Napoli

Napoli, monnezza e corruzione: De Luca jr. e Fratelli d’Italia nei guai

L’inchiesta “coperta” di Fanpage finisce in procura. Indagato il figlio del presidente

16 Febbraio 2018

Monnezza, politica e promesse di tangenti filmate di nascosto. Ed almeno due indagati eccellenti, l’assessore di Salerno Roberto De Luca, figlio del Governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, e un candidato alle politiche, Luciano Passariello, consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, e candidato del centrodestra all’uninominale nel collegio della Camera di Napoli-Ponticelli.

L’altroieri accompagnava Giorgia Meloni in tour elettorale. Ieri è stato perquisito in un’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza a vario titolo i reati di corruzione, corruzione aggravata dal metodo camorristico e traffico illecito di rifiuti e che coinvolge Roberto De Luca, filmato di nascosto a Salerno da Fanpage.it, testata diventata famosa nel 2016 per aver sgamato le monetine regalate ai seggi delle primarie Pd di Napoli, mentre un finto imprenditore discute con lui di un appalto sullo smaltimento delle ecoballe e poi, con il suo commercialista, l’imprenditore concorda una “quota” che secondo le nostre fonti sarebbe del 15%.

È un’indagine giudiziaria che si intreccia con un’indagine giornalistica, che affonda le mani nella gestione della Sma Campania, e in particolare di un appalto di smaltimento fanghi. Ma non solo. L’indagine potrebbe essersi allargata in altre parti d’Italia. La Sma è una società in house della Regione Campania che si occupa di bonifiche e smaltimento dei rifiuti. I guai giudiziari di Passariello – e quelli di un’altra decina di indagati, di cui sette (ma non De Luca jr.) compaiono sul decreto di perquisizione, tra questi Agostino Chiatto, dipendente Sma e comandato nella segreteria di Passariello, e Lorenzo Di Domenico, consigliere delegato di Sma – sarebbero il frutto di un lavoro giornalistico di Fanpage.it.

Per quasi sei mesi, il direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini, il videoreporter Sacha Biazzo e l’ex boss pentito di camorra Nunzio Perrella, l’uomo che 25 anni fa consegnò al pm Franco Roberti alcuni segreti del clan e dei loro business sui rifiuti (“la monnezza è oro, dottò”), hanno vestito i panni degli ‘agenti provocatori’. Si sono camuffati da imprenditori del settore (Piccinini ha finto un accento settentrionale) e si sono infiltrati negli uffici di Sma e altrove, a fare proposte indecenti. Con le telecamerine nascoste, i tre avrebbero raccolto e filmato ovunque, non solo a Napoli, la disponibilità ad ottenere appalti e lavori in cambio di tangenti. Sia in ambienti politici che mafiosi. Secondo quanto rivelato da Fanpage.it che nella giornata di oggi dovrebbe iniziare a pubblicare i video, sarebbero entrati in contatto anche con “camorristi che chiedevano 30.000 euro per ogni camion di rifiuti da smaltire”.

A dicembre Piccinini ha varcato la soglia della Procura partenopea e il cronista del Fatto si è incuriosito. “Cosa ci fai qui?”. “Ragioni personali”, fu la risposta evasiva. Ma non era una bugia. Infatti quel giorno Piccinini – allertato da altre notizie di stampa su un’altra indagine su Sma per peculato – portava di sua iniziativa agli inquirenti materiale succoso: le anticipazioni dei filmati. Tra i quali anche quello con De Luca jr. e uno con il suo commercialista, delegato da Roberto a trattare l’affare. L’altroieri il direttore ha avvertito gli inquirenti: “Mettiamo in Rete i video sabato”. La Procura – aggiunto Borrelli, pm Carrano, Woodcock, Fulco, Amato, Sasso Del Verme – ha reagito anticipando a ieri le perquisizioni, affidate a Sco e Squadra Mobile, “per la annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni”. Tra i perquisiti ci sono anche Piccinini e la sua redazione: lui, Biazzo e Perrella sono indagati per induzione alla corruzione. “Tutto questo è assurdo”, commenta il direttore di Fanpage.it “abbiamo inchiodato criminali mettendo a rischio la nostra incolumità e ci indagano”. Passariello si difende: “Risulto coinvolto perché altre persone avrebbero fatto il mio nome. Tutto questo accade a soli 15 giorni dalle elezioni. Qualcuno può millantare credito – sostiene – ma essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal compiere reati”.

Fanpage.it scrive: “Ci sono altri politici coinvolti, quasi tutti candidati in vari schieramenti”. E la Procura starebbe per scoprire altre carte.

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