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Ultimo aggiornamento: 17:54 del 1 Novembre

Scontro Sensi-Acerbo su La7. “Devi dire grazie al Pd se puoi candidarti”. “Ringrazio Schlein e Crisanti, non te che ha fatto il Jobs Act”

Dalle firme elettorali alle armi all'Ucraina, battibecco al veleno tra il leader di Rifondazione e il senatore dem
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Scontro al vetriolo a Omnibus, su La7, tra il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo e il senatore del Pd Filippo Sensi. Si parte dal trasferimento temporaneo del senatore dem Andrea Crisanti a Rifondazione, per consentire al partito di Acerbo di partecipare alle prossime elezioni senza essere travolto dalla raccolta firme imposta dalla nuova legge elettorale approvata dal governo Meloni. La riforma ha quadruplicato il numero minimo di sottoscrizioni richieste alle forze politiche prive di rappresentanza parlamentare: dalle precedenti 1.500-2mila firme alle attuali 6mila-7mila per collegio. Per una formazione come Rifondazione, senza eletti in Parlamento, presentare liste su scala nazionale significa affrontare una raccolta di oltre 300mila firme. Per superare l’ostacolo, il senatore Crisanti, eletto con il Pd nel 2022, ha lasciato il gruppo dem il 21 ottobre ed è passato al Misto, costituendo la componente Rifondazione Comunista-Open Sinistra.

A innescare il battibecco è la conduttrice Gaia Tortora, che ricorda come il Pd abbia “prestato” un senatore a Rifondazione. “Esatto, gliel’hanno sganciato apposta per consentirgli di stare nel centrosinistra”, commenta Sensi.
Tortora incalza: “Ma allora cosa ci fanno i riformisti del Pd nel campo largo?”.
Il senatore rivendica l’identità del suo partito: “I riformisti del Pd sono il Partito Democratico. Il Partito Democratico è un partito riformista”.
Acerbo lo interrompe: “Ma voi non siete riformisti. Riformisti erano Filippo Turati e Federico Caffè“.
È la scintilla. “Chissà poi dove lo mandavate Turati”, ribatte Sensi, prima di ricordare al segretario di Rifondazione di ringraziare il Pd, senza il quale la sua formazione rischia di restare fuori dalle urne.
Acerbo distingue subito tra la segreteria di Schlein e l’ala riformista del partito: “Devo ringraziare Elly Schlein e Crisanti, non te”. “A Crisanti devi proprio fare un monumento – ribatte il senatore – E poi lo metti accanto a quello di Mao”.

Acerbo contesta Sensi sul significato politico dell’operazione, spiegando che negli ultimi anni il suo partito ha condiviso numerose battaglie con altre forze del centrosinistra, a cominciare dalla difesa della sanità pubblica: “Con il M5s è cominciato prima, con Avs abbiamo una storia comune. Ci siamo ritrovati in tante battaglie insieme anche al Pd di Schlein”.
Tortora torna allora sulla posizione di Crisanti, chiedendo a Sensi: “È stato scelto a caso oppure condivide le idee di Rifondazione Comunista?”.
L’ex portavoce di Matteo Renzi risponde con scetticismo: “Ma io che ti devo rispondere? A questi senatori avranno fatto un discorso, gli avranno detto: guarda, è utile”.
Acerbo insorge: “Secondo te io devo fare questo teatrino? Crisanti è un medico che si batte per la sanità pubblica, che con noi ha una sintonia, al contrario di quelli come te che hanno fatto il Jobs Act“.
“Orgogliosamente, guarda”, replica Sensi, rivendicando una delle riforme più contestate della stagione renziana.
“Noi con i riformisti del Pd non abbiamo sintonia”, ribadisce Acerbo.

Il senatore dem cambia terreno e tira in ballo la Resistenza. “Sai chi c’è sulla nostra tessera quest’anno, Maurizio? C’è Tina Anselmi, che era una staffetta partigiana e i nazisti li prendeva a calci nel sedere”. Il riferimento alla tessera 2026 del Pd, dedicata alla partigiana Tina Anselmi, contiene anche una stoccata ad Acerbo sulla sua contrarietà all’invio di aiuti militari all’Ucraina. Sensi richiama la tradizione antifascista per contestare le posizioni pacifiste di Acerbo, accostando Putin al nazismo.
Il leader di Rifondazione non raccoglie la provocazione e torna sulle ragioni della collaborazione con Crisanti e con la segreteria Schlein: “Crisanti ha una sensibilità democratica condivisa da tutti coloro che hanno fatto campagna per il No al referendum sulla giustizia. L’hanno fatta anche dieci anni fa, quando a voler modificare la Costituzione eravate voi. E oggi scendono in piazza perché chiedono delle cose”.

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