Chissà cosa pensa il boss Giuseppe Graviano nella sua cella del carcere di Terni delle due grandi novità di questi giorni: la condanna in primo grado a 12 anni per Marcello Dell’Utri e l’allontanamento della prospettiva di un governo con dentro anche Berlusconi.

Finora si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere in tutti i processi in cui è stato chiamato a parlare di Marcello Dell’Utri. L’ultima volta è stato il 20 ottobre 2017 al processo Trattativa. La Procura aveva depositato le intercettazioni dei suoi colloqui. In testa quello del 10 aprile 2016 in cui – secondo la Dia e i periti – Graviano dice al compagno di detenzione Umberto Adinolfi frasi come “io avevo i contatti con me e con lui, giusto? Voleva scendere già nel 1992 ed era disturbato (…) lo volevano indagare (…) mi ha chiesto questa cortesia per questo c’è stata l’urgenza”.

Il presidente della Corte d’Assise Alfredo Montalto prima di dargli la parola quel giorno ha fatto una premessa affatto scontata: “Lei sa che sono state fatte delle intercettazioni dei suoi colloqui in carcere con il detenuto Umberto Adinolfi, e questo è uno dei motivi per il quale è stato chiamato in questo processo e lei aveva detto che si aspettava di essere chiamato al processo Trattativa per ‘colpire in tutte le maniere senza alcuna remissione’”. Poi Montalto aggiunse: “Ma la devo avvertire che è indagato per lo stesso reato e ha la facoltà di non rispondere”.

Graviano non rispose. Esattamente come nel dicembre del 2009 al processo Dell’Utri o come al processo per le bombe e le stragi di Firenze, Milano e Roma del 1993.

Graviano è l’uomo chiave delle nuove indagini sui rapporti tra il governo Berlusconi del 1994 e Marcello Dell’Utri. Subito dopo le intercettazioni in carcere, chiuse un anno fa, Graviano ha ricevuto un atto nel quale la Procura di Palermo gli contesta lo stesso reato per il quale è stato condannato ora in primo grado Dell’Utri: minaccia a corpo dello Stato.

Graviano sa anche che la Procura di Firenze ha già iscritto di nuovo Berlusconi e Dell’Utri per l’ipotesi di strage, già archiviata nel 2011, per i fatti del 1993. Sa anche che la Procura di Caltanissetta, per le stragi del 1992, sta valutando le stesse parole con i propri periti. Le domande sono le stesse. Graviano quando afferma: “92 già voleva scendere” e poi parla di una “cortesia”, a cosa allude? E perché dice che al destinatario della cortesia “lo stavano indagando”?

Per la difesa di Marcello Dell’Utri la parola “Berlusca”, che sarebbe il soggetto della frase e il destinatario della “cortesia”, non è stata mai pronunciata. Quel suono sarebbe un “bravissimo” smozzicato in dialetto. Però c’è un secondo problema che sta ritardando la decisione dei pm di Caltanissetta: la data della “cortesia” di Graviano. Per i periti dei giudici della Trattativa nella registrazione si sente l’interlocutore di Graviano (il boss campano Umberto Adinolfi) dire “misi i luglio”, cioé mese di luglio. Mentre per la Dia, Adinolfi direbbe “disse lui”. Nel primo caso il boss Adinolfi daterebbe la cortesia chiesta a Graviano (condannato per la strage di via D’Amelio) proprio al luglio del 1992. Nel secondo caso la cortesia, chiesta da un soggetto che “stavano indagando”, non sarebbe necessariamente datata al luglio 1992. I periti dei pm di Caltanissetta stanno lavorando per sciogliere questo rebus acustico.

Nelle sue conversazioni registrate fino a marzo 2017, Graviano ha dato dimostrazione di grande nervosismo. Secondo l’interpretazione degli investigatori si riterrebbe deluso dal comportamento di Berlusconi. Graviano è in carcere in silenzio dal 27 gennaio del 1994, quando fu arrestato a Milano in un ristorante insieme a un suo favoreggiatore palermitano che voleva portare il figlio, di dieci anni di età, a fare il provino per entrare nel Milan. Il giorno prima Berlusconi annunciò la sua discesa in campo con Forza Italia.

La Corte di appello nel 2010 ha escluso che sia provato il rapporto tra Marcello Dell’Utri e i Graviano e ha limitato il concorso esterno dell’ex senatore di Forza Italia al 1992, escludendolo per la fase politica.

Ora la condanna a 12 anni in primo grado per il processo Trattativa sembra estendere il ruolo di Dell’Utri al 1994, quando nacque il primo governo Berlusconi. Quando Giuseppe Graviano e suo fratello Filippo furono arrestati nel ristorante milanese “Gigi il cacciatore”, i carabinieri guidati dal capitano Andrea Brancadoro e dal comandante del Nucleo di Palermo Marco Minicucci, gli trovarono addosso un cellulare. Aveva avuto contatti con pochissimi numeri. Inspiegabilmente c’erano alcune chiamate al telefonino di un disoccupato di Misilmeri che aveva fondato uno dei primi circoli di Forza Italia in Sicilia. Quando nel 1994 i carabinieri gli chiesero il perché di quelle telefonate non seppe dare spiegazioni. Graviano potrebbe darle con 24 anni di ritardo. Quando fu arrestato aveva 30 anni e il berlusconismo era all’apice. Ora ne ha 54, Dell’Utri sta scontando la pena e Berlusconi è in declino.

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