Ripubblichiamo una parte dell’ultima intervista di Marco Pannella al “Fatto”, rilasciata al compianto collega Emiliano Liuzzi, prematuramente scomparso il 6 aprile, per l’edizione del 18 gennaio scorso

Nonostante Marco Pannella, a 86 anni, abbia le credenziali e le giustificazioni per non essere quello di 40 anni fa, la passione è intatta. Ed esordisce così: “Una premessa”.

Ci dica Pannella. Siamo qui per premesse e aneddoti.
Nessun aneddoto nostalgico. Inizio l’ennesimo sciopero della fame. Ho due tumori, uno al polmone e l’altro al fegato, ma questa è la mia vita civile.

Serve un altro sciopero?
Forse ne serviranno altri cento. Oggi sono qui per una delle battaglie inascoltate, quella della ragionevole durata dei processi. Che devono essere celebrati a ritmi che riguardano la vita e non la morte. E nemmeno possono finire nel niente, nella prescrizione, o come diavolo si chiama.

L’obiettivo?
Molto semplice: fare in modo che i processi durino non più anni, ma mesi. Non ha senso trovarsi ogni volta di fronte a un’amnistia. Io ho combattuto una vita per questo, continuo a trascorrere le festività comandate nelle carceri, tra i detenuti, anche quelli in attesa di giudizio.

Cosa pensa delle riforme costituzionali di Boschi, Renzi e Verdini?
Che non le faranno, che sono una merda, ma che noi non possiamo non appoggiare un percorso federalista che discutiamo dalla nostra nascita. Non siamo schierati da nessuna parte, tendenzialmente appoggiamo le Riforme, queste ci piacciono meno.

Le piace questo Paese?
È il primo tra i tanti che ho.

E Renzi?
Non gli sono ostile. Insisto nel dire che la storia radicale ha orizzonti un pochino più ampi che, più che la democrazia reale, guardano allo Stato di diritto.

I Radicali in questo momento hanno dei margini di crescita nel consenso?
Sì, non li abbiamo mai persi. Noi abbiamo una storia, non importa se siamo dentro o fuori dal Parlamento, le nostre battaglie continuano come è stato dal primo giorno di tanti anni fa.

Cosa dice del Movimento 5 Stelle. Forse qualche similitudine con i Radicali si può ancora trovare, no?
Non so. Non credo. Qualche assonanza forse esiste col movimento dell’Uomo qualunque che, il Pci, decise di appoggiare pensando di fare un danno a noi. Così non accadde. Noi siamo sempre qui, sono gli altri che non ci sono più. È un dettaglio mica da niente. Noi comunque non ci poniamo mai come opposizione a niente, ma la politica non può essere quella dell’aspettiamo di avere il 51 per cento e poi vediamo. Hanno 150 parlamentari, qualcuno perso per strada, hanno possibilità enormi. Noi non le abbiamo mai avute e abbiamo fatto molto di più per questo Paese.

Di tradimenti e addii ne ha vissuti molti anche lei. Quello che le fa più male?
Sicuramente Emma (Bonino, ndr) che ormai non frequento più. Un tradimento che, da parte sua, è quasi inconsapevole, ma nella realtà dei fatti esiste.

E il peggiore dei figliocci di Pannella?
A chi si riferisce, ai Capezzone?

Anche.
Non mi interessano. Non c’è un peggiore né un migliore.

Il democristiano col quale si è trovato a parlare la stessa lingua?
Mino Martinazzoli.

E coi comunisti?
Enrico (Berlinguer, ndr), ovvio, ma c’erano una serie di comunisti come Macaluso, Cossutta, Trombadori, Vidali, coi quali il dialogo era quotidiano, costante.

Alla prossima battaglia. In bocca al lupo.
Sono già in guerra, i tumori su di me non hanno effetto.

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