Se la politica lo ha salvato dall’arresto, i giudici di Milano confermano la necessità dei domiciliari per il novarese Diego Sozzani, alias Paperino, deputato di FI travolto dall’indagine sulle tangenti in Lombardia e accusato dai pm di finanziamento illecito per aver preso 10mila euro da Daniele D’Alfonso, imprenditore ritenuto vicino alla mafia.

E così, dopo che il 5 novembre il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di scarcerazione confermando gli arresti domiciliari perché “Sozzani” ha deciso con “scarsa trasparenza” di non fornire ai pm “la propria versione” e ha “preferito” farsi “scudo dell’immunità parlamentare di cui gode”, questa vigilia di Natale il Tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni con le quali il 9 dicembre ha rigettato l’istanza d’appello fatta da Sozzani sulla decisione del gip. Il ragionamento del giudice svela come la misura degli arresti domiciliari sia l’unica adottabile perché “il brevissimo tempo passato” non consente “di ritenere prodotto un valido effetto dissuasivo, in considerazione del ruolo svolto” da Sozzani “e degli appoggi che risultano ancora conservati oltre alla fittissima rete di rapporti di cui dispone”.

Tutto questo, spiegano i giudici, “induce a ritenere necessario il mantenimento del presidio cautelare”. Insomma se a settembre il Parlamento, sovvertendo il giudizio della Giunta per le autorizzazioni a procedere, aveva negato l’arresto e l’utilizzo di dieci intercettazioni perché effettuate dopo la sua elezione, ancora una volta un giudice conferma la bontà della richiesta fatta dalla Procura a carico di Sozzani che risulta indagato anche per alcuni fatti di corruzione in un secondo filone dell’indagine. Il deputato azzurro, molto vicino al presunto ras delle tangenti Nino Caianiello, attraverso i suoi legali aveva fatto informalmente filtrare la voce che i soldi presi da D’Alfonso erano un vecchio credito vantato. Nei suoi verbali, però, l’imprenditore conferma la versione dell’accusa. Il “pagamento – dirà D’Alfonso ai pm – avvenne attraverso l’emissione della falsa fattura” e le “modalità mi vennero indicate prima” da Caianiello “poi da Sozzani”, che vedeva nella sua elezione a deputato un’ulteriore possibilità di incrementare gli affari del proprio studio di progettazione Greenline. Scrive il gip: “Sozzani spiega che la sua eventuale elezione in Parlamento (…) gli potrà consentire di portare a casa ulteriori clienti per lo studio”. Il politico in presa diretta sul tema: “Come fai a non portarlo a casa!? Hai una serie di interlocutori”. Secondo il tribunale del Riesame gli arresti sono necessari anche a causa della “personalità dell’indagato” che ha dimostrato una “profonda refrattarietà rispetto all’ottemperanza delle prescrizioni pubbliche”.

E ancora: “L’indole di Sozzani” si è mostrata “impermeabile” e “impenetrabile (…) al rispetto di regole e legalità”. Da qui la conferma della bontà del giudizio espresso a novembre dal gip. Anche perché “le conoscenze e le competenze” di Sozzani “sono potenzialmente spendibili in una pluralità di circostanze che non presuppongono necessariamente lo svolgimento della propria attività professionale in senso stretto”. Per questo “altre misure si rivelano inefficaci al contenimento comportamentale dell’indagato”. Conclude il Riesame: “La custodia cautelare domiciliare” è “l’unica idonea” per “impedire la ricaduta di Sozzani in condotte illecite”. Per lui (rispetto al finanziamento illecito), e altri 70 indagati, la Procura ha già chiesto il processo. A gennaio, poi, è attesa una seconda chiusura indagini che comprenderà diverse posizioni, riservando importanti sorprese.

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