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Referendum e vittoria del No, il leghista Attilio Fontana rilancia: “L’Autonomia non basta, serve il federalismo”

La crisi all'interno del centrodestra dopo le dimissioni di Bartolozzi, Delmastro e Santanchè e il nodo primarie nel centrosinistra. Salis: "Divisive". Banaccini e Fratoianni: "Prima il programma"
Referendum e vittoria del No, il leghista Attilio Fontana rilancia: “L’Autonomia non basta, serve il federalismo”
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  • 10:24

    Bonaccini: “Primarie? Prima il programma”

    “Se noi ci mettessimo nelle prossime settimane a discutere dello strumento per chi farà il leader e non delle proposte per il Paese , commetteremmo un errore clamoroso e temo lo pagheremmo”. Lo dice Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico, ad Agorà su Rai3. “Fu il centrosinistra e non gli italiani ad aprire le porte di Palazzo Chigi a Meloni nel 2022 – afferma Bonaccini -. Tanti l’hanno votata e l’hanno resa una leader forte. Ma erano circa il 40 per cento, sommando i partiti di centrodestra che votavano per lei. Ma il centrosinistra, i cui voti sommati erano largamente superiori a quelli del centrodestra che ebbe il merito di presentarsi unito, si divise irresponsabilmente in tre parti”. “Agli italiani interessa poco di discussioni ed alchimie tecniche o politiciste – prosegue – , interessa sapere cosa faremo noi e non basta nemmeno parlare male della Meloni dalla mattina alla sera. Salari, sanità, scuola pubblica, sicurezza, crescita economica, in un paese che è in grande affanno. Le condizioni economiche e sociali degli italiani saranno peggiori tra un anno di oggi e di cinque anni prima”. “Il centrosinistra deve dimostrare di essere non una coalizione contro, ma una alternativa – conclude -. Quindi subito si lavori a sciogliere 4/5 nodi a partire dalla politica estera e con poche priorità scritte in modo chiaro e comprensibile, poi si troverà anche il modo per scegliere chi dovrà guidare la coalizione”.

  • 10:19

    Silvia Salis: “Primarie divisive, focus su progetti”

    “Quei 14 milioni e mezzo che hanno votato No non chiedono come scegliamo il leader, ma una proposta su lavoro, sanità, sicurezza, pressione fiscale”. Lo afferma, parlando con La Stampa, la sindaca di Genova Silvia Salis, sottolineando che “di fronte alla confusione del governo, dovremmo parlare di progetti e obiettivi“. Le primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, aggiunge Salis, “sono uno strumento di partecipazione popolare, ma in questo caso le ritengo divisive“, perchè “darebbero alla destra argomenti per attaccarci sulle nostre differenze”. Secondo Salis “ci può essere un percorso interno di scelta del leader, o ognuno va alle elezioni col proprio leader e poi si decide chi meglio può rappresentare l’alleanza”, ma le primarie “credo abbiano senso quando servono a celebrare un percorso politico”.

  • 10:18

    Fratoianni: “Priorità al programma, al leader penseremo dopo”

    “È più probabile vincere mostrandoci uniti attorno a una proposta politica, quindi intanto sommessamente avanzerei una proposta: si convochi al più presto una riunione delle forze dell’opposizione per definire una traiettoria“. Lo afferma, in un’intervista a La Repubblica, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Vediamoci il prima possibile – aggiunge – per dire intanto che questa coalizione c’è e che questo non è più in discussione. Ogni forza politica farà i suoi percorsi ascolterà i suoi elettori, ci mancherebbe, non voglio in nessun modo limitare l’autonomia di nessuno ma c’è un lavoro che va fatto insieme e che va fatto subito”. “Prendiamo per esempio un impegno solenne – prosegue Fratoianni -, che sia la prima traccia di questo programma: cioè che quando governeremo avendo vinto nelle urne, ci impegniamo a non farci venire grilli per la testa come quelli che talvolta in modo trasversale hanno spinto a ipotesi di stravolgimento della Costituzione. Ma ci impegniamo invece pubblicamente ad attuarla, applicarla e rilanciarla” conclude Fratoianni.

  • 10:15

    Barelli (Fi): “Non mi sento a rischio, sconfitta colpa della guerra”

    Forza Italia si è impegnata, ha fatto tutto quello che doveva fare. Si vince e si perde insieme, non è possibile dare la colpa a uno o a un altro partito. Meno che mai a noi”. Lo afferma, in un’intervista a La Repubblica, Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati che afferma di non non sentirsi a rischio. “Abbiamo risultati positivi – aggiunge -, non abbiamo commesso errori. C’è uno storico che racconta come al Sud si voti poco. Se il referendum fosse stato l’1 marzo, come doveva essere, avremmo evitato di votare con lo scoppio della guerra. La guerra ha creato incertezza e ha prevalso lo stato d’animo di chi si è spaventato di fronte all’aumento del costo della benzina, per esempio”. “Forza Italia – prosegue Barelli – ha messo in pista le persone migliori sia dal punto di vista mediatico sia dal punto di vista dei contenuti. Io ritengo che chiunque sia onesto possa dire che c’è stato un problema legato al gasolio e alla paura della guerra”. Quindi il segretario Antonio Tajani non ha commesso alcun errore? “E perché? Come centrodestra abbiamo preso più voti delle elezioni politiche. E non ci sta bene se la croce viene buttata su di noi di Forza Italia” conclude Barelli.

  • 10:09
  • 10:02

    Fontana (Lombardia): “L’Autonomia non basta, serve il federalismo. Torniamo ad Umberto”

    “C’è una parte del Paese che si distingue per modo di pensare, di agire e di guardare al futuro. È l’area più moderna e funzionante che traina il resto dell’Italia. Spero se ne rendano conto anche nel mio partito. Bisogna ripartire dalla questione settentrionale”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il governatore della Lombardia Attilio Fontana. “Bisogna trovare il modo di capire come si possa mettere il Nord – aggiunge -, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le regioni europee più avanzate. Se si finge che la questione non esista o non la si vuol vedere, non ne usciamo”.

    “L’Autonomia è solo un primo passo – prosegue Fontana -, il nodo di fondo è che bisogna cambiare in modo netto la forma dello Stato in senso federale. Questo è l’unico modo per valorizzare le diverse identità del Paese e per permettere a ciascuno di dare il meglio. Non abbiamo mai cambiato idea. Ripeto: l’Autonomia è legge, ma è solo il primo passaggio verso il federalismo. O si modifica l’assetto istituzionale del Paese oppure rimaniamo fermi al palo. Torniamo ad Umberto. Il messaggio è quello. Del resto, anche a livello europeo ormai si ragiona in termini di regioni, non di stati nazionali”. “L’Autonomia è da portare a compimento, su questo non c’è più da discutere. Il federalismo è fondamentale se vogliamo davvero cambiare il Paese” conclude Fontana. 

  • 10:02

    Bettini: “No alle accelerazioni sulla scelta del candidato. I gazebo? Un’eventualità”

    “Il voto è stato politico, le conseguenze dovrebbero essere all’altezza di ciò che è accaduto. Se la premier avesse almeno una parte del senso di responsabilità nazionale e istituzionale che ebbero, in circostanze simili, D’Alema e Renzi, dovrebbe dimettersi”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, Goffredo Bettini, esponente del Pd e direttore della nuova Rinascita. “In un Paese normale – aggiunge – Delmastro e Bartolozzi avrebbero lasciato il governo da tempo. Santanchè ha tentato di resistere. Probabilmente contando su una rete di protezione più ampia che, per diverse ragioni, sperava reggesse. È allarmante che Giorgia Meloni abbia faticato ad imporre la sua volontà. Dimostra debolezza e confusione. Già l’Italia conta poco nel mondo, da ora purtroppo, il nostro peso sarà polverizzato del tutto”.

    “Il voto – prosegue Bettini – ha cambiato il clima. E ha acceso una speranza. Ma guai a trarre conclusioni schematiche, strumentali e consolatorie. Per mantenere tutto ciò alle prossime elezioni politiche, c’è ancora un grande lavoro da fare. Se c’è un accordo politico su un nome, partendo dalla leadership del partito più forte, bene. Altrimenti, le primarie sono la sola soluzione possibile. Non si tratta di entrare fin da ora in questo clima. È presto. Le primarie, peraltro, sono una eventualità, precedentemente indicata dal Pd, il mio partito. Ora, tuttavia, c’è da continuare insieme a fare opposizione” conclude Bettini. 

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