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Dopo le tensioni Trump e Meloni a tavola insieme alla cena dei leader Nato. Il presidente Usa insiste: “Lei mi piace ma non c’è stata sull’Iran”. La premier secca: “Com’è andata? Rapporti cordiali”

I presidenti si rivedono dopo le tensioni e siedono allo stesso tavolo in attesa dei lavori del Consiglio Atlantico. Trump attacca ancora i leader europei e Meloni arriva con qualche minuto di ritardo
Dopo le tensioni Trump e Meloni a tavola insieme alla cena dei leader Nato. Il presidente Usa insiste: “Lei mi piace ma non c’è stata sull’Iran”. La premier secca: “Com’è andata? Rapporti cordiali”
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Trump e Meloni allo stesso tavolo ad Ankara, l’incontro dopo le tensioni. La premier: “Rapporti cordiali” – La giornata

Donald Trump e Giorgia Meloni si rivedono ad Ankara dopo le tensioni delle scorse settimane. Il tycoon atterra sfoggiando il nuovo Air Force One striato d’oro. Il tempo di arrivare al palazzo presidenziale e Trump riprende con le recriminazioni. La Nato “mi ha deluso, non c’è stata” in Iran. E torna a mettere nel mirino Francia, Germania, Italia e Regno Unito, che “non hanno aiutato” gli Usa, mentre ribadisce che forse sposterà le truppe dall’Europa (o forse no). Il presidente rilancia sulla Groenlandia che, dice, dovrebbe essere “controllata” dall’America. E non risparmia neanche la premier italiana. “Mi piace, è una brava persona”, concede. Ma sull’Iran non ha aiutato neanche lei e questo è stato il suo “errore”.

Gli occhi sono rimasti puntati sulla cena, rigorosamente a porte chiuse, dove il tycoon era seduto con Erdogan e Rutte allo stesso tavolo con i leader delle cancellerie di cui si dice deluso: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Poche indiscrezioni ma un cerimoniale per tentare di ridurre le distanze in vista dei lavori di domani e della sessione del Consiglio Atlantico. Tra gli alleati, in giornata, si registrava una certa rassegnazione. Più di così, era il ragionamento, non si può fare. Il riferimento è rivolto al grande forum dell’industria della difesa, una prima assoluta, in cui sono fioccati contratti per miliardi, con il pieno coinvolgimento delle compagnie americane. Il segretario generale Mark Rutte ha snocciolato ancora una volta gli aumenti alle spese messi in campo dopo solo un anno dal vertice dell’Aja, dove si è deciso il target del 5%. E le ultime cifre diffuse dalla Nato certificano che tutte le nazioni (tranne la Slovenia) sono almeno al 2% in difesa ‘core’ e molti vanno già oltre. 

Il presidente Usa, dal canto suo, ha ribadito che se il vertice non fosse stato organizzato da Erdogan nemmeno si sarebbe presentato. Il sultano, però, lo aspetta al varco. Vuole sapere se la Turchia potrà rientrare nel programma F-35 – sospeso dopo che acquistò il sistema missilistico russo S-400 – e se le verranno venduti i motori americani per il suo caccia di quinta generazione Kaan. Israele si oppone. 

Meloni, dal canto suo, arriva con qualche minuto di ritardo, poi si siede alla cena dei leader allo stesso tavolo di Trump. Non sono uno accanto all’altra, ma è l’incrocio tanto atteso dopo giorni di alta tensione. E il gelo non sembra essere calato dopo l’ultimo affondo sganciato dal presidente Usa anche ad Ankara. Lo si intuisce nelle poche parole che la premier pronuncia davanti ai giornalisti quando torna in hotel in tarda serata. “Rapporti cordiali”, risponde su Trump. C’è stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni? “Vi ho già risposto”, taglia corto. La linea ora resta di non commentare più le parole del tycoon, poi si vedrà dopo la plenaria prevista in mattinata.

Secondo il poco che filtra dal governo, le parole di Trump non sono lette come un messaggio più conciliante, ma piuttosto come una strategia di “insistenza” nei confronti della premier, unico leader citato esplicitamente nella conferenza stampa ad Ankara. Trump ha anche esplicitato il motivo per cui il rapporto si è “guastato”, la postura italiana di fronte alla guerra in Iran. E non è bastata la disponibilità a partecipare allo sminamento di Hormuz una volta raggiunto il cessate il fuoco, scenario lontano alla luce degli ultimi attacchi. “Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni – interviene il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken -. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader”.

Per fare fronte alle tensioni attorno al summit, i turchi hanno puntato anche su una sorta di ‘food diplomacy’ nella cena offerta da Erdogan e dalla consorte. Il patrimonio culinario, hanno spiegato, come leva per favorire la comprensione globale, e tavoli tondi in cui tutti siedono alla stessa distanza.

  • 22:37

    Trump e Meloni allo stesso tavolo ad Ankara, l’incontro dopo le tensioni. La premier: “Rapporti cordiali” – La giornata

    Donald Trump e Giorgia Meloni si rivedono ad Ankara dopo le tensioni delle scorse settimane. Il tycoon atterra sfoggiando il nuovo Air Force One striato d’oro. Il tempo di arrivare al palazzo presidenziale e Trump riprende con le recriminazioni. La Nato “mi ha deluso, non c’è stata” in Iran. E torna a mettere nel mirino Francia, Germania, Italia e Regno Unito, che “non hanno aiutato” gli Usa, mentre ribadisce che forse sposterà le truppe dall’Europa (o forse no). Il presidente rilancia sulla Groenlandia che, dice, dovrebbe essere “controllata” dall’America. E non risparmia neanche la premier italiana. “Mi piace, è una brava persona”, concede. Ma sull’Iran non ha aiutato neanche lei e questo è stato il suo “errore”.

    Gli occhi sono rimasti puntati sulla cena, rigorosamente a porte chiuse, dove il tycoon era seduto con Erdogan e Rutte allo stesso tavolo con i leader delle cancellerie di cui si dice deluso: Meloni, Merz, Macron e Starmer. Poche indiscrezioni ma un cerimoniale per tentare di ridurre le distanze in vista dei lavori di domani e della sessione del Consiglio Atlantico. Tra gli alleati, in giornata, si registrava una certa rassegnazione. Più di così, era il ragionamento, non si può fare. Il riferimento è rivolto al grande forum dell’industria della difesa, una prima assoluta, in cui sono fioccati contratti per miliardi, con il pieno coinvolgimento delle compagnie americane. Il segretario generale Mark Rutte ha snocciolato ancora una volta gli aumenti alle spese messi in campo dopo solo un anno dal vertice dell’Aja, dove si è deciso il target del 5%. E le ultime cifre diffuse dalla Nato certificano che tutte le nazioni (tranne la Slovenia) sono almeno al 2% in difesa ‘core’ e molti vanno già oltre. 

    Il presidente Usa, dal canto suo, ha ribadito che se il vertice non fosse stato organizzato da Erdogan nemmeno si sarebbe presentato. Il sultano, però, lo aspetta al varco. Vuole sapere se la Turchia potrà rientrare nel programma F-35 – sospeso dopo che acquistò il sistema missilistico russo S-400 – e se le verranno venduti i motori americani per il suo caccia di quinta generazione Kaan. Israele si oppone. 

    Meloni, dal canto suo, arriva con qualche minuto di ritardo, poi si siede alla cena dei leader allo stesso tavolo di Trump. Non sono uno accanto all’altra, ma è l’incrocio tanto atteso dopo giorni di alta tensione. E il gelo non sembra essere calato dopo l’ultimo affondo sganciato dal presidente Usa anche ad Ankara. Lo si intuisce nelle poche parole che la premier pronuncia davanti ai giornalisti quando torna in hotel in tarda serata. “Rapporti cordiali”, risponde su Trump. C’è stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni? “Vi ho già risposto”, taglia corto. La linea ora resta di non commentare più le parole del tycoon, poi si vedrà dopo la plenaria prevista in mattinata.

    Secondo il poco che filtra dal governo, le parole di Trump non sono lette come un messaggio più conciliante, ma piuttosto come una strategia di “insistenza” nei confronti della premier, unico leader citato esplicitamente nella conferenza stampa ad Ankara. Trump ha anche esplicitato il motivo per cui il rapporto si è “guastato”, la postura italiana di fronte alla guerra in Iran. E non è bastata la disponibilità a partecipare allo sminamento di Hormuz una volta raggiunto il cessate il fuoco, scenario lontano alla luce degli ultimi attacchi. “Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni – interviene il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken -. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader”.

    Per fare fronte alle tensioni attorno al summit, i turchi hanno puntato anche su una sorta di ‘food diplomacy’ nella cena offerta da Erdogan e dalla consorte. Il patrimonio culinario, hanno spiegato, come leva per favorire la comprensione globale, e tavoli tondi in cui tutti siedono alla stessa distanza.

  • 22:09

    Menu della tradizione turca alla cena dei leader Nato

    È all’insegna della tradizione culinaria turca il menù della cena dei leader Nato ad Ankara, offerta dal presidente della Repubblica di Turchia Recep Tayyip Erdogan e dalla consorte. Ad aprire le portate la tradizionale focaccia lievitata a forma di barca con burro di Trabzon e miele di Hizan, oltre a verdure stufate in olio d’oliva, servite con yogurt affumicato, secondo quanto riferisce la Casa Bianca. Poi sono stati serviti i manti, i tradizionali ravioli, con yogurt affumicato e una pasta di pomodoro Ayas affumicato.

    A seguire, è stata proposta la spigola con Tarama, salsa cremosa a base di uova di pesce, carciofo di Urla e foglie di uva di Tokat, o in alternativa costata di manzo arrosto a cottura lenta, con burro di Trabzon affumicato, melanzana abbrustolita e il grano verde farik con funghi spugnola. Infine, per dessert, i leader hanno potuto gustare Baklava con latte, servita con schiuma di pistacchio, gelato di Maras e bergamotto.

  • 22:08

    Meloni: “Con Trump rapporti cordiali”

    “Rapporti cordiali”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, tornando in hotel ad Ankara dopo la cena della Nato, ha risposto ai giornalisti che le hanno domandato di Donald Trump. C’è stato un chiarimento, le è stato domandato ancora, dopo gli insulti degli ultimi giorni? “Vi ho già risposto”, ha tagliato corto la premier.

  • 20:07

    Meloni al tavolo con Erdogan e Trump alla cena Nato

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni siede allo stesso tavolo con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello americano Donald Trump alla cena dei leader Nato ad Ankara. Allo stesso tavolo, a quanto si apprende, ci sono il cancelliere tedesco Friedrich Merz con la consorte Charlotte, il presidente francese Emmanuel Macron con la moglie Brigitte, e il primo ministro britannico Keir Starmer.

  • 19:38

    Meloni arriva in ritardo alla cena dei leader

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata al palazzo presidenziale di Ankara per la cena dei leader della Nato con qualche minuto di ritardo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accolto uno per uno i capi di Stato e di governo e per ultimo il presidente americano Donald Trump, con cui si è intrattenuto qualche minuto prima di entrare con lui nel palazzo. Poi l’enorme porta si è chiusa dietro di loro ed è stato interrotta la trasmissione in diretta delle immagini garantita dalla Nato. Meloni è arrivata qualche minuto dopo, ma quando il segnale televisivo si è riattivato la cerimonia di accoglienza era già terminata.

  • 19:12

    Meloni è atterrata ad Ankara

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrata ad Ankara per il vertice Nato, ed è attesa alla cena offerta dal presidente della Repubblica di Turchia Recep Tayyip Erdogan e dalla consorte ai capi di Stato e di governo. La premier all’aeroporto militare Etimesgut è stata accolta dal ministro della Famiglia e dei servizi sociali della Repubblica di Turchia, Mahinur Özdemir Göktaş e dall’ambasciatore d’Italia ad Ankara, Giuseppe Manzo. Meloni si recherà quindi al palazzo presidenziale, per partecipare alla cena per i capi di Stato e di governo della Nato.

  • 19:11

    Tajani ha incontrato Rubio

    Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio ad Ankara, sede del vertice Nato.

  • 18:42

    Danimarca: “Groenlandia non è in vendita, alleati rispettino nostra sovranità”

    La prima ministra danese Mette Frederiksen ha detto di aspettarsi che gli alleati della Nato rispettino la sovranità della Danimarca e accettino che la Groenlandia non è in vendita. Frederiksen ha parlato da Ankara, dove è arrivata per partecipare al vertice della Nato, poche ore dopo che il presidente americano Donald Trump ha ribadito la sua ambizione di assumere il controllo dell’isola artica semi-autonoma che fa parte del regno di Danimarca.

  • 18:03

    Cremlino: “Seguiremo vertice Nato con grande attenzione”

    Il vertice della Nato “è un evento “che sta suscitando grande interesse, anche da parte nostra. Naturalmente, seguiremo con attenzione tutte le notizie e le informazioni provenienti da Ankara”. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Lo riporta Interfax. “Nel contesto dei preparativi per questo vertice, abbiamo ascoltato molte dichiarazioni riguardanti il ??nostro Paese. Purtroppo, non si trattava di dichiarazioni di interazione e dialogo costruttivi, bensì di dichiarazioni di natura conflittuale”, ha sottolineato Peskov. “Vedremo in quali documenti si tradurrà tutto questo, quali dichiarazioni verranno rilasciate, quali documenti verranno firmati, cosa verrà detto negli incontri bilaterali che si terranno a margine”, ha aggiunto il portavoce del presidente russo.