Al via al Pentagono negoziati militari diretti tra Israele e Libano
Si apre oggi al Pentagono il primo incontro diretto tra delegazioni militari libanese e israeliana nell’ambito del negoziato promosso dagli Stati Uniti dopo la tregua entrata, almeno sulla carta, in vigore a metà aprile. Il colloquio avviene mentre Israele intensifica raid e bombardamenti in Libano, inclusa la periferia sud di Beirut. Lo Stato ebraico ha diffuso diversi ordini di sfollamento forzato ai civili israeliani di Nabatiye e Tiro, le due principali città libanesi nel sud del paese.
Le forze armate di Beirut arrivano al tavolo con una posizione definita dal presidente Joseph Aoun, considerato vicino agli Stati Uniti: cessate il fuoco completo, fine delle operazioni israeliane, ritiro dalle aree occupate nel sud e rafforzamento del dispiegamento dell’esercito lungo il confine. Beirut chiede inoltre il rilascio dei prigionieri libanesi, il ritorno degli sfollati e sostegno internazionale alla ricostruzione.
L’incontro segue due precedenti sessioni negoziali svoltesi a Washington il 14 e 15 maggio, che hanno portato alla proroga della “tregua” per 45 giorni. Gli Stati Uniti, impegnati nel negoziato su larga scala con l’Iran, sostenitore di Hezbollah, puntano a rafforzare il coordinamento militare diretto tra le due parti. In questo senso, il 2 e 3 giugno prossimi è previsto un nuovo round politico al Dipartimento di Stato.
Sul tavolo resta però il nodo più delicato: Israele rivendica il diritto di condurre operazioni preventive contro minacce considerate imminenti, una formula contestata da Beirut e al centro delle tensioni interne libanesi. Parallelamente Washington continua a esercitare pressioni sul dossier del disarmo degli Hezbollah, mentre il movimento sciita ribadisce il proprio rifiuto dei negoziati diretti e prosegue le operazioni contro le forze di occupazione israeliane nel sud del Libano. Secondo dati raccolti da fonti libanesi, dall’avvio della “tregua” di metà aprile sono state registrate oltre 4.500 violazioni israeliane, più di 5.500 abitazioni distrutte e il controllo militare israeliano diretto o indiretto su oltre 65 località del Libano meridionale.