Crisi industriale

Operai e università insieme per non far morire Gkn

“Non ci imbarazza definirci ‘classe dirigente’: il nostro obiettivo è la reindustrializzazione dello stabilimento di Campi Bisenzio diretta dai lavoratori con il sostegno dello Stato”. Il video è  accessibile a tutti per solidarietà con la vertenza degli operai.

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15 Dicembre 2021

“Potrebbero offrirci una liquidazione e garantirci un’altra occupazione, ma quella che abbiamo iniziato a GKN non è una lotta personalistica per noi 422 lavoratori, ma per salvaguardia di quei posti di lavoro sul territorio”. Così Dario Salvetti, delegato della FIOM e portavoce del Collettivo di Fabbrica, spiega la portata di una battaglia che punta a offrire nuove prospettive sulle modalità di risoluzione delle crisi industriali e produttive.

Fin dallo scorso 9 luglio, quando hanno ricevuto via posta elettronica certificata la comunicazione del licenziamento collettivo, gli operai dello stabilimento GKN di Campi Bisenzio (Fi) hanno scelto la strada della gestione attiva del conflitto, rifiutando di attendere passivamente e delegare alle sole trattative sindacali l’esito della vertenza.
Occupata la fabbrica e impedita attraverso la presenza fisica nello stabilimento ogni ipotesi di delocalizzazione materiale delle linee di produzione, vinti i ricorsi per un licenziamento collettivo tentato a sfregio dello Statuto dei Lavoratori, oggi l’assemblea di fabbrica rilancia.
“Abbiamo previsto la crisi, la stiamo gestendo, vogliamo disegnare il futuro della produzione della nostra azienda. Non ci imbarazza definirci ‘classe dirigente’ – chiarisce con determinazione Dario Salvetti – il nostro obiettivo è la reindustrializzazione di GKN diretta dai lavoratori con il sostegno dello Stato”.

Per scrivere il proprio piano industriale, il Collettivo di Fabbrica ha convocato un’assemblea con ingegneri, economisti e ricercatori di diverse università. Tra i profili tecnici che hanno offerto la loro competenza per la scrittura di un piano di rilancio, anche Andrea Roventini, professore associato di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “Il salvataggio della Gkn può diventare un’occasione per investire sulle nuove tecnologie per una mobilità sostenibile e rilanciare una vera industria 4.0, che unisca lavoro e formazione”.

Intanto, in questi giorni si moltiplicano le voci su ipotetiche riconversioni produttive che starebbe vagliando Francesco Borromeo, advisor nominato da Melrose (la società inglese che detiene la GKN) per trovare dei possibili compratori dello stabilimento. Così ogni velleità di nazionalizzazione della fabbrica sembra svanire all’orizzonte e con essa le ipotesi di partecipazione nella cogestione del futuro da parte dei lavoratori.
“Stiamo a guardare e quel che è certo è che vorremo garanzie – spiegano dal Collettivo di Fabbrica – perché sappiamo che spesso questi ’salvataggi’ si rivelano solo un modo di consentire ai proprietari di scappare mentre si smantella quel che resta della produzione”.
Nel breve termine, il programma minimo richiesto dal Collettivo di Fabbrica che occupa lo stabilimento è che venga garantita continuità produttiva e occupazionale, indipendentemente dai passaggi di proprietà in vista: stessi posti di lavoro, appalti compresi, e stessi diritti.

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