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mercoledì 09/01/2019

Di Maio al Fatto: “Gruppo con polacchi, finlandesi e croati e voglio i Gilet gialli”

Luigi Di Maio - Il vicepremier a Bruxelles: “A febbraio firmeremo il manifesto comune”

“Eccomi, proviamo a parlare”. Nel tardo pomeriggio, Luigi Di Maio risponde da Bruxelles. In città è andato ieri mattina, a definire accordi per il nuovo gruppo europeo. Incontri blindati, quindi lontano dal Parlamento europeo. Da Roma, l’eco della vicenda Carige. Dalla Francia, l’Eliseo che morde: “Quello di Di Maio sui Gilet gialli non è un commento gradevole, pare comunicazione elettorale a fini interni”.

Ha aperto ai Gilet gialli per distogliere dai problemi italiani?

No. Sto formando un gruppo per le Europee. E nei prossimi giorni incontrerò anche alcuni dei Gilet gialli.

Quando? E soprattutto chi?

Non dico quando e con chi. Stiamo organizzando un contatto, di certo con la parte che crede nell’impegno politico non violento. Se vogliono candidarsi alle Europee, io intendo spiegare loro che gruppo vogliamo creare. Non capisco però: Macron può lavorare ad alleanze in Europa, mentre io facendolo commetterei lesa maestà?

Non è certo solo questo: da lei sono arrivati duri attacchi al leader di un altro governo eletto.

È stato Macron a dare inizio alle danze, visto che il giorno dopo il nostro insediamento al governo ha cominciato a parlare di “populisti vomitevoli” e di “lebbra”.

Ma i Gilet li incontrerà assieme ad Alessandro Di Battista?

Dipenderà dai rispettivi impegni, vedremo se potrà. Di certo Alessandro sarà con me durante tutta la campagna. E anche Davide Casaleggio ci supporterà mettendo a disposizione Rousseau.

Un vostro senatore, Gianluigi Paragone, ha dichiarato: “Il caso Carige non può finire come tutti i casi trattati dai governi precedenti, se vogliamo evitare l’autogol facciamo i gilet gialli”. Vi invita a non perdere l’anima?

Gianluigi ha ragione, dobbiamo sempre stare molto attenti. Ma quella di Carige non è un salvataggio, è una nazionalizzazione. La regola è una: se lo Stato mette i soldi in una banca, quella banca diventa dello Stato. Lo abbiamo sempre sostenuto. E comunque per ora non ci abbiamo messo un euro. Di certo non la ripuliremo per venderla, e non faremo favori a qualche azionista che si è rifiutato di ricapitalizzare.

La vostra base però è molto disorientata, anche a leggere i social. “Avete fatto come il Pd”, dicono.

Se raccontano che abbiamo salvato una banca quando non ci abbiamo messo un euro è ovvio che la gente sia disorientata. Ma la verità è quello che conta: la nostra operazione non c’entra nulla con processi di salvataggio del passato. Non faremo perdere soldi ad azionisti e correntisti. Qualcuno vuole rifarsi una verginità, ma le responsabilità dei precedenti governi su Etruria e Venete sono chiare.

Chi ha incontrato a Bruxelles?

Abbiamo visto i polacchi del Kukiz’15, guidati da una rockstar, Pawel Kukiz. Poi i croati di Zivi zid (considerati populisti, ndr), che sembrano quasi noi, con un leader nato nel 1990, e i finlandesi di Liike Nyt (che Casaleggio aveva visto a novembre, ndr).

A che punto sono le trattative?

Con polacchi e croati abbiamo quasi chiuso, mentre con i finlandesi contiamo di farlo in dieci giorni. Ma aspettiamo una risposta dai Gilet gialli, e ci sono un altro paio di forze politiche con cui trattiamo.

Come si gestisce un gruppo con posizioni così diverse? I polacchi del Kukiz’15 sono considerati di destra.

No, non direi. Non siamo d’accordo con i polacchi su diritti civili e aborto, mentre i finlandesi sono molto liberali, quindi su alcune cose non la vediamo nello stesso modo. Invece i croati non credono nell’euro, mentre per noi non si esce dalla moneta unica. Ma tutti assieme vogliamo essere l’ago della bilancia in Europa, partendo dai punti in comune. Nel gruppo ci sarà libertà di voto, e comunque non condividiamo tutto con questi partiti.

Sono differenze importanti.

Questo non intaccherà i dieci punti del manifesto.

Sta dicendo che sottoscriverlo sarà come firmare un contratto?

Sì, e lo firmeremo entro metà febbraio a Roma. Il primo punto sarà la democrazia diretta, che è anche la prima rivendicazione dei gilet gialli. Vogliamo creare la grande famiglia europea della democrazia diretta. E al centro del manifesto ci saranno i diritti sociali. Inoltre, vogliamo tutti tagliare i privilegi di pochi e gli sprechi in Europa.

E sui migranti? I partiti del manifesto condividono la vostra linea, ossia la ripartizione per quote?

Il concetto della solidarietà dovrà tornare di moda, bisognerà intervenire come Europa unita. Ma va fatta un’attenta riflessione sulle politiche colonialiste di alcuni Paesi che hanno causato ondate migratorie. E tra questi c’è di certo la Francia.

È vero che inserirete esterni nelle liste dei 5Stelle?

È una decisione che non ho ancora preso. Dipenderà anche dalle interlocuzioni in Europa.

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La proposta sul blog

L’idea di Beppe Grillo: “Fedina penale degli eletti sul web”

Pubblicare online il casellario giudiziario di tutti gli eletti in Parlamento, in modo che sia liberamente consultabile dai cittadini. Lo propone Beppe Grillo sul suo blog: “Il casellario giudiziale è uno schedario che conserva gli estratti dei provvedimenti, in modo tale che sia sempre possibile conoscere l’elenco dei precedenti penali e civili”, spiega. Se fosse pubblico, almeno per quel che riguarda i parlamentari, “i cittadini sicuramente ringrazierebbero”. L’idea in realtà non è del fondatore del Movimento 5 stelle: Grillo si è ispirato a una proposta lanciata in campagna elettorale da Macron, però poi disattesa. “In Francia l’obbligo del casellario giudiziario per gli eletti in Parlamento era una delle misure di punta del progetto di legge per la trasparenza del governo Macron. Tuttavia è risultato essere assente dal testo promulgato dal presidente il 15 settembre 2017”. Tanto che alcuni giornalisti e attivisti hanno lanciato un progetto parallelo (sul sito Politics Watch) in cui monitorano i procedimenti giudiziari a carico degli eletti. “Perché non realizzare lo stesso strumento in Italia, però ufficiale?”, conclude.

Lo sberleffo

Rinaldi-Pasquinelli, che coppia!

Ognuno ha i gilet gialli che si merita. Quelli che si apprestano a calare su Roma – l’appuntamento è per sabato 18 gennaio – troveranno un comitato d’accoglienza di tutto rispetto. A organizzare la missione capitolina di Veronique Rouille e Yvan Yonnet (due dei volti noti della sollevazione transalpina) sono stati alcuni protagonisti un po’ più marginali, diciamo, del dibattito pubblico nostrano. Il primo è Antonio Maria Rinaldi, esemplare pregiato della fauna degli economisti da salotti tv; sovranista da talk show, fustigatore dei globalisti verbalmente aggressivo e televisivamente ubiquo. Il secondo organizzatore della manifestazione è Moreno Pasquinelli. Anche lui ha un curriculum oggettivamente straordinario: una vita da marxista trozkista, da Potere Operaio a Quarta Internazionale, da l Gruppo bolscevico leninista al Gruppo operaio rivoluzionario a Direzione 17. Organizzatore per anni del Campo antimperialista di Assisi, dove transitavano un po’ tutti: palestinesi, baschi, curdi amici di Ocalan, e iracheni compagni di scuola di Saddam, black block ed estremisti di destra. L’ultima sua invenzione è il Movimento popolare di Liberazione e della Sinistra sovranista. Non bastassero Rinaldi e Pasquinelli, ad accogliere i francesi c’è pure Mariano Ferro. Ve li ricordate “I Forconi”? Roma già trema.

La Cattiveria

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