» Cronaca
giovedì 01/02/2018

Decreto Popolari, sull’inchiesta su Renzi e la “soffiata” a De Benedetti adesso indaga Perugia

Procura su Procura - Interrogato Elio Lannutti, il presidente dell’Adusbef, candidato per il M5S, che ha denunciato il presunto insabbiamento nella Capitale

La verità giudiziaria sull’acquisto delle azioni delle banche popolari, operato dall’ex presidente del gruppo Espresso, Carlo De Benedetti, dopo aver saputo dall’ex premier, Matteo Renzi, dell’imminente decreto che le trasformava in Spa, non è più soltanto nelle mani del pm Stefano Pesci e del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

Ora è anche nelle mani della procura di Perugia, guidata da Luigi De Ficchy. Il Fatto è in grado di rivelare che la procura perugina – dopo l’esposto presentato da Elio Lannutti, presidente onorario dell’Adusbef, oggi candidato per il M5S – ha aperto un fascicolo per verificare se, da parte dei magistrati romani che hanno condotto l’inchiesta, vi siano stati comportamenti od omissioni che integrino ipotesi di reato. E, per verificarlo, risulterà indispensabile valutare gli atti dell’intera vicenda che ha portato la procura di Roma a chiedere l’archiviazione del broker Gianluca Bolengo. Parliamo dell’uomo che, per conto di De Benedetti, il 16 gennaio 2015, investiva 5 milioni in azioni delle banche popolari, con un profitto di 500mila euro. Bolengo viene intercettato mentre De Benedetti gli chiede: “Salgono le popolari?”. Il broker gli risponde: “Sì, se passa un decreto fatto bene, salgono”. E De Benedetti: “Passa, ho parlato ieri con Renzi, passa”. E l’investimento parte all’istante.

Da questa conversazione nasce l’informativa della Consob – trasmessa anche al Nucleo speciale di polizia Valutaria della Gdf – che porta la procura di Roma ad aprire il fascicolo. Bolengo viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di ostacolo alla vigilanza. Ed è l’unico. La procura di Roma – che sceglie di affidare le indagini a due periti e non alla Gdf – non iscriverà mai Renzi e De Benedetti nel registro degli indagati: sono stati entrambi sentiti come persone informate sui fatti. Fin qui, la cronaca dell’inchiesta romana. Sulla vicenda, però, interviene ora la procura di Perugia.

I pm del capoluogo umbro non entreranno, come ovvio, nel merito delle indagini condotte dai colleghi romani: non è uno scontro tra procure. La procura di Perugia intende verificare se i pm capitolini, nell’istruire il fascicolo, abbiano commesso reati oppure no: è l’unica competente a indagare sui colleghi della capitale. E l’esposto presentato da Lannutti ha espressamente chiesto al procuratore De Ficchy di “valutare e/o indagare circa la sussistenza degli estremi per avviare un procedimento per responsabilità penale o civile nei confronti dei magistrati” che hanno indagato sul caso Renzi – De Benedetti. Il motivo: ricevuta dalla Consob l’informativa sulla vicenda, la procura di Roma avrebbe aperto un fascicolo modello 45, ovvero quello per degli “atti per le notizie non costituenti notizia di reato”. Una procedura, denuncia Lannutti, “espressamente vietata dal codice penale e da una circolare del ministero della Giustizia”.

Al Fatto risulta che ieri Lannutti è stato sentito dalla procura di Perugia, proprio in merito al suo esposto, confluito nel fascicolo appena aperto. Un fascicolo che, per il momento, non vede alcun indagato, ma di certo dimostra un fatto: la Procura di Perugia sta indagando su eventuali reati commessi dai pm romani. Una notizia esplosiva. A poche settimane dalle elezioni, peraltro, rischia di produrre un effetto collaterale. Essere strumentalizzata a fini politici: Lannutti, infatti, è oggi candidato alle elezioni per il M5S. I fatti però raccontano altro. Fu proprio Lannutti, nel gennaio 2015, non appena la vicenda Renzi – De Benedetti venne alla luce, a chiedere alla procura di Roma d’indagare. Parliamo di ben tre anni fa. Ha proseguito con l’esposto inviato a Perugia.

Al di là delle strumentalizzazioni, piuttosto, siamo dinanzi a una vicenda che ha necessità di essere chiarita il prima possibile. In primo luogo perché l’inchiesta riguarda la più importante procura italiana. Infine perché s’intreccia – inevitabilmente – con un caso unico nella nostra storia: il patron del principale gruppo editoriale italiano scoperto a investire i propri soldi dopo aver ricevuto informazioni, su un imminente decreto, dal presidente del Consiglio in persona. Se esistono altre verità da scoprire, questa volta, toccherà svelarle ai pm di Perugia.

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Cronaca
Tensione con Emiliano

Ilva, partono i lavori per la sicurezza dei parchi minerari

Partono i lavori della copertura dei parchi minerari dell’Ilva di Taranto. Li farà la società friulana Cimolai, scelta dall’Amministrazione Straordinaria che anticiperà i costi per poi rivalersi su ArcelorMittal quando si perfezionerà la cessione degli asset del gruppo italiano. Oggi si apre il cantiere del Parco minerali, a giugno partirà la copertura dei Parco fossili. I tempi previsti per la realizzazione delle opere sono 24 mesi per ogni parco. Dunque il 2020 potrebbe essere l’anno senza polveri. Intanto resta alta la tensione fra istituzioni centrali e locali mentre i sindacati chiedono di poter capire se ArcelorMittal è disponibile a garantire tutti i 14.000 lavoratori Ilva. A due giorni dalla lettera dei quattro ministri (Ambiente, Salute, Sviluppo e Mezzogiorno), che respinge le richieste del Comune di Taranto e della Regione, il presidente della Puglia Michele Emiliano resta silente. La Regione però sembra intenzionata a disertare l’”Osservatorio Permanente per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale” dell’Ilva convocato per il 13 febbraio: “La Regione Puglia più volte invitata a nominare un proprio rappresentante, non ha ritenuto di provvedere” scrive il ministero dell’Ambiente.

Cronaca
La circolare Inps

Record del prelievo contributivo: sui collaboratori 34,23%

Crescono ancorai contributi, a carico dei collaboratori e delle figure assimilate inscritti all’Inps due. Così come imposto dalla legge Fornero nel 2012, l’aliquota contributiva dal 2018 scatta al 33%, portandola allo stesso livello di quella pagata dai lavoratori dipendenti. Ma a questo tetto si aggiungono le aliquote aggiuntive dello 0,51%, decisa nel 2017 e dello 0,72% destinata a finanziare le misure a tutela della maternità e della malattia. L’ultima manovra sulle aliquote contributive porta il prelievo complessivo ad arrivare al 34,23% dei compensi percepiti. Lo precisa una circolare dell’Inps, a proposito dei lavoratori “iscritti in via esclusiva alla Gestione separata”. Per i liberi professionisti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie l’aliquota complessiva dal 2018 è al 25,72% mentre per i titolari di pensione o gli iscritti ad altre forme pensionistiche obbligatorie, come commercianti e artigiani, l’aliquota è rimasta al 24%. La ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente è stabilita dalla legge nella misura rispettivamente di un terzo a carico del lavoratore e due terzi a carico dell’azienda.

La Cattiveria

La Cattiveria del 01/02/2018

Cronaca

Al telefono: “Passa, lo ha detto Renzi”

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