» Cronaca
martedì 12/12/2017

Consip, Saltalamacchia interrogato per la fuga di notizie. Ma oggi può essere promosso dal coindagato Del Sette

Cortocircuito - Il generale dei Carabinieri della Toscana sentito ieri per 4 ore dai pm a Roma. Oggi potrebbe essere promosso. Entrambi indagati per fuga di notizie, ma il primo vuole premiare l’altro

La Procura di Roma riaccende i motori sul caso Consip. Ieri è stato interrogato uno degli indagati eccellenti. Il generale Emanuele Saltalamacchia, già comandante della Regione Toscana, amico di Matteo Renzi e candidato in passato alla guida dei servizi segreti ‘in quota Matteo’, è stato sentito fino a tarda sera dai pm Mario Palazzi e Paolo Ielo.

Saltalamacchia era stato tirato in ballo dall’ex amministratore di Consip Luigi Marroni il 20 dicembre 2016 quando i Carabinieri del Noe erano entrati nella sua stanza a chiedergli perché avesse disposto la bonifica delle microspie nel suo ufficio. Marroni aveva risposto a verbale di essere stato informato da Luca Lotti, dal manager renziano di Publiacqua Filippo Vannoni nonché dal presidente della Consip Luigi Ferrara, a sua volta informato delle intercettazioni in corso dal comandante generale Del Sette.

In quella sede aveva aggiunto: “Con il generale Saltalamacchia intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso – spiegò Marroni al Noe – l’informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. Ho incontrato Saltalamacchia di recente, una domenica durante una passeggiata organizzata con le nostre signore (…) in disparte, in quell’occasione, ho chiesto al Saltalamacchia se il mio cellulare fosse ancora sotto controllo ma lui mi disse che non aveva avuto aggiornamenti”.

Ai pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano, giunti di corsa da Napoli per riascoltarlo, Marroni precisò in serata: “Confermo ancora che anche il generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia mi ha detto sicuramente in un’occasione, prima dell’estate del 2016, che la procura della repubblica di Napoli stava svolgendo una indagine sull’imprenditore Romeo e sui suoi rapporti con la Consip, dicendomi anche lui che c’erano operazioni di intercettazione in corso”.

Sono tante le cose che i pm romani avranno chiesto ieri a Saltalamacchia. Per esempio la storia della grigliata a casa Renzi raccontata dal sindaco di Rignano sull’Arno Daniele Lorenzini.

“Ricordo – ha spiegato il sindaco ai pm Mario Palazzi ed Henry John Woodcock, prima che Palazzi indagasse Woodcock – che, sempre nel mese di ottobre (2016) pochi giorni dopo il primo incontro nell’ufficio di Tiziano Renzi sono stato invitato a una cena a casa di Tiziano. Tra gli invitati c’erano oltre a me e mia moglie il generale Emanuele Saltalamacchia, Massimo Mattei, già assessore del comune di Firenze nella giunta di Matteo Renzi, e la moglie e tale Paolo che credo sia socio di Massimo Mattei; Andrea Conticini (genero di Tiziano Renzi, Ndr)”. Cosa si dissero quel giorno Tiziano e il generale mentre gli spiedini andavano sul braciere della villa in contrada Torri?

“A un certo punto mentre eravamo in giardino ho sentito il generale Saltalamacchia – prosegue il verbale di Lorenzini – dire a Tiziano Renzi che sarebbe stato meglio per lui non frequentare un soggetto, di cui tuttavia non ho sentito il nome, perché era oggetto di indagine (…) ho avuto modo di constatare la familiarità perché si davano del tu. Ricordo anche che sentii Saltalamacchia dire a Tiziano Renzi di non parlare al telefono. Ricordo perfettamente che questo colloquio a cui ho assistito è avvenuto nel giardino di casa Renzi in occasione della suddetta cena intorno alla bistecchiera mentre si faceva la brace”.

Sull’interrogatorio di ieri del generale c’è un tale riserbo che i pm e i carabinieri e l’avvocato Grazia Volo in coro negano persino la sua esistenza: “Quale interrogatorio? Sono stata impegnata in una riunione”, giurava Grazia Volo ieri. Un riserbo comprensibile. Oggi si decideranno le graduatorie di avanzamento dei generali di brigata che vogliono diventare generali a due stelle, cioé di divisione. Del Sette dovrebbe presiedere la commissione di valutazione anche se la situazione per lui è imbarazzante oggettivamente: il comandante generale dei Carabinieri è indagato nel caso Consip per la stessa accusa di Saltalamacchia. Non solo. Dovrà decidere sulla carriera del generale coindagato ma anche su quella del generale che guidava il corpo che indagava entrambi. Tra i generali che aspirano alla promozione, in concorrenza con Saltalamacchia, infatti, c’è Sergio Pascali. Pascali e Saltalamacchia sono compagni di corso e vecchi amici ma il caso Consip li vede, almeno in teoria, su posizioni contrapposte. Pascali comandava il Noe e Saltalamacchia ne ha subito l’inchiesta.

Tra i generali di brigata da valutare oggi ci sarà anche Antonio Bacile, ex comandante della Regione Sardegna, iscritto a marzo 2017 sul registro degli indagati, sempre con il comandante Tullio Del Sette, dalla Procura di Sassari per abuso d’ufficio in relazione ad alcuni trasferimenti di ufficiali in Sardegna. Per questa inchiesta però c’è stata, dopo il trasferimento a Roma, la richiesta di archiviazione.

Non basta. Oggi al Comando si deciderà il destino dei colonnelli che vogliono diventare generali di brigata. In questo caso da valutare c’è Giovanni Adamo, trasferito da Del Sette e parte offesa del procedimento di Sassari per il quale pende la richiesta di archiviazione del comandante.

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Consiglio dei ministri

“Niente filo diretto tra pg e alti comandi: la legge si può rifare”

L’obbligodella polizia giudiziaria di riferire il contenuto delle indagini in corso ai proprio superiori nella scala gerarchica potrebbe essere modificato.

A quanto si è appreso nella serata di ieri, infatti, la norma direttamente inserita in un decreto attuativo della legge Madia sull’assorbimento della Forestale nei Carabinieri, che prevede appunto una comunicazione delle notizie d’indagine verticale, dalla pg ai diretti superiori, al di là di quello che prevede il codice penale, potrebbe subire delle modifiche.

Ieri, infatti, la disposizione è passata mantenendo l’impianto attuale, ma con la formula decisamente poco chiara e molto interpretabile “salvo intese” tra i tre ministeri coinvolti, Interni, Difesa e Giustizia, che lascia concretamente aperta la possibilità di intervenire sul testo, che adesso sarà riesaminato dagli uffici legislativi di tutti ministeri competenti.

L’ipotesi di un intervento legislativo su un tema molto discusso nelle ultime settimane, è stata oggetto proprio ieri di un confronto nel Consiglio dei ministri.

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