Andrea Bacci dice di non avere idea di chi può avercela con lui. Eppure qualche conto in sospeso deve averlo perché ieri mattina alle 10.30 qualcuno ha esploso due colpi di pistola contro la sua auto, una Mercedes, parcheggiata nel cortile interno della sua azienda, la Ab Florence, alle porte del capoluogo toscano, a Scandicci.

L’imprenditore, due settimane fa, ha ricevuto la visita della Guardia di Finanza: è indagato con altri per false fatture e ricorso abusivo al credito. L’inchiesta riguarda un’altra società di Bacci, la Coam, per la quale la Procura ha chiesto il fallimento e la Gdf ha individuato nei bilanci della società crediti sopravvalutati e debiti per oltre tre milioni di euro verso quattro diverse banche. Insomma i due colpi esplosi ieri contro l’auto dell’imprenditore possono voler dire molto.

“Io non c’ero, stavo sul volo per Parigi ma in ditta c’erano 130 dipendenti e i miei familiari”, racconta al Fatto Quotidiano. Bacci esclude possa trattarsi di qualche creditore o concorrente e comunque, dice, “non ho mai ricevuto nessuna avvisaglia di pericolo, né minaccia, né altro che potesse farmi immaginare un gesto simile”.

Le indagini sono state affidate ai carabinieri e la Procura di Firenze ha aperto un fascicolo di cui titolare è il magistrato Christine von Borries. Alcuni dei presenti in azienda sono stati già sentiti ma al momento nulla trapela dal fronte investigativo. La sede della Ab è recintata e ha un imponente sistema di videosorveglianza. Le registrazioni sono già state acquisite seppure gli spari siano stati esplosi dall’esterno della recinzione. Uno dei due colpi ha frantumato il finestrino dell’auto, mentre il secondo è rimbalzato finendo contro una portafinestra dell’azienda. I carabinieri ieri hanno compiuto tutti i rilievi sia all’interno che all’esterno del cortile. Ma il riserbo è totale. Quanto accaduto è ritenuto molto delicato sotto diversi punti di vista.

Non solo per la solida e storica amicizia tra Bacci e la famiglia Renzi, tanto da essere stato socio di Tiziano nella sua prima azienda (la Raska, fondata nel lontano 1988 e fallita nel 1993) e da schierarsi in prima linea dal 2005 per aiutare l’ascesa politica di Matteo. Bacci è tra i primissimi sostenitori dell’ex rottamatore: nel 2007 è tra i fondatori della associazione Noi Link, la prima “cassaforte” renziana che è poi stata sostituita dalla fondazione Big Bang prima e Open poi.

Quanto accaduto è ritenuto molto delicato soprattutto per la situazione patrimoniale e per le indagini già in corso a carico di Bacci per la Coam, la società che ha lavorato all’ampliamento dell’outlet “The Mall” di Reggello, di proprietà della Gucci, controllata dalla Kering dell’imprenditore Francois Pinault. È inoltre impegnata alla realizzazione di un altro outlet fra Sanremo e Arma di Taggia. Ma la condizione finanziaria, come detto, appare drammatica. Insomma una situazione non rosea che ha sfiorato anche la Lucchese calcio, di cui Bacci è proprietario.

Lui, contattato dal Fatto, si dice scosso: “Io non ero presente ma siamo tutti spaventati da quanto accaduto, la mia famiglia era lì e anche i dipendenti mi hanno raccontato di attimi di spavento”. Ora, aggiunge, “ci saranno le indagini, spero vivamente siano individuati i responsabili”. Ma sul chi possa essere, ancora una volta, Bacci è lapidario: “Non ne ho la più pallida idea”.

Certo con una posizione debitoria così forte e un’inchiesta che lo vede indagato forse qualche creditore ha temuto di non rivedere i suoi soldi e ha battuto cassa. Con metodi non certo imprenditoriali. E soprattutto sconosciuti a queste zone.

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