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Vittoria del No al referendum, Crosetto: “Magistrati siano imparziali, senza schierarsi con una parte politica”. Conte: “Sconfitta è di Meloni”. Schlein: “C’è maggioranza alternativa”

Il presidente M5s: "Se si dimette il Guardasigilli, via anche la premier". Fratoianni: "Chigi non può far fìinta di nulla". Boccia (Pd): "Maggioranza si fermi su legge elettorale e premierato"
Vittoria del No al referendum, Crosetto: “Magistrati siano imparziali, senza schierarsi con una parte politica”. Conte: “Sconfitta è di Meloni”. Schlein: “C’è maggioranza alternativa”
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Nordio: “La riforma bocciata al referendum porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”

“Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”. Così i ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 in merito al risultato del referendum.

  • 09:51

    Nordio: “La riforma bocciata al referendum porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”

    “Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”. Così i ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 in merito al risultato del referendum.

  • 09:49

    Conte: “La sconfitta al referendum è di Meloni, se si dimette Nordio deve farlo anche lei”

    “Non è tanto che chi tocca la Costituzione muore ma è che vai a toccare la Costituzione e passi da De Gasperi, Calamandrei, Dossetti, Moro, Togliatti a Nordio, Delmastro e Bartolozzi. Le persone dicono, fateci capire? Con tutte le priorità del Paese, dopo 4 anni non portate misure sui reali bisogni dei cittadini e ci volete convincere che questa sia la riforma più importante?”. Lo ha detto Giuseppe Conte a Omnibus, su La7, a proposito del referendum.

    “Io, in coerenza con come mi sono comportato, perché a Siri ho chiesto le dimissioni, avrei chiesto le dimissioni immediate di Santanché e di Delmastro quando è stato condannato per violazione di segreto d’ufficio. Oggi vengono fuori altri affari, andrebbero azzerati tutti i vertici FdI in Piemonte, come può un sottosegretario alla Giustizia essere in affari con la mafia? Avrei chiesto le dimissioni immediate di Delmastro ma non di Nordio. Se si deve dimettere Nordio si deve dimettere Meloni, perché hanno condiviso tutto”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo a Omnibus su La7. “Non ha senso chiedere le dimissioni di Nordio se di sconfitta parliamo è una sconfitta che deve imputarsi a Meloni e ha tutto il centrodestra”, ha aggiunto. 

  • 09:45

    Ferrante (Forza Italia): “Esultanza indecorosa, le toghe hanno gettato la maschera e l’Anm è un partito”

    “Le immagini dei magistrati che hanno festeggiato la vittoria del No al referendum sono gravissime e inquietanti. Rispetto al risultato della consultazione referendaria occorre il massimo rispetto, il popolo è sempre sovrano, ma chi esercita la funzione giurisdizionale è chiamato, per ruolo e responsabilità costituzionale, a mantenere un comportamento improntato a equilibrio, sobrietà e imparzialità. Quello che è andato in scena da Milano a Palermo, passando per Napoli, è uno show indecoroso e agghiacciante: i balletti, lo spumante e perfino i cori rinvolti contro il Presidente del Consiglio o i colleghi magistrati schierati per il SÌ, rappresentano lo stravolgimento del principio di terzietà della giustizia. Le toghe hanno gettato la maschera trasformando le sedi dei tribunali in tribune da stadio, dove le correnti diventano tifoserie, l’appartenenza politica viene sbandierata e la faziosità diventa motivo di orgoglio. L’Anm, in questa campagna referendaria, è diventato a tutti gli effetti un partito politico. Mi aspetto una presa di posizione netta e decisa da parte del Csm, perché mi chiedo con quale serenità un cittadino schierato per il SÌ potrà sottoporsi al giudizio di questi magistrati ideologizzati e privi di qualsiasi apparenza di imparzialità. Simili episodi sono inaccettabili e incompatibili con la separazione dei poteri e l’equilibrio tra gli organi costituzionali alla base dello Stato di diritto, confermando la necessità di continuare a lavorare per rendere la giustizia più giusta, più indipendente e più libera da condizionamenti”. Lo dichiara il deputato di Forza Italia Tullio Ferrante, sottosegretario al Mit.

  • 09:24

    Calenda: “Ecco le cose da fare per il governo, ma il dream team a sinistra non è un’opzione”

    “To do list: 1) mandare a casa Bartolozzi, Delmastro, Urso, Santanchè (minimo sindacale); 2) Fare un provvedimento veramente incisivo su energia mettendo a gara concessioni idroelettriche e levando rendite di posizione a Enel distribuzione e Terna. Varare finalmente decreto su Nucleare; 3) lasciare perdere leggi elettorali e riforme costituzionali; 4) fare un piano automotive tosto; 5) mandare dove devono andare Trump e Orban; 6) assumere 12.000 carabinieri, chiudere centri in Albania e aprirli in tutte le regioni italiane; 7) commissariare la Sicilia e sciogliere l’ars; 8) investire seriamente sulla difesa a partire da difese antimissile; 9) rilanciare Nato Europea; 10) salario minimo e contrattazione decentrata. La stasi rancorosa non è un’opzione. Il dream team Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Landini, Gratteri, Renzi, Travaglio neppure. Liberal democratici di tutto il mondo”. Lo scrive sui social il leader di Azione Carlo Calenda.

  • 09:18

    Ceccanti (Sinistra per il Sì): “Il governo ha spinto il No politicizzando il referendum”

    “Politicizzare il referendum da parte del governo ha dirottato verso il No. Non si è fatto altro che spingere l’idea errata di una resa dei conti tra potere politico e magistratura”. Lo dice alla Stampa il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex deputato Pd e membro del comitato ‘Sinistra per il Sì’ parlando del referendum. 
    “Si è affermata una sorta di diritto di veto dell’Associazione Nazionale Magistrati. Per cui, su questi temi non sarà semplice fare riforme incisive senza il loro consenso. Neanche con le leggi ordinarie. Per un bel pò di anni penso che non sarà possibile. Pur essendo chiaro che il consenso sullo status quo non è più totale, il referendum segna dei vincitori, tra cui l’Anm”, spiega il costituzionalista. 
    Ci sarà incomunicabilità anche sulla legge elettorale? “Credo che possa essere considerata archiviata. L’obiettivo di Meloni era una legge che impedisse il pareggio. Lo scenario del pareggio elettorale con questi numeri e questa legge elettorale risulta il più probabile. E oggi, temendo di perdere le elezioni, la maggioranza non spingerà. Detto questo, va ricordato che non c’è un automatismo tra voto sul referendum e voto politico. I No dell’opposizione non si traducono necessariamente in un voto per un eventuale campo largo”, risponde Ceccanti. Il risultato del referendum può facilitare l’alleanza delle opposizioni? “Spero che si consideri come parte dell’alleanza anche chi ha votato Sì tra gli elettori del centrosinistra. Che sia una coalizione tesa ad allargare, non a chiudere, e che riconosca il pluralismo”, aggiunge.

  • 09:12

    Boccia (Pd): “Ora la maggioranza ritiri le riforme su legge elettorale e premierato”

    “Il voto degli italiani è stato chiaro, forte e partecipato. Ha vinto il No e con il No ha vinto la Costituzione, ha vinto l’equilibrio tra i poteri dello Stato, ha vinto un principio fondamentale: non esiste democrazia senza controlli sul potere”. Così Francesco Boccia in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. La partecipazione è stata importante perché “quando è in gioco la qualità della democrazia, gli italiani rispondono. E lo fanno con maturità, responsabilità e rispetto delle istituzioni. Il voto – continua Boccia – è un messaggio inequivocabile al Governo: non si possono cambiare le regole fondamentali della Repubblica senza un’ampia condivisione. Non basta dire come fa la presidente del consiglio Meloni “andiamo avanti”. Serve fermarsi, riflettere e cambiare metodo. Basta prove muscolari, basta arroganza, basta con l’ossessione di mettere le mani sulla Costituzione. Le riforme costituzionali si fanno insieme, non contro metà del Paese”. 

    “Mi auguro che il voto di oggi faccia prendere atto alla destra italiana che la Costituzione va sempre rispettata. A questo punto chiediamo anche il ritiro della riforma sul premierato, un provvedimento pessimo che farà solo altri danni. E ci auguriamo che anche la legge elettorale, depositata in Parlamento, che mette in discussione, tra le altre cose, il quorum di garanzie costituzionali, venga ritirata al più presto. Ora il Governo torni alla realtà del Paese, se ne è capace: salari troppo bassi, pensioni insufficienti, sanità in difficoltà, scuola da rafforzare, carburanti alle stelle. Sono questi i problemi degli italiani, non la loro ossessione per il potere”, insiste Boccia. “La giustizia – conclude il presidente dei senatori dem – ha bisogno di riforme vere, e noi siamo pronti a costruirle insieme: con la magistratura, con l’avvocatura, con l’accademia, con tutte le forze politiche. Perché le riforme serie si fanno nell’interesse dei cittadini, non contro qualcuno. Il voto dice anche un’altra cosa: gli italiani chiedono equilibrio, serietà, affidabilità. Non riconoscono a questa maggioranza il diritto di cambiare da sola l’architettura della nostra democrazia. Ora si può aprire una fase nuova: più rispetto, più equilibrio, più responsabilità. Noi siamo pronti a farlo, nel nome della Costituzione e dell’unità del Paese”.

  • 09:06

    Cantone: “Ha pesato la credibilità di chi ha sostenuto il No, come Gratteri”

    Questo non è solo il tempo della festa, “ma della ragione, è stata una grande manifestazione di democrazia”. Lo dice Raffaele Cantone, già alla guida dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, quindi procuratore a Perugia, in una intervista a Repubblica. “Ha votato un numero altissimo di persone, anche più che alle elezioni regionali o politiche. Questo dimostra quanto gli italiani siano ancora profondamente attaccati alla Costituzione. E c’è un altro dato che mi ha colpito molto: i giovani sotto i trent’anni hanno votato in maggioranza, oltre il 60%. Non era affatto scontato per una Carta nata nel 1946. E invece anche le nuove generazioni dimostrano un legame forte. Sicuramente hanno pesato le figure simbolo. Penso, per esempio, a Nicola Gratteri: un magistrato che non è mai stato identificato con le correnti, sempre percepito come indipendente. Il suo schieramento così netto ha rappresentato un segnale forte. E non è un caso, secondo me, che in Campania e in Calabria si siano registrati risultati molto netti. La credibilità di tutte le persone che hanno sostenuto il No ha contato”.
    “A un certo punto molte persone si sono rese conto che quelle modifiche non erano indispensabili per introdurre la separazione delle carriere. Io conosco persone favorevoli a quel principio che però dicevano: questa non è la riforma giusta. Non voglio entrare in polemiche politiche, ma è evidente che molti hanno avuto l’impressione che fosse una riforma in qualche modo punitiva per la magistratura – continua – E durante la campagna elettorale si sono sentite argomentazioni che non avevano nulla a che fare con il merito della riforma, come i riferimenti a vicende personali o giudiziarie. Tutto questo ha inciso. I cittadini hanno dimostrato interesse per la giustizia, con una partecipazione altissima. Questo non può essere sprecato. Nessuno deve pensare che vada tutto bene o che si possa mantenere lo status quo. Il sistema giudiziario non sempre riesce a dare le risposte. Questa partecipazione dimostra quanto per loro sia importante una giustizia che funzioni. E quindi serve un’assunzione di responsabilità ancora maggiore, da parte della magistratura ma anche delle istituzioni”.
    “La magistratura deve evitare ogni chiusura autoreferenziale e capire che questo risultato non significa che tutto vada bene – avverte Cantone – La politica, invece, deve riprendere il tema della riforma della giustizia, mettendo al centro le vere priorità: efficienza, tempi dei processi, personale. Non possiamo continuare ad avere uffici con organici invecchiati e insufficienti. E poi l’informatizzazione. Credo che le riforme costituzionali dovrebbero essere il più possibile condivise. Su temi così delicati, anche tecnici, sarebbe stato auspicabile un accordo ampio. Se il Parlamento avesse approvato la riforma con una maggioranza larga, il referendum non ci sarebbe stato”.

  • 09:02
  • 08:56

    Bignami (FdI): “Vittoria del No? Per il governo non cambia nulla”

    “Noi avevamo detto sin dall’inizio che non era un voto politico. Renzi invece nel 2016 chiamò gli elettori a votare per la sua riforma, affermando che se non fosse passata si sarebbe dimesso. Aveva trasformato il referendum in un plebiscito pro o contro Renzi. Noi no. Abbiamo chiarito che il referendum non avrebbe coinvolto il governo e quindi per noi non cambia nulla rispetto al prosieguo dell’azione del governo”. Così Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, in un’intervista a Il Giornale. La necessità di una riflessione sulla sconfitta al referendum “è evidente – aggiunge Bignami – innanzitutto dobbiamo chiederci quale sia il motivo per il quale non siamo riusciti a spiegare fino in fondo perché questa riforma era giusta”.

  • 08:48

    Ministro Zangrillo: “Referendum? Il No un voto emotivo come sul nucleare: poi molti si sono pentiti”

    “E stato un voto emotivo, mi ricorda il referendum sul nucleare che fu giocato tutto sul terrore. Poi anni dopo molti si sono pentiti della scelta di bloccarlo alle urne, ma quando si gioca sul tema dell’emotività spesso si va a finire così. Eppure io credo che siamo andati bene durante la campagna referendaria”. Così il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, intervistato da Il Giornale, commenta il risultato del referendum sulla riforma della giustizia. Secondo Zangrillo “quelli del No hanno veicolato un messaggio chiaro ma del tutto strumentalizzato: se votate Sì attaccate la Costituzione. Ecco, forse dovevamo essere più diretti”.