Alfonso Bonafede è stato convocato in Procura, per parlare delle cose che Matteo Renzi vorrebbe chiedergli al Senato. Qualche giorno prima che Lanzalone finisse ai domiciliari con l’accusa di essere stato corrotto dal costruttore Luca Parnasi, ben prima che l’ex premier invocasse l’audizione del ministro in Parlamento per spiegare i suoi rapporti con l’avvocato targato M5s, Bonafede è stato ascoltato in gran segreto.

Il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Paolo Ielo e la sostituta Barbara Zuin hanno convocato il ministro della Giustizia con tempi e modi che possono essere letti come un segno di attenzione: l’esame del ministro oggi, dopo gli arresti, avrebbe avuto ben altro risalto. Ma anche un gesto per salvaguardare la ‘neutralità’ del ricordo: una cosa è chiedere a un politico dei suoi rapporti con un consulente e una cosa è chiedergli di un arrestato. Lo scopo dei pm era chiarire modi e tempi della scelta e della nomina, poi fallita, dell’avvocato incaricato di seguire la vicenda stadio.

Il neoministro (ovviamente estraneo alle indagini) ha spiegato come Lanzalone arrivò in Campidoglio: “L’ho presentato io alla Raggi, ma lo ha scelto lei”, aveva già detto e ripeterà ospite del programma di Lilli Gruber Otto e mezzo. I magistrati gli hanno poi chiesto delle riunioni sullo stadio alle quali Bonafede e l’attuale ministro dei rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, parteciparono nel 2017, con Lanzalone.

Bonafede ha spiegato l’attivismo sulla scena romana con l’appartenenza di entrambi i ministri odierni a una sorta di comitato enti locali del Movimento.

A domande simili sull’arrivo di Lanzalone ha risposto anche la sindaca Virginia Raggi, convocata due volte dai pm Ielo e Zuin. Nella prima audizione, venerdì pomeriggio, la sindaca di Roma ha spiegato: “Non ricordo se a dicembre 2016 o a gennaio 2017, comunque sono stata io a chiedere a Fraccaro e Bonafede – responsabili del gruppo enti locali – di poter parlare con il consulente del Comune di Livorno che si era occupato del concordato preventivo Ams. Ritenevo necessario il suo contributo per la definizione di alcune questioni giuridiche che riguardavano alcune partecipate del Comune di Roma. Abbiamo avuto alcuni incontri esplorativi per capire se fosse possibile avviare un rapporto di consulenza. Se non ricordo male all’inizio non intendevo investirlo anche della questione stadio, ma poiché non riuscivo ad avere risposte concrete con Berdini (ex assessore, ndr) – il quale riteneva che la conferenza dei servizi sarebbe stata chiusa con un parere negativo e così il problema stadio sarebbe stato risolto – ho pensato di avvalermi di Lanzalone anche per avere il suo supporto quale consulente nell’affrontare le questioni giuridiche inerenti il percorso per l’approvazione dello stadio”.

A detta di Virginia Raggi, l’avvocato “ha iniziato a svolgere un ruolo di consulenza giuridica alla parte pubblica da me rappresentata e interna al mio partito. Poichè la sua presenza era più assidua (nei mesi di febbraio-marzo 2017) proposi di formalizzare l’accordo con un incarico di consulenza”. Mai formalizzato. La sindaca chiede infatti un parere all’avvocatura del Campidoglio che non concede l’ok: “Io non avevo altre strade per formalizzare il contributo che Lanzalone stava dando al Comune, ma l’affiancamento è continuato, benchè con minore intensità. Abbiamo ripreso più intensamente i nostri rapporti in occasione della sua nomina quale presidente di Acea”.

Attenzione. Il punto è fondamentale. Questo punto del verbale offre un appiglio alla difesa di Lanzalone. Le consulenze offerte da Parnasi possono essere contestate come corruzione se l’avvocato continuava a occuparsi dello stadio come pubblico ufficiale ‘di fatto’ del Comune e non come presidente ‘di diritto’ di Acea.

I pm poi chiedono: “lei era a conoscenza dei rapporti di Lanzalone con Luca Parnasi?”. La risposta della Raggi è: “Nessuno di noi era a conoscenza dei rapporti così frequenti e intensi del Lanzalone con Parnasi che ho appreso dalla stampa”.

Poi i pm tornano sul punto del ruolo pubblico che vorrebbero inchiodare mediante la partecipazione di Lanzalone alle riunioni. Però Raggi non li aiuta molto: “Ricordo che c’è stata una riunione in Campidoglio con (l’assessore, ndr) Montuori, e forse la Iorio e Calabrese (consiglieri M5S, ndr) e Montuori ci disse che se avessimo dimezzato i tempi saremmo stati esposti ai rischi di ricorsi sulla procedura e decidemmo che sarebbe stato meglio seguire la procedura ordinaria. Non ricordo se Lanzalone abbia o meno presenziato a questa riunione, ma poichè la problematica era giuridica e Lanzalone ci ha assistito in tutto l’aspetto giuridico, non sarei sorpresa se lui fosse stato presente.

Io non partecipavo – prosegue Virginia Raggi – ai tavoli tecnici quindi non se se Lanzalone sia stato o meno presente in tali occasioni”. Poi i pm gli fanno leggere le telefonate del 5, 10, 28 maggio e 12 giugno (dal verbale nn si comprende chi fossero gli interlocutori) e la sindaca replica: “Non ricordo della presenza del Lanzalone in tali circostanze e del contributo dato”.

Ancora i pm: “vedeva Lanzalone in Campidoglio?”. Virginia Raggi replica: “sì lo vedevo spesso in Comune, passava ogni 10, 15 giorni ma non ne osservavo la stranezza, poichè comunque era presidente di Acea”.

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