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Donald Trump al Congresso: “Finite le ostilità con l’Iran”. Teheran risponde: “Possibile ripresa della guerra”

Con una lettera indirizzata ai presidenti della Camera e del Senato, il presidente Usa evita di dover chiedere al Parlamento l’autorizzazione a proseguire la guerra, scaduti, oggi, i 60 giorni durante i quali non era necessaria. Poco prima aveva detto: "Forse meglio non fare accordo con Iran"
Donald Trump al Congresso: “Finite le ostilità con l’Iran”. Teheran risponde: “Possibile ripresa della guerra”
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Torna lo spettro della guerra in Iran, Trump punta anche a Cuba

Lo spettro della guerra torna ad aleggiare sull’Iran. Frustrato dalle proposte iraniane che non lo soddisfano e pronto a chiudere definitivamente la partita, Donald Trump appare sempre meno ottimista su un possibile accordo e torna a minacciare attacchi mentre guarda già alla sua prossima ‘preda’: Cuba. “Le opzioni sono: un’intesa o bombardamenti a tappeto“, ha avvertito il presidente dicendosi “non contento” delle misure messe sul piatto dall’Iran. Nella sua ultima proposta Teheran ha offerto la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani in parallelo alla revoca del blocco statunitense; colloqui sul programma nucleare iraniano in cambio della revoca delle sanzioni; e il riconoscimento da parte di Washington del diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio per scopi pacifici.

Anche se la proposta segnala “progressi”, Teheran – ha ammesso il commander-in-chief – “chiede cose che non posso accettare. Non sono sicuro che arriveranno mai” dove vogliono gli Stati Uniti. Il pessimismo che emerge dalle sue parole lascia presupporre che la postura americana potrebbe cambiare a breve con l’abbandono, almeno temporaneamente, della via diplomatica. Teheran è ben consapevole che il rischio di una ripresa dei combattimenti è elevato. “È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti”, ha dichiarato Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando di Khatamolanbia, assicurando che il Paese è pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile con “misure sorprendenti”. Secondo indiscrezioni, Teheran starebbe usando la tregua per recuperare le armi nascoste sottoterra. La Repubblica Islamica starebbe anche riducendo da giorni, in modo proattivo, la produzione di petrolio per scongiurare una crisi degli stoccaggi su cui puntano gli Usa con il blocco dei suoi porti.

Impedire all’Iran di spostare petrolio – è l’idea di Washington – metterà sotto pressione la sua produzione e la farà “esplodere“, indebolendo ulteriormente la posizione negoziale iraniana. Le misure tampone che Teheran sta però attuando – secondo gli osservatori studiate per anni e probabilmente sottovalutate dagli Stati Uniti – puntano proprio ad aggirare questo problema, concedendo al paese più tempo. I piani americani per eventuali attacchi “brevi ed efficaci” sono pronti e sono già stati presentati a Trump. Per farli scattare manca solo il suo via libera. “Dal punto di vista umano non vorrei, ma i bombardamenti sono un’opzione“, ha spiegato il commander-in-chief. Trump sa che il tempo a suo disposizione per la guerra sta stringendo e i malumori in casa stanno aumentando. Il conflitto piace agli americani meno di quello in Vietnam, e in Congresso le polemiche sono accese anche fra i repubblicani sull’autorizzazione al conflitto. Il presidente ha scritto allo speaker della camera, il repubblicano Mike Johnson, una lettera per spiegare che le “ostilità” in Iran sono “terminate” e quindi non c’è bisogno di chiedere alcuna autorizzazione per proseguire la guerra.

La Casa Bianca sostiene infatti che il cessate il fuoco in vigore dal 7 aprile abbia interrotto il computo dei 60 giorni previsti dalla legge per la notifica ufficiale al Congresso del conflitto e la richiesta di autorizzazione a continuare. Le elezioni di metà mandato inoltre spingono il commander-in-chief a chiudere il dossier iraniano rapidamente e sperare che gli americani si dimentichino per novembre della guerra. L’orologio scorre velocemente soprattutto se il presidente, come lascia intendere da mesi, dovesse decidere di lanciare l’affondo su Cuba. Per ora Trump resta a guardare: “Mi piace finire un lavoro prima di iniziarne un altro”, ha detto scherzosamente riferendosi all’Iran. “Non è detto che una portaerei possa però fermarsi a Cuba sulla via del ritorno dal Medio Oriente. Prenderemmo il controllo quasi immediatamente”, ha aggiunto. Immediata la replica del governo cubano: “Nessun aggressore, per quanto potente, otterrà la nostra resa”.

  • 17:11

    Al-Jazeera: “In Libano 2.659 morti e 8.183 feriti in 2 mesi attacchi Israele”

    È salito a 2.659 morti e 8.183 feriti in Libano il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani degli ultimi due mesi, fra il 2 marzo e il 2 maggio. Lo ha fatto sapere il ministero della Sanità libanese, come riporta Al-Jazeera.

  • 15:00

    Emirati: “Traffico aereo civile tornato alla normalità”

    Il traffico aereo civile negli Emirati Arabi Uniti è tornato alla normalità, dopo la revoca delle misure precauzionali implementate il 28 febbraio all’inizio della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo ha dichiarato l’autorità aeronautica degli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Wam. La revoca delle restrizioni è stata decisa dopo una valutazione completa delle condizioni operative e di sicurezza, effettuata in coordinamento con gli enti competenti, aggiunge l’Autorità generale per l’aviazione civile.

  • 14:30

    Cosa prevede la proposta che non soddisfa Trump

    Dalla riapertura delle rotte marittime verso lo Stretto di Hormuz alla fine del blocco navale dei porti iraniani, dalle garanzie sulla fine della guerra al rinvio dei colloqui sul nucleare a un secondo momento. Sono questi alcuni dei punti contenuti nella proposta elaborata dall’Iran e inviata agli Stati Uniti tramite la mediazione del Pakistan, proposta che però “non soddisfa” il presidente americano Donald Trump. Lo ha spiegato un alto funzionario iraniano alla Reuters, come riporta Sky News e il sito di Haaretz.

    Al primo punto, la proposta di accordo prevede che la guerra si concluda con la garanzia che Israele e Stati Uniti non attaccheranno più l’Iran. In cambio, l’Iran riaprirà lo Stretto di Hormuz alla navigazione. Agli Stati Uniti viene quindi chiesta la revoca del blocco navale dei porti iraniani. Solo in un secondo momento si terranno colloqui sul programma nucleare iraniano, che avverranno in cambio della revoca delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Tra le richieste anche quella che Washington riconosca il diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio per scopi pacifici, anche se l’Iran accetta di sospendere tale attività.

    “In questo quadro, i negoziati sulla questione nucleare, più complessa, sono stati spostati alla fase finale per creare un’atmosfera più favorevole”, ha dichiarato il funzionario iraniano. Washington ha però ripetutamente affermato che non porrà fine alla guerra senza un accordo che impedisca all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare. 

  • 12:04

    Starmer: “Uk non tornerà allo status quo anche con la riapertura di Hormuz”

    L’economia in Gran Bretagna “non ritornerà alla normalità” con la riapertura dello Stretto di Hormuz, ha affermato il Premier Keir Starmer in una intervista alla Bbc in cui anticipa un picco dell’inflazione nel momento in cui c’è una guerra su due fronti. Il Paese “deve prendere una strada diversa” per il suo futuro e non tornare “allo status quo” come era stato fatto dopo altre crisi sistemiche, come quella del 2008 o dopo la pandemia di covid.

    “Molti elettori, molte persone in tutto il Paese, sono frustrate perché non hanno visto i cambiamenti che chiedevano per questo Paese. Siamo rimasti fermi per la maggior parte degli ultimi 20 anni. Ogni volta che siamo colpiti da una crisi come quella di queste settimane, che sia la crisi finanziaria del 2008, la Brexit o il covid, il governo del momento non vuole altro che il ritorno allo status quo il prima possibile”, ha aggiunto, anticipando la necessità di rendere la Gran Bretagna “più resiliente”, con legami più stretti con l’Europa e la transizione verso energie pulite.

    “Ma lo status quo non funzionava. Quindi non possiamo ripetere questo errore. Dobbiamo prendere una strada diversa in risposta a questa crisi”. “Dobbiamo riunire Paesi per arrivare all’apertura dello Stretto, che è quello che sto facendo nella coalizione che sto guidando insieme al Presidente francese Emmanuel Macron, su cui sto lavorando con molto impegno nelle ultime settimane, perché dobbiamo tornare all’apertura dello Stretto il prima possibile. Ma non voglio che nessuno pensi che quando questo accadrà, tornerà tutto alla normalità, non sarà così. C’è anche la guerra in Ucraina e tutti gli indicatori ci dicono che ci sarà più volatilità, non meno, nel mondo”. 

  • 12:02

    “Merz ammoniva l’Iran, accetti la proposta Usa”

    “L’ammonimento del cancelliere era chiaramente indirizzato all’Iran, e cioè al fatto di non tirare troppo la corda e di non continuare a sfidare gli Usa”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, in un’intervista alla Faz pubblicata sull’edizione cartacea di stamani, rispondendo a una domanda sulle affermazioni di Friedrich Merz, che hanno fatto adirare Donald Trump. Il cancelliere aveva infatti sostenuto che la “leadership iraniana stesse umiliando un’intera nazione” e che gli americani fossero privi di una strategia per l’uscita dal conflitto. “La leadership iraniana farebbe bene ad accettare la proposta degli Usa. Su questo con il mio collega Rubio siamo stati perfettamente d’accordo mercoledì”, ha aggiunto, riferendosi alla missione nei giorni scorsi negli Usa. 

  • 12:01

    Media: “Usa minacciano sanzioni a chi paga il pedaggio a Hormuz”

    Gli Stati Uniti avvertono le compagnie di navigazione che potrebbero subire sanzioni per aver effettuato pagamenti all’Iran al fine di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz. Lo scrive la Associated Press sul suo sito.
    L’allerta, pubblicata ieri dall’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri (Ofac) degli Stati Uniti, aggiunge un ulteriore livello di pressione alla situazione di stallo tra Stati Uniti e Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz.

    L’Iran ha iniziato a offrire ad alcune navi un passaggio sicuro deviandole su rotte alternative più vicine alla sua costa, a volte addebitando un pedaggio per il servizio. Questa pratica di ‘pedaggio’ è al centro dell’avvertimento sulle sanzioni statunitensi. Le richieste di pagamento potrebbero includere trasferimenti non solo in contanti, ma anche “attività digitali, compensazioni, scambi informali o altri pagamenti in natura”, comprese donazioni di beneficenza e pagamenti presso le ambasciate iraniane, ha affermato l’Ofac.

    “L’Ofac emette questo avviso per mettere in guardia i cittadini statunitensi e non statunitensi sui rischi di sanzioni derivanti dall’effettuare tali pagamenti al regime iraniano o dal richiedere garanzie al regime iraniano per il passaggio sicuro. Tali rischi sussistono indipendentemente dal metodo di pagamento”. 

  • 11:02

    Donald Trump al Congresso: “Finite le ostilità con l’Iran”

    Donald Trump ha notificato al Congresso che le “ostilità” con l’Iran “sono terminate”. E’ quanto si legge nella lettera ottenuta dalla Cnn indirizzata al presidente della Camera Mike Johnson e al Presidente pro tempore del Senato Chuck Grassley, nella quale il presidente sostiene che “Il 7 aprile 2026 ho ordinato un cessate il fuoco di 2 settimane, il cessate il fuoco è stato da allora esteso e non c’è stato alcuno scambio di fuoco tra le forze degli Stati Uniti e l’Iran dal 7 aprile”. “Le ostilità iniziate il 28 febbraio sono terminate”, si legge nella lettera, nella quale l’amministrazione ribadisce “gli sforzi per tenere il Congresso pienamente informato, in conformità con la Risoluzione sui Poteri di Guerra”. Così facendo il presidente evita di dover chiedere al Congresso l’autorizzazione a proseguire la guerra, scaduti, oggi, i 60 giorni durante i quali non era necessaria.

  • 09:29

    Teheran: “È probabile una nuova guerra con gli Stati Uniti”

    “È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti”: lo ha dichiarato Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando di Khatam al-Anbiya, il comando congiunto delle forze armate di Teheran, aggiungendo: “L’Iran è pienamente pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile”. “Le forze armate iraniane hanno preso in considerazione misure sorprendenti contro la bellicosità del nemico, misure che non possono nemmeno immaginare”, ha aggiunto Assadi. “Non fa alcuna differenza se gli Stati Uniti conducono operazioni militari contro l’Iran o meno, poiché gli Stati Uniti sono caduti in una trappola dalla quale non hanno via d’uscita”.  

  • 09:27

    Trump loda la Marina Usa: “Noi come i pirati”

    “Come pirati”. Così Donald Trump ha descritto le operazioni Usa nel contesto del blocco navale imposto ai porti della Repubblica islamica, parlando di una “grande Marina”. “La nave si è fermata – ha detto il presidente degli Stati Uniti durante un evento in Florida, come riporta la Cnn, evidenziando come probabilmente il riferimento sia all’episodio durante il quale il mese scorso è stata intercettata la nave Touska battente bandiera iraniana – Hanno usato rimorchiatori e poi siamo atterrati sopra, sopra a tutto – ha affermato – E abbiamo preso il controllo della nave. Abbiamo preso il controllo del carico, del petrolio. E’ un affare che frutta molto”. Un’azione, secondo il tycoon, “come i pirati“. Nei giorni scorsi l’ambasciatore iraniano all’Onu aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza di “condannare nei termini più forti possibili” i sequestri di petroliere iraniane “in stile pirati”, accusando gli Stati Uniti di “pirateria” e “bullismo”. 

  • 09:26

    Trump: “Dire che non stiamo vincendo è tradimento”

    Il presidente Usa Donald Trump ha affermato di considerare “tradimento” che si dica che gli Stati Uniti non stanno “vincendo” la guerra con l’Iran, nonostante avessero già avvisato il Congresso che le ostilità erano “terminate”. Trump ha parlato venerdì sera davanti al Forum Club di Palm Beach.