Programma M5S-Lega

Sul Jobs act vince la Lega, passa la linea “morbida” sui migranti

17 Maggio 2018

Il contratto di governo tra Lega e M5S è “chiuso”. Ieri il testo è stato ultimato dagli sherpa e consegnato ai due leader. Toccherà a Luigi Di Maio e Matteo Salvini sciogliere gli ultimi nodi su cui ancora non c’è accordo: deficit e superamento del pareggio di bilancio, Tav, Rai, stretta alle fondazioni dei partiti, flat tax. Tutti evidenziati in rosso nella bozza circolata ieri (e rivelata dal sito di Repubblica).

 

Ue e deficit. È la parte con più problemi. Salta l’accenno a introdurre la possibilità di uscire dall’euro. L’obiettivo è ridurre il rapporto debito/Pil con la crescita. La Lega vuole portare il deficit al 2,8% per finanziare una manovra da almeno 25 miliardi, ma non c’è intesa piena. La formula – “Una programmazione pluriennale per finanziare le proposte con tagli agli sprechi e adeguato ricorso al deficit” – ieri in dubbio, dovrebbe essere confermata. Vicino, pare, anche l’accordo sull’impegno alla “revisione dei Trattati Ue”, ma non del Fiscal compact e del pareggio di bilancio (resta il percorso “a medio termine” che la Lega non accetta). C’è intesa sullo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit e sulla proposta di attivarsi in sede Ue per escludere dal rapporto debito/Pil i titoli di Stato acquistati dalla Bce col Quantitative easing, il no ai trattati commerciali (Ceta, Ttip) e la lotta alla direttiva Bolkestein. Via le sanzioni alla Russia.

 

Governo. Confermato il “comitato di conciliazione” (premier, leader, capigruppo e ministro competente) per sanare le probabili divisioni: si voterà a maggioranza dei due terzi.

 

Riforme. Prevista la “drastica” riduzione dei parlamentari a (400 deputati e 200 senatori) e il “vincolo di mandato”. Per incentivare la partecipazione sarà abolito il quorum nei referendum abrogativi e introdotti quelli propositivi. Prevista pure l’abolizione del Cnel. Non c’è accordo invece su un intervento per imporre la trasparenza alle fondazioni legate ai partiti (la Lega non vuole).

 

Conflitto d’interessi. Verrà classificato come tale anche quando non c’è beneficio economico. E verrà esteso a sindaci e manager pubblici.

 

Giustizia. La Lega ottiene di estendere la “legittima difesa domiciliare”. C’è la “riforma della prescrizione”, ma senza spiegare in che modo, e una stretta ai reati di furto, rapina e truffa. Previste nuove carceri, l’abolizione delle norme che ampliano le misure alternative e la “chiusura dei campi nomadi irregolari”. Resta in forma aleatoria l’inasprimento degli strumenti di lotta alla mafia..

 

Lavoro. Vince la linea leghista: non c’è la cancellazione del Jobs act e la reintroduzione dell’articolo 18. C’è la rentroduzione di strumenti per sostituire i voucher eliminati.

 

Migranti. Prevale, pare, la linea più morbida dei 5Stelle. Niente respingimenti in mare. L’obiettivo è superare le clausole che “prevedono l’approdo delle navi utilizzate per le operazioni nei nostri porti” (leggi: il principio dell’Italia primo porto sicuro per chi recupera i migranti) e il superamento del trattato di Dublino (il primo che tocca il rifugiato se lo tiene). Espulsione immediata per i richiedenti asilo che commettono reati e minor conivolgimento dei privati nel sistema di accoglienza. Vanno assicurate sedi per trattenere i migranti da rimpatriare fino anche a 18 mesi (ma sull’impegno di tutte le Regioni a crearli non c’è accordo).

 

Economia. I due leader dovranno sciogliere il limbo flat tax: si prevede l’introduzione di più aliquote fisse (ma non c’è accordo su quali). Pensioni: c’è la revisione della legge Fornero allargando le categorie per i quali è prevista l’uscita anticipata. Si potrà lasciare il lavoro subito con “quota 100” (tra contributi versati e anni di lavoro) o con 41 anni di anzianità contributiva. Prorogata “l’opzione donna” (57-58 anni e 35 di contributi per l’uscita). C’è il reddito di cittadinanza nella versione 5 Stelle (780 euro) ma c’è divergenza sul limite di due anni. Ci sono poi due miliardi da investire sui centri per l’impiego, la “pensione di cittadinanza” di 780 euro e gli asili nido gratis alle famiglie italiane (il nodo è se darli anche a quelle “straniere residenti in italia da almeno 5 anni”). Sul risparmio c’è una novità rilevante: si chiede di rivedere di rivedere il bail-in sui salvataggi bancari. Restano le divisioni sull’eliminazione del Tav Torino-Lione e l’Ilva (la formula per ora è vaga e un po’ “grillina”).

 

Rai e altro. Non c’è accordo sulla riforma per liberare la tv pubblica dalla “lottizzazione”. Entra un generico auspicio a rivedere la legge sui vaccini. Confermata invece l’abolizione dei vitalizi e quella della Buona Scuola. C’è il principio dell’acqua pubblica caro ai 5 Stelle.

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