gioco della Caccia al Tesoro di cui parlavo nel 2005: dissemino qua e là indizi e citazioni di comici famosi, e i fan devono scoprirli. È un escamotage nato come esigenza legale dopo il processo Tamaro: il pretesto delle querele miliardarie, infatti, è che la mia non è satira, ma volgarità e insulto. Facevano così anche contro Lenny Bruce. E Bruce, per difendersi, cominciò a inserire nei suoi monologhi brani di autori satirici famosi. Vinse così alcuni processi dimostrando che il brano tanto volgare di cui lo accusavano, in realtà era di Aristofane! In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira.

In prima fila tra gli accusatori ci sono i giornali di destra…

Il Giornale mi accusava di usare battute volgari. Quando si è accorto che erano di famosi satirici americani… invece di ammettere ‘Ooops, è vero, siamo incompetenti, quella era satira, non volgarità’, ha rigirato la frittata: ‘Guardate: Luttazzi copia!’.

Però anche i suoi fan si sentono traditi…

A me non diverte far ridere con battute altrui, quelle che cito (celeberrime, e di autori di cui parlo sempre nei miei libri e nelle interviste) le uso per i miei esperimenti sulla comicità: le modifiche che apporto possono sembrare irrilevanti a chi non è pratico, ma per un comico sono sostanziali, se potenziano l’efficacia della battuta. L’attacco diffamatorio contro di me, però, è maldestro, soprattutto dal punto di vista tecnico: si tratta di qualcuno che non conosce i fondamenti della semiotica, e della comunicazione comica in particolare.

Aiuto…la semiotica, non può essere più semplice?

No, voglio rispondere in modo approfondito agli attacchi. Prendiamo ad esempio una battuta del comico americano George Carlin, quella sulla falena…

Ecco la battuta: “Come fai a capire che una falena scoreggia? Improvvisamente vola dritto”… Lei, è l’accusa, si è limitato a sostituire la falena con una mosca…

Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. La battuta di Carlin, citata da me, serve da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo. Nuova risata. Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la risata non scatta. Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. Ecco perché, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (come spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto”. Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke.

Semiotica, joke, scusi ma ci stiamo perdendo…

Perdonate i tecnicismi…ma sono necessari. Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche funzione comica e ruoli attanziali.

Attanziali…alzo bandiera bianca. Non so se i suoi fan volevano una lezione di semiotica…

Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione, sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei,indizi,informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo eccetera, si capirà perché è più semplice dire ‘Luttazzi copia!’. Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni così pesanti.

Sarò più terra terra: c’è chi l’accusa di aver taroccato i messaggi Internet, di averli retrodatati per nascondere il plagio…

Vent’anni fa, Internet non c’era. I fan mi scrivevano nella redazione dei programmi, io ne parlavo nelle interviste.

Ma quei ritocchi ai messaggi Internet?

Non me ne intendo di queste cose. Un esperto di computer mi dice che questo taroccamento non si poteva fare.

Certo un bel paradosso… non era proprio lei che aveva criticato Grillo perché avrebbe ricalcato una sua battuta…

Quella su Wojtyla dai terremotati. Il rimprovero non è mai perché te le rubano… lo fanno di continuo, in pratica è come se dalla tv non me ne fossi mai andato. È perché te le “bruciano”. Se io ho una battuta in repertorio e un comico molto più famoso la dice prima che io l’abbia detta in tv, quella battuta non posso più dirla, la sanno già.

Ma la battuta non era l’oro del comico?

Lo è. Come un fraseggio jazz. Con la differenza che quando un musicista come Fred Hersch cita Thelonious Monk, nessuno ci scrive su un blog dicendo: ‘Hersch copia Monk!’. Farebbe la figura del fesso. Chi capisce di jazz, si gode il rimando. Chi è inesperto, è il caso che si metta a studiare. E Schubert sapeva che c’era qualcosa di potente nel quintetto per archi in re maggiore K. 593 di Mozart: lo citò quasi nota per nota nel suo quintetto per archi.

Il comico come il musicista, prende a prestito l’armonia… Insomma, non si sente come uno studente pizzicato a copiare davanti a una classe di milioni di persone?

No, piuttosto come un professore giudicato da un branco di ripetenti.

Sicuro di riuscire a recuperare la fiducia del pubblico?

Ho ricevuto molta solidarietà. Raiperunanotte non si dimentica facilmente. Non sarà l’ultimo attacco. Ma qualcuno si è chiesto almeno chi è l’autore del video anonimo che diffama il mio lavoro. Perché è stato diffuso con un’azione così capillare?

Da il Fatto Quotidiano del 12 giugno 2010