Dal primo maggio il Giornale non avrà più una redazione romana. La decisione è arrivata ieri e ha provocato uno sciopero immediato: oggi il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti non sarà in edicola. La comunicazione ai 18 giornalisti e ai 3 poligrafici è essenziale quanto laconica. “Si comunica la chiusura della sede romana a fare data dal 30.04.2019. Pertanto, i giornalisti verranno trasferiti nella sede di Milano a partire dal 01.05.2019. Distinti saluti”.

Conseguenza di una guerra in corso da mesi tra la redazione e la proprietà, divisa tra Paolo e Marina Berlusconi. In autunno era stato annunciato il taglio del 30% agli stipendi. La goccia potrebbe essere stato un duro comunicato di venerdì in cui il Cdr se la prendeva con l’ad di Mondadori, Ernesto Mauri, rinfacciandogli il lauto stipendio di 2 milioni l’anno più bonus (2,3 nel 2017). Il fatto è che Marina vuole vendere, Paolo non ha la forza di opporsi e Silvio ha lasciato fare.

“La chiusura di Roma ha il sapore della rappresaglia: avete rotto troppo le scatole e vi puniamo. Ma l’obiettivo è sperare che alcuni se ne vadano: si fa il lavoro sporco per poi, magari, vendere (a Feltri?) più agevolmente”, sono le voci che corrono in una redazione sfiduciata. Oltre al danno, la beffa: due settimane fa si era fatto un sopralluogo, con tanto di architetti, in quella che doveva essere la nuova sede nella Capitale, in via Barberini, scelta per risparmiare. Ora non servirà più.

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