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New York Times: “Trump per due ore nella Situation Room, ma nessuna decisione sull’Iran”. Tycoon: “Revocato il nostro blocco su Hormuz”

Potrebbe sfumare l'intesa, attesa per oggi, su una pace tra Usa e Iran e l'avvio di negoziati sul nucleare di Teheran. Il tycoon: "La Repubblica Islamica si metta in testa che non avrà l'atomica"
New York Times: “Trump per due ore nella Situation Room, ma nessuna decisione sull’Iran”. Tycoon: “Revocato il nostro blocco su Hormuz”
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Nyt: “Trump per due ore nella Situation Room, ma nessuna decisione sull’Iran”

La riunione nella Situation Room è durata circa due ore ma Donald Trump non ha preso alcuna decisione sull’accordo con l’Iran. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti.

  • 18:15

    Trump nella Situation Room per decidere sull’Iran

    Donald Trump nella Situation Room per “prendere una decisione definitiva” sull’Iran. Lo afferma il presidente sul suo social Truth. “Mi riunirò ora, nella Situation Room, per prendere una decisione definitiva”, ha scritto.

  • 17:41

    Cnn: “Difficile che Trump firmi l’accordo senza l’ok di Khamenei”

    E’ difficile che Donald Trump firmi l’accordo con l’Iran prima di aver ricevuto conferma definitiva del fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei abbia approvato il documento. Lo riporta Cnn citando un funzionario americano.

  • 17:24

    Consigliere Khamenei: “Se il blocco navale si protrarrà, attaccheremo gli Usa”

    Mohsen Rezaei, consigliare militare della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha affermato che Teheran attaccherà gli Stati Uniti se il blocco Usa dovesse protrarsi oltre un certo periodo di tempo. Lo riporta Iran International. “Washington si avvicina a noi nell’oscurità, mentre noi monitoriamo ogni loro mossa”, ha concluso l’ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie.

  • 17:23

    Nyt: “Nell’accordo previsto anche un fondo d’investimento da 300 miliardi per l’Iran”

    Nell’accordo fra Iran e Stati Uniti ci sarebbe anche il riferimento a un fondo di investimento per l’Iran. Lo riporta il New York Times, secondo il quale fonti iraniane lo hanno identificato in circa 300 miliardi di dollari. Il fondo sarebbe, secondo Teheran, un ‘programma di ricostruzionè che sarebbe promesso all’Iran nel caso in cui un’intesa finale sarà firmata. Secondo due diplomatici, l’ultima bozza del memorandum of understanding farebbe riferimento a un ‘fondo di investimentò di internazionale che gli Stati Uniti contribuirebbero a facilitare se un accordo finale sarà raggiunto. I piani per il fondo saranno discussi nel corso dei 60 giorni di trattative. L’idea prende le mosse da una proposta avanzata in precedenza dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che hanno suggerito di promuovere immobiliari a Teheran oltre a un fondo investimento.

  • 14:44

    Media Iran: “Il memorandum d’intesa sarà annunciato quando completato”

    L’agenzia di stampa Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha citato una fonte informata secondo la quale il testo di un possibile memorandum d’intesa tra Teheran e Washington non è ancora stato finalizzato. La fonte ha affermato che il testo verrà annunciato ufficialmente una volta completato. Lo riporta Iran International. In risposta alle notizie diffuse dai media occidentali su alcuni aspetti del possibile accordo, la fonte ha affermato che le versioni pubblicate finora erano “inesatte”. La fonte ha inoltre affermato che il testo del possibile memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica è cambiato diverse volte negli ultimi giorni. 

  • 14:42

    Teheran: “Non intendiamo trasferire l’uranio arricchito in un Paese terzo”

    Un alto funzionario iraniano, Ebrahim Azizi, ha dichiarato che Teheran non intende trasferire all’estero le proprie scorte di uranio arricchito. Lo riporta l’agenzia Mizan, chiarendo la posizione iraniana su quello che resta uno dei nodi centrali nei negoziati in corso con gli Stati Uniti. Azizi ha affermato che l’Iran “non intende trasferire il proprio uranio arricchito in un Paese terzo”, ribadendo la posizione di Teheran sulla gestione del materiale nucleare.
    La questione riguarda in particolare circa mezza tonnellata di uranio arricchito al 60%, tema ancora irrisolto nei colloqui tra Washington e Teheran, che puntano anche a formalizzare una tregua e definire il futuro dello Stretto di Hormuz.

  • 14:02

    Teheran: “La gestione di Hormuz è nostra, Trump prende batoste”

    Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha affermato che la gestione dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran si è ormai consolidata a livello internazionale, aggiungendo che i paesi ora richiedono l’autorizzazione, pagano delle tariffe e attraversano il canale sotto la guida della Marina delle Guardie Rivoluzionarie. Scrivendo su X, Rezaei ha affermato che il presidente Donald Trump era l’unica persona che non vuole accettare la realtà. “Di tanto in tanto manda il suo esercito ad aprire lo stretto. Arrivano, vengono sconfitti e tornano indietro”, scrive Rezaei.  

  • 12:06

    Al via al Pentagono negoziati militari diretti tra Israele e Libano

    Si apre oggi al Pentagono il primo incontro diretto tra delegazioni militari libanese e israeliana nell’ambito del negoziato promosso dagli Stati Uniti dopo la tregua entrata, almeno sulla carta, in vigore a metà aprile. Il colloquio avviene mentre Israele intensifica raid e bombardamenti in Libano, inclusa la periferia sud di Beirut. Lo Stato ebraico ha diffuso diversi ordini di sfollamento forzato ai civili israeliani di Nabatiye e Tiro, le due principali città libanesi nel sud del paese.

    Le forze armate di Beirut arrivano al tavolo con una posizione definita dal presidente Joseph Aoun, considerato vicino agli Stati Uniti: cessate il fuoco completo, fine delle operazioni israeliane, ritiro dalle aree occupate nel sud e rafforzamento del dispiegamento dell’esercito lungo il confine. Beirut chiede inoltre il rilascio dei prigionieri libanesi, il ritorno degli sfollati e sostegno internazionale alla ricostruzione.

    L’incontro segue due precedenti sessioni negoziali svoltesi a Washington il 14 e 15 maggio, che hanno portato alla proroga della “tregua” per 45 giorni. Gli Stati Uniti, impegnati nel negoziato su larga scala con l’Iran, sostenitore di Hezbollah, puntano a rafforzare il coordinamento militare diretto tra le due parti. In questo senso, il 2 e 3 giugno prossimi è previsto un nuovo round politico al Dipartimento di Stato.

    Sul tavolo resta però il nodo più delicato: Israele rivendica il diritto di condurre operazioni preventive contro minacce considerate imminenti, una formula contestata da Beirut e al centro delle tensioni interne libanesi. Parallelamente Washington continua a esercitare pressioni sul dossier del disarmo degli Hezbollah, mentre il movimento sciita ribadisce il proprio rifiuto dei negoziati diretti e prosegue le operazioni contro le forze di occupazione israeliane nel sud del Libano. Secondo dati raccolti da fonti libanesi, dall’avvio della “tregua” di metà aprile sono state registrate oltre 4.500 violazioni israeliane, più di 5.500 abitazioni distrutte e il controllo militare israeliano diretto o indiretto su oltre 65 località del Libano meridionale. 

  • 11:08

    Trump: “Con le elezioni di midterm finestra breve per l’Iran, ma faccio quel che è giusto”

    In un’intervista a Fox News che andrà in onda nel weekend, Donald Trump ha affrontato le possibili ripercussioni politiche della guerra con l’Iran sulle elezioni midterm del 2026, mentre gli americani risentono dell’aumento dei prezzi dei carburanti causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Un recente sondaggio di Fox ha rilevato che l’opposizione all’intervento militare statunitense in Iran è salita al 60%, rispetto al 55% di aprile.
    Trump ha affermato che esiste un “problema strutturale” causato dalla frequenza di voto in Usa – con le elezioni di metà mandato che si tengono a due anni di distanza dalle elezioni presidenziali – che lascia poco spazio a un intervento militare. “Si ha una finestra molto breve per fare qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra”, ha detto. “Ma io non considero quella finestra. La vedo, devo fare ciò che è giusto”. 

  • 10:26

    L’emiro del Qatar chiama Trump: “Priorità a soluzioni diplomatiche”

    L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di “dare priorità alle soluzioni politiche e diplomatiche” in Medio Oriente, nel contesto delle negoziazioni tra Washington e Teheran per un possibile accordo. La richiesta è arrivata nel corso di una telefonata tra i due leader, durante la quale sono stati affrontati gli sforzi internazionali per ridurre le tensioni nella regione. Lo riferisce l’agenzia statale qatariota Qna.
    Al Thani ha sottolineato “la necessità di dare priorità alle soluzioni politiche e diplomatiche, così come al dialogo tra tutte le parti, per consolidare la sicurezza e la stabilità regionale ed evitare ulteriori tensioni ed escalation“. Washington ha intanto confermato un principio di accordo con l’Iran per estendere la tregua di 60 giorni e garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma l’intesa resta in attesa dell’approvazione di Trump e non è stata ancora confermata da Teheran.

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