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Gianni Infantino: così il gran capo della Fifa insabbiò la Calciopoli turca

Potere - Ecco le lettere tra Infantino – all’epoca segretario generale Uefa – e la Federazione di Istanbul per salvare il campionato dallo scandalo corruzione

15 Dicembre 2017

Nell’estate di sei anni fa, in Turchia ci fu una retata che portò il calcio in galera: decine di arresti, 16 società e più di 90 tesserati coinvolti, corruzione trasversale per falsare i risultati del campionato 2010-2011 e persino munizioni e armi. Al centro dell’inchiesta c’era il blasonato Fenerbahçe, che vinse il torneo truccando diverse partite. Per anni, da quell’estate, le autorità sportive internazionali hanno ripetuto il solito ritornello della “tolleranza zero”. Il raffinato avvocato italo-svizzero Gianni Infantino, all’epoca segretario generale della Uefa e da quasi un biennio gran capo della Fifa, lo ripete ancora. Ma è proprio Infantino – il moralizzatore chiamato a purificare il calcio dopo le stagioni di Sepp Blatter – che ha insabbiato la Calciopoli ai tempi di Recep Tayyip Erdogan, finita con un’amnistia totale, niente penalizzazioni né retrocessioni. E lo dimostra lo scambio di lettere tra Infantino e Ebru Köksal, segretaria generale della Federcalcio di Istanbul e dunque interlocutrice del dirigente Uefa.

Köksal scrive una lettera diretta a Infantino il 19 gennaio 2012 per sondare la disponibilità di Nyon a ignorare le manovre turche per salvare le squadre più titolate e i tesserati più influenti.

In quel momento, la federazione di Istanbul era divisa fra chi voleva applicare sanzioni severe e chi voleva allestire una pantomima per non macchiare il pallone turco. Va ricordato che la Turchia si era candidata a ospitare l’Europeo 2020 e la Uefa frequentava con assiduità la capitale sul Bosforo per eventi diplomatici. Köksal informa l’italo-svizzero di un “congresso straordinario” in programma per il 26 gennaio: l’occasione perfetta per stravolgere le regole e proteggere i corrotti.

La segretaria generale anticipa a Infantino le punizioni calmierate e domanda: “Costituisce una violazione dello statuto Uefa o di altri regolamenti Uefa e, a tale riguardo, l’Uefa potrà comminare eventuali sanzioni alla federazione calcistica turca, alle squadre nazionali o ai club?”. Köksal poi sciorina un prontuario di sanzioni, neanche ancora discusso in federazione, ma prima sottoposto al parere di Infantino: viene esclusa la retrocessione in seconda categoria di società da milioni di tifosi (e di interessi) come Besiktas o Fenerbahçe, si prevedono penalizzazioni di almeno 12 punti in classifica e multe dai 2 milioni ai 10 milioni di lire turche, cioè al massimo 2 milioni di euro. Un buffetto. Soltanto l’esclusione dalle coppe, decretata già nel 2011, resta valida. Con un linguaggio felpato, Infantino risponde subito, il 20 gennaio e autorizza la Federcalcio a modificare il regolamento dopo fatti molto gravi e accertati l’anno prima: “Sebbene riteniamo che questo problema sia principalmente di competenza della federazione turca, possiamo dire, a nome dell’Uefa, che tenendo conto di tutte le circostanze, la vostra proposta sembra costituire una risposta ragionevole, proporzionata e responsabile per affrontare la questione”.

Infantino rassicura pure sul futuro: “A nostro avviso, l’applicazione delle sanzioni così descritte non costituirebbe una violazione degli statuti e dei regolamenti dell’Uefa. L’unica condizione che vorremmo aggiungere è che l’interpretazione degli statuti e dei regolamenti dell’Uefa è in definitiva una questione la cui decisione spetta agli organi giudiziari indipendenti dell’Uefa. Ciononostante, in questa fase, ciò che possiamo dire è che, a condizione che le sanzioni proposte siano effettivamente attuate, non ci aspetteremmo alcuna necessità di ulteriori procedimenti da parte della Uefa per affrontare questa particolare questione”. E poi saluta: “Fateci sapere”. Il patto è siglato.

Il 31 gennaio si dimette il presidente Mehmet Ali Aydinlar contestando la linea di Köksal e colleghi: il calcio turco rischiava di scomparire senza l’intervento della signora del pallone supportato da Infantino. La Federcalcio va avanti e anche oltre: corregge il temuto articolo 58 e, con le sentenze del 6 maggio 2012, non punisce nessuno, tranne un paio di dirigenti minori. Infantino si dimentica dell’accordo, non di rivendicare il suo integerrimo comportamento. Da sei anni, da quell’estate, il Trabzonspor spedisce ricorsi all’Uefa per ottenere il titolo scippato dal Fenerbahçe e un risarcimento milionario. Nyon ha sempre respinto gli avvocati della squadra di Trebisonda. Tre mesi fa, invece, il Trabzonspor si è rivolto di nuovo alla Fifa. E Infantino fischietta. Ancora una volta.

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