Lei, Antonella Bundu (nome fiorentino, cognome africano), un miracolo l’ha già fatto: unificare pezzi e frammenti di quella sinistra che non si riconosce nel Pd di Matteo Renzi, e neppure in quello di Nicola Zingaretti, ma che vuole esserci. Tutti insieme appassionatamente, Sinistra italiana, Rifondazione Comunista, Potere al popolo, Diem 25, Mdp, Possibile, Firenze città aperta, un cartello ricco per tentare la scalata a Palazzo Vecchio. Contro la corazzata del renzianissimo Dario Nardella, contro la Lega di Salvini che vorrebbe sventolare le sue bandiere nella città di Giorgio La Pira, contro i Cinquestelle, chiusi nel loro splendido e perdente isolamento. “Il cartello è ampio, ma la battaglia è durissima”, dice lei sorridendo. “Intanto ci siamo, e ci sono io. Come mi definisco? Donna, di colore e di sinistra”. Tre potenziali insulti nell’Italia di oggi.

Lei replica: “Certo, perché dopo Verona e le cose da età della pietra, altro che Medioevo, che abbiamo sentito, definirsi donna libera e indipendente è un rischio, di colore non ne parliamo, e di sinistra, poi, è quasi un marchio d’infamia. Ma l’elettore va rispettato. Ti presenti e devi dire con nettezza chi sei, come la pensi e come intendi dare il tuo contributo al governo di una comunità. La sinistra che si nasconde, che ha paura dei propri valori, delle idee, e che sceglie di scimmiottare la destra, è destinata a perdere sempre”.

Ed ecco chi è Antonella Bundu. 49 anni, una figlia, di formazione interprete (“nella vita però ho sempre fatto altro”), nata a Firenze ma vissuta per molto anni tra Africa e Regno Unito prima di approdare nella città del giglio. “Mio padre africano della Sierra Leone, mia madre fiorentina autentica. I miei si sono conosciuti grazie alle grandi intuizioni di Giorgio La Pira, il sindaco della pace e dell’apertura ai popoli”.

Francis Bundu è un giovane studente della Sierra Leone, arriva a Firenze e conosce Daniela. Colpo di fulmine, fidanzamento, matrimonio e la prima figlia. “A tre anni i miei si trasferiscono a Freetown, Sierra Leone. In quel pezzo d’Africa studio e cresco fino ai 17 anni, quando decido di trasferirmi a Liverpool, in uno dei quartieri più poveri. Ho lavorato in una biblioteca e partecipato ad una esperienza che mi ha fatto molto maturare, un workshop sulla black history. Facevamo interviste agli immigrati africani di primissima generazione, raccoglievamo le loro storie che parlavano di emarginazione e razzismo. Erano gli anni Ottanta e ancora soffiava il vento della rivolta di Brixton a Londra, il bloody sathurday che ebbe anche dei riflessi a Liverpool, nel quartiere operaio di Toxteth”.

Capelli ricci acconciati alla maniera “afro”, Antonella ha una marcata somiglianza con la leader afroamericana degli anni Settanta del secolo passato, Angela Davis. Sorride. “Non scherziamo, la Davis è per me un punto di riferimento sicuramente, ma non devo attraversare l’Oceano per trovare le radici del mio agire. Sono fiorentina, ho assorbito la lezione del sindaco La Pira, respirato l’aria dell’Isolotto e della sua comunità”.

La Pira, il sindaco della pace, il sindaco santo. “Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita”, disse in uno dei primi consigli comunali. Come è cambiata Firenze dai tempi del “Sindaco santo”? “Tantissimo – è la risposta di Antonella – la città vive tutte le contraddizioni generate dalla crisi e dalla mancanza di lavoro. Cresce il disagio sociale nelle periferie e dal centro vengono espulsi sempre più fiorentini. La parte storica della città subisce una gentrificazione selvaggia a favore di appartamenti di lusso, b&b e alberghi. La città della tolleranza e dell’accoglienza viene attaccata ogni giorno da chi soffia sull’insicurezza sociale – afferma la candidata – sulla paura del futuro, sulla marginalizzazione delle fasce deboli della popolazione. Salvini ha aperto la sua campagna elettorale all’Isolotto urlando il suo prima i fiorentini. È stata una provocazione e la gente lo ha capito disertando il comizio. Nardella teme di perdere voti a favore dell’ondata leghista e fa il piccolo e moderato Salvini, noi puntiamo ad una città inclusiva, prendendo la lezione di La Pira e spostandola avanti. La sofferenza va diminuita e lenita, ma l’obiettivo è la sua eliminazione”.

I sondaggi danno Nardella tra il 52 e il 56%, il candidato del centrodestra a trazione leghista, Ubaldo Bocci al 30, il M5S non ha ancora un nome, il cartello che sostiene la Bundu al 4%. “Sono sondaggi – dice scettica Antonella – e siamo all’inizio della campagna. Noi lavoriamo, con la gente che dice no alle speculazioni sul centro della città, no all’ampliamento dell’aeroporto cittadino, sì ad un ciclo dei rifiuti che preveda l’aumento della raccolta differenziata all’80%, con un recupero intelligente e il porta a porta. Obiettivi, come si vede, che escludono la costruzione di un inceneritore. Il cammino è lungo, ma sto avendo riscontri positivi dalle persone”. Attacchi, insulti, volgarità? “Le solite cose puzzolenti sessiste e razziste: ‘Torna col barcone, negra di m.’, io rispondo con un sorriso e sono serena. Accanto ho tanti compagni, la mia famiglia, mia madre e i miei fratelli”. Uno è Leonard Bundu, pugile, campione europeo pesi welter nel 2011, sfidante ai mondiali Wba. Lo chiamano “il fiorentino d’Africa” ed è un orgoglio del pugilato italiano.

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